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Berlusconi, l’uomo che volle imitare il mito di Osiride – e di cui condividerà solo la fine

Non può morire, non deve morire, se muore siamo finiti. Probabilmente è immortale, chi lo mette in dubbio sbaglia, chi cerca di metterlo nella fossa è un eretico, che fa l’amore col diavolo, e che come le streghe d’un tempo va messo al rogo – ma in questa storia il diavolo è comunista. E certo.

Il protagonista di questa storia è Berlusconi. I suoi sudano freddo… si stringono a coorte… ma non sono pronti alla morte. Il cavaliere è un bene monumentale su due gambe. È monumento del più potente degli archetipi inconsci, mitici e mitologici della nostra forma culturale, è monumento del “senza fine” – ma è un monumento infermo. Inizia a scricchiolare, si sta disgregando come le mummie viventi del film la Mummia, o come Dracula quando prende il sole. Verrebbe quasi da pensare che l’acredine berlusconiana nei confronti di qualsiasi ipotesi laica, e non laicista, di legge sul fine vita sia motivata da motivi scaramantici. Berlusconi è come Osiride.

Nel mito, Osiride ed Iside regnavano sull’Egitto. Avevano portato l’agricoltura, erano amatissimi. Seth, fratello di Osiride, era invidioso. Fece stendere Osiride dentro una cassa, la chiuse, e la gettò nel Nilo. Iside cercò il marito in lungo e in largo, ritrovò la cassa in Fenicia e la riportò in Egitto. Ma Seth, scoperto il recupero, prese il corpo del fratello morto, la tagliò in quattordici pezzi e lo gettò nel Nilo. Iside si mise di nuovo alla ricerca del marito. Trovò i quattordici pezzi e con l’aiuto della sorella ricompose il corpo e lo avvolse con una lunga garza. Così fece la prima mummia, e Osiride prese ad essere adorato come Dio dell’Oltretomba.

Questo è uno dei tanti miti pre cristiani che è all’origine stessa delle strutture narrative e tematiche della vita del Cristo. A livello simbolico, e tragicomico, Berlusconi riattiva queste forme profonde. Per anni ha incarnato la logica del salvatore che permette il superamento dell’ansia da fine attraverso una idealità, un sogno, vidimato dalla fede, dal crederci. Adesso incarna la ricomponibilità della fine, l’assenza della fine, fin nelle prassi più formali, si è automummificato. Non sono bende ma è l’illusione chirurgia, però. E la sua promessa di idealità, il sogno, la grande composta di frutta libertaria, il mix liberalistico/individualistico, è stata solo una balla, una millanteria, una roba buttata lì, a cogliere la buona fede di chi il liberalismo lo vorrebbe davvero e seriamente, e a cogliere la furbizia cialtronistica di chi confonde il liberalismo ed il libertarismo con il “faccio un po’ quello che più mi aggrada, fregandomene di norme e prossimo”.

Ora però, se Berlusconi è Osiride, chi è la sua Iside? In questo momento ci sono frotte di italiani che vanno disperatamente alla ricerca dei quattordici pezzi del corpo del loro sposo per ricomporlo e poter continuare ad adorarlo e ed amarlo – chi sono questi italiani? Da un lato sono i suoi. Quelli del “senza di lui, che faccio?”. Che potrebbero fare senza il leader? Fondare un nuovo partito? Ma quale? Una destra-destra? È destinata alla residualità. Un partito liberale ex novo? Ma questi l’ideale liberale manco sanno dove sta di casa, il liberalismo è una filosofia, non è fatta per menti semplici, binarie, tronfie della propria insignificanza culturale, tutta prassi e niente teoria, il liberalismo è roba seria, pochi sanno cosa, e pochissimi tra le file di quel partito. Allora potrebbero fare il berlusconismo dopo Berlusconi, come il peronismo dopo Peron? Ma il berlusconismo non è un pensiero sociale vero, mentre il peronismo andava a toccare quelle corde vive del popolo che in Italia oggi sono ad appannaggio di altri movimenti politici, travestiti da non politici.

E allora che fare? Niente. Questo è il loro problema. Questi senza Berlusconi non possono fare niente. L’unica che gli rimane è impagliarlo, magari così com’è, o magari come era qualche anno fa, continuando a sviscerare, come già stanno facendo, una narrazione di un Berlusconi “ideale” che non esiste più e che forse non è mai esistito, ma che rimane imperituro nei loro ricordi, o ancor più nelle loro propaganda e nella loro ansia da morte politica. Finiranno per fare come Norman Bates in Psycho, lo faranno essiccare con una parrucca bionda in testa e la sera ci andranno a cena.

Ma la questione da risolvere non risiede tanto nei collaboratori politici di Berlusconi che giustamente o meno dal loro punto di vista fanno i loro interessi – la questione da risolvere sta da un’altra parte. È nell’elettorato. Gli italiani, una parte degli italiani, continua indistintamente ad amare Berlusconi, perché? Perché lui non molla. Perché lui non si ferma. Perché continua imperterritamente ad affermare ciò a cui non crede e ciò che non pensa. Perché muore quando è vivo e rinasce quando è morto. Eccolo che riattiva il mito.

Il grande dramma inconscio di Berlusconi, vedi plastiche e ragazzini, è la paura della morte… e molti italiani lo amano inossidabilmente perché in lui e con lui sentono compassione (patire/con, soffrire/con) per il suo tema, che poi è il loro – è quello di tutti. Fanno il tifo per chi sta sempre per terminare, ma sempre rinasce. Berlusconi è l’araba fenice di tutti, testimonia che la volontà e la caparbietà possono sconfiggere la verità, il corso della storia, la fine, la morte. Berlusconi è Osiride smembrato dai suoi nemici, gli italiani, certi italiani, sono Iside. Lo aspettano e lo vanno a cercare. Ne rintracciano i pezzi, ed ogni volta li ricompongono. Prima legge della psicologia, della comunicazione ed anche della politica: noi siamo la somma degli altri.

Ma poi attenzione, tutto ciò è un inganno. La volontà e la caparbietà, e neanche i fan e i discepoli, possono nulla contro la fine. L’unico modo per sconfiggere la morte è lo spirito, ossia, la verità interiore. Questa è la lezione del mito. Osiride e Cristo non rinascono né per il loro carattere, né per la loro cazzimma, né per volere degli adepti, ma solo ed esclusivamente perché puri. Quindi, cari italiani. Ci spiace assai, ma il cavaliere prima o poi smetterà di rinascere. Ma voi dimenticherete presto, e direte, io non c’ero, e se c’ero non partecipavo.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “Berlusconi, l’uomo che volle imitare il mito di Osiride – e di cui condividerà solo la fine”

  1. elenasofia scrive:

    Berlusconi, molto più semplicemente, incarna la volontà di tutti quei milioni di italiani che non hanno la forza di combattere il regime comunista.

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