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Turchia, intervista al leader dei giovani liberali

– Le proteste iniziate ad Istanbul il 31 Maggio scorso non sono finite: qualcosa è cambiato, molte altre cose non lo sono. Una cosa fondamentale è rimasta invariata ed è la solidarietà reciproca e la coesione della gente che protesta: da chi apre la porta della propria casa ai ragazzi che fuggono dai manganelli e dai lacrimogeni della polizia alla assoluta mancanza di una rivendicazione politica delle rivolte.

Ekin Can Genç, cui mi sono rivolta per ottenere qualche informazione genuina (viste le difficoltà mediatiche che hanno caratterizzato, soprattutto nella prima fase, gli eventi), è responsabile delle relazioni internazionali del Movimento 3H, la principale associazione giovanile liberale in Turchia, schieratasi a favore dei manifestanti. E’ piuttosto stizzito quando gli faccio notare che ho letto da qualche parte che i liberali hanno un ruolo molto importante nelle proteste e che, a quanto pare, molti tra coloro che protestano, si definiscono “liberali”: “non ci sono leader, dal momento che i gruppi che partecipano alla cosa, sono tutti piuttosto piccoli”. Le cose si fanno più chiare, una volta che passiamo alla domanda successiva.

Gezi Park. Tutto è iniziato perché volevate difenderlo, ma poi qualcosa è cambiato. Cosa succede oggi a Gezi Park? Da quando le cose sono cambiate, si è reso necessario avere un’organizzazione?

Se parliamo di organizzazione come “ordine”, posso tranquillamente rispondere di sì, aggiungendo che si tratta di “ordine spontaneo”, come lo chiamerebbe il filosofo Friedrich Hayek. All’inizio, quando la polizia se ne andava, sembrava di essere su un vero e proprio campo di battaglia, adesso, pian piano, tutto si è trasformato in una specie di parco delle meraviglie: c’è una libreria, una piccola fattoria biologica, bancarelle che distribuiscono cibo.

Quanta gente c’è in piazza, nelle strade, numericamente parlando?

Non tutti protestano, attenzione. Non sono in grado di dire con precisione quanti siamo, ma posso garantire che la maggioranza delle persone, quelli che hanno votato Erdogan, non sono in piazza, nelle strade, non protestano e molto probabilmente lo voteranno di nuovo. Ha ancora una base piuttosto solida.

Dalla distruzione di Gezi Park ai provvedimenti che vietano di vendere bevande alcoliche nelle ore notturne, Erdogan ha alzato la sua tonante voce conservatrice. Qual è il motivo reale per cui siete scesi in piazza?

Il suo paternalismo inquietante ha scosso molta gente. Le cose hanno iniziato a susseguirsi, succedevano una dietro l’altra. Sopportiamo le prepotenze della polizia da tanto tempo, la reazione che le forze dell’ordine hanno avuto davanti alle proteste non ci ha stupiti, soltanto che è la prima volta che queste cose vengono fuori in modo così evidente. La verità è forse più semplice di come la sto descrivendo: la gente non ne può più.

Niente a che vedere con la vostra situazione economica, quindi.

L’economia non c’entra niente. Nessuno ha parlato di disoccupazione e roba simile, nulla del genere è stato tirato in ballo, qualcosa è anzi migliorato da quel punto di vista. Anche se ci sono tanti problemi, non si può dire che le cose vadano come sono andate in Spagna ed il motivo è che ciò per cui si lotta sono le libertà civili e sociali. Si tratta puramente di questo, davvero.

C’è chi all’inizio ha azzardato un paragone con quello che è successo in Nord Africa qualche tempo fa.

Per quanto riguarda il paragone con la Primavera Araba, lo trovo assolutamente inadeguato. La Turchia è da anni un paese democratico: le elezioni si svolgono onestamente ed in libertà. Quello che noi vogliamo è aiutare questa democrazia a crescere, acquistando i tratti liberali delle democrazie occidentali, dove i primi ministri democraticamente eletti, come Erdogan, non hanno la possibilità di imporre sempre ciò che loro ritengono sia la cosa migliore. Gli eventi si spiegano da sé, non c’è alcun fattore esterno.

Ultima domanda che, credo, si possa dare per scontata: quando ed in che modo tutto questo finirà? Quante probabilità ci sono che Erdogan decida di dimettersi?

Erdogan non si dimetterà. Come e quando questa cosa finirà, nessuno può dirlo. Non credo ci sia neppure la possibilità che si trovi un compromesso: il suo modo di cercarne uno, di solito, non va oltre un cinico e borioso tentativo, dal momento che quello che fa è scegliere da sé le persone con cui discutere le condizioni, senza capire che alla gente in strada non importa nulla di quelle persone, ad ogni buon conto. Prevediamo che le proteste continueranno. Cosa succederà? Non si sa, davvero.

Il Movimento 3H ha ufficializzato il suo supporto alle rivolte sul suo sito web, dove inequivocabilmente si legge: 3H non dimentica che John Locke attribuisce il “diritto di ribellione” nel caso in cui il governo si apprestasse ad invadere “la vita, la libertà, la salute e la proprietà dei cittadini”. 


Autore: Annie Marino

Nata nel 1990, ha conseguito la maturità classica presso l’Istituto Salesiano di Soverato e studia giurisprudenza presso l’università Bocconi di Milano. Collabora con il giornale degli studenti universitari e ha pubblicato alcuni articoli per il quotidiano CalabriaOra. Si interessa di diritto pubblico ed internazionale e vuole diventare giornalista.

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