di LUCIO SCUDIERO – La cosa peggiore della brutta storia certificata ieri nella condanna a 7 anni per Silvio Berlusconi è che quella storia, purtroppo, non finisce qui. Perchè quella è la storia di un uomo che si è fatto prima Paese, nel modo più consono a una democrazia, cioè attraverso libere elezioni, e poi Sistema, nel modo più consono alla democrazia italiana, che da (quasi) sempre preferisce alla critica, civile e informata, l’ordalia dell’ammuina e della partigianeria, che si perdona sempre più di quanto non perdoni ai suoi simboli, tra cui il Cavaliere di Arcore svetta per mimesi e capacità di rappresentazione.

Quella storia, la sua storia, non finirà mai in un Tribunale, perchè la sbarra è il luogo in cui la legittimazione extrapolitica dei miliziani di entrambe le fazioni si rigenera di continuo, e così il cupio dissolvi di un Paese che da due decenni non ha saputo nè voluto trovare la misura di una convivenza civile con la responsabilità di stare al mondo.

E non per colpa di Berlusconi, bensì attraverso di lui, perchè tra l’Italia e Berlusconi c’è una relazione metonimica non risolubile per via codicistica in un’aula di giustizia.

Quella di ieri è una sentenza oggettivamente esemplare, oggettivamente discutibile sul piano giuridico, sul quale piano verrà oggettivamente discussa, e in profondità, tanto in appello quanto nell’eventuale ricorso per Cassazione.

Nell’attesa di leggerne le motivazioni, particolarmente “esemplare” appare la condanna per il reato di concussione per costrizione, spiccata senza che alcuno si sia dichiarato costretto, perchè dentro ci leggo la medesima pervicacia autoassolutoria che ispira i comportamenti e le scelte politiche degli Italiani. I giudici di Milano, presidio della legge, non hanno ritenuto possibile nè che dei funzionari di Pubblica Sicurezza si opponessero, nel nome della legge, alla richiesta irrituale e senz’altro inopportuna del Potere, nè che vi collaborassero, configurando così la fattispecie del nuovo reato di concussione per induzione chiesto dall’accusa (articolo 319 quater del codice penale), che ne avrebbe comportato la correità e dunque la responsabilità sul piano penale.

E’ la medesima ratio per cui gli Italiani sarebbero vittime innocenti e impotenti della Politica anzichè suoi interessati conniventi e, in quanto vittime, legittimati alla catarsi per via grillina e/o giudiziaria.

La sentenza di ieri non può che leggersi politicamente dentro questo paradigma, a cui niente aggiunge e nulla toglie. Berlusconi era politicamente colpevole e istituzionalmente inadeguato per ragioni di cui i capi d’imputazione giuridica del processo Ruby sono solo un sottoprodotto inutile e dalle conseguenze defatiganti per tutti. Berlusconi è un cortocircuito da cui l’Italia non uscirà mai per via processuale. Al contrario, per lui, che è ormai un problema inscritto nella costituzione materiale italiana, servirebbe una soluzione costituzionale.

La cosa non mi piace, neanche un poco, ma è così, per volere di tutti, dei suoi scherani come dei suoi persecutori. Liberarsi di Berlusconi per via politica deve essere la missione di una nuova fase costituente.