Perché dobbiamo ringraziare Edward Snowden (e perché non è come Julian Assange)

Mentre scriviamo, ancora non si sa che fine abbia fatto Edward Snowden: le sue tracce si sono perse in Russia, da dove si pensava che avrebbe preso un aereo con destinazione Cuba o Ecuador. Fatto sta che le sue rivelazioni stanno dimostrando come lo scandalo PRISM sia uno dei più grandi scandali venuti alla luce dopo il Watergate – e che non interessa solo gli Stati Uniti, ma anche il Regno Unito.

A quanto pare, infatti, il programma Tempora – l’equivalente britannico del PRISM – si sta rivelando ancora più pervasivo e sistematico di quello statunitense, al punto che risultano essere stati messi sotto controllo anche degli snodi telematici in Germania, garantendo così la possibilità di controllare centinaia di migliaia di comunicazioni fra Germania e Regno Unito.

La cosa ovviamente sta già avendo le sue prime ripercussioni, anche diplomatiche: i tedeschi hanno già richiamato i britannici al rispetto dei trattati dell’UE (ricordando loro come ancora ne siano parte), mentre si prospetta un’indagine nei confronti dei servizi segreti tedeschi e sul loro grado di coinvolgimento nella vicenda. È infatti estremamente poco probabile che non sapessero nulla di questa intensa attività di spionaggio – e anche nella più buona delle ipotesi, i servizi tedeschi rischiano una figuraccia colossale.

Frattanto, non convincono le spiegazioni ufficiali fornite finora: negli USA, si dice che questo impressionante programma di spionaggio abbia sventato numerosi attentati grandi e piccoli in territorio statunitense – anche se i numeri risultano piuttosto ballerini. Sono gli stessi agenti segreti statunitensi a dimostrare di non sapere con precisione quanti siano questi attentati sventati. Decisamente, non una grande figura.

Quello che è sicuro è che, per dirla con le parole del “papà di Internet” Sir Tim Berners Lee, questa “ingiustificata sorveglianza del governo è un’intrusione nei diritti umani fondamentali, che minaccia gli stessi fondamenti di una società democratica. Un giudizio duro, eppure estremamente condivisibile. Perfino un amico dell’America di lunga data non può che essere seriamente preoccupato dalla deriva che il baluardo oltreoceano della democrazia sta prendendo.

In questo senso, noi tutti dovremmo dire grazie a Edward Snowden, dovremmo seriamente ringraziarlo di aver sacrificato la propria libertà personale, la propria vita privata e probabilmente anche la sua reputazione pubblica, per portare alla luce un così pervasivo e pericoloso programma di spionaggio di comunicazioni civili. Dobbiamo ringraziarlo perché è stato uno dei più efficaci whistleblowers degli ultimi decenni, che andrebbe premiato con le massime onorificenze disponibili e non braccato alla stregua di un capo di una rete terroristica islamica.

Per quanti non abbiano ancora capito cosa è effettivamente in gioco, qui non si tratta solo della nostra privacy, ma dell’essenza stessa di quello Stato che, anziché proteggerci, ci sorveglia con la scusa di volere il nostro bene. E a poco vale l’idea del “male non fare, paura non avere”, o peggio ancora dell’insulso “intercettateci tutti” – diventato di moda quando, guarda caso, a essere intercettato era Silvio Berlusconi. A parte il fatto che una qualsiasi comunicazione ironica può essere letta e interpretata con tutt’altro tono e renderci, in questo modo, dei potenziali criminali, il fatto è che lo Stato ha il dovere di tenere il becco fuori dagli affari privati dei suoi cittadini, qualora non ci sia il minimo motivo per “attenzionare” qualcuno.

L’obiezione per cui queste limitazioni sono dovute a motivi di sicurezza è infondata. 238 anni fa, Benjamin Franklin scriveva che “they who can give up essential liberty to obtain a little temporary safety, deserve neither liberty nor safety (“coloro che rinunciano alle proprie libertà essenziali per ottenere una piccola temporanea sicurezza, non meritano né la libertà né la sicurezza”). Ed è ormai chiaro, infatti, che la lotta al terrorismo, come anche la lotta alle violazioni del copyright (che era alla base dell’ACTA) o magari all’evasione fiscale, sono soltanto scuse che i Governi democratici adducono per poter ampliare la propria sorveglianza sugli inermi cittadini e violare quegli stessi principi costituzionali che dovrebbero difendere.

È per questo motivo che, nonostante sia stato avvicinato proprio da Julian Assange, Snowden non può essere minimamente paragonato all’hacker australiano. Mentre Assange ha sostanzialmente pubblicato comunicazioni diplomatiche datate, il cui valore è apprezzabile ormai solo da studiosi e appassionati di relazioni internazionali, Snowden ha messo in crisi un sistema che stava minando dall’interno le fondamenta della democrazia occidentale. Eppure i nostri media preferiscono concentrarsi sul suo itinerario di fuggiasco, anziché comprendere che il “fuoco” va diretto verso i responsabili di questa operazione di chiaro stampo sovietico.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

4 Responses to “Perché dobbiamo ringraziare Edward Snowden (e perché non è come Julian Assange)”

  1. varstuff scrive:

    – “alla stregua di un capo di una rete terroristica islamica.”

    So che è difficile crederlo, ma “terrorismo” e “islam” non sono sinonimi uno dell’altro, accostarli continuamente trasmette nell’immaginario collettivo una visione assai distorta (e filostatunitense o filoisraeliana che dir si voglia) dell’effettivo stato delle pedine sullo scacchiere internazionale.

    – Accostare Assange al solo Cablegate è l’ennesima trasmissione al pubblico di un pensiero viziato. I GIFiles, Collateral Murder, lo scandalo Bank of America, lo scandalo bancario islandese, i colpi di Stato sventati in Africa grazie a Wikileaks, sono decine le circostanze in cui Assange e il suo Wikileaks hanno determinato cambiamenti degli asset politici internazionali. Definire poi lo stesso Cablegate come, ti cito: “comunicazioni diplomatiche datate, il cui valore è apprezzabile ormai solo da studiosi e appassionati di relazioni internazionali” è assai superficiale.

    E’ difatti adducibile al Cablegate il rapido intervento europeo-statunitense in Libia. E ci sono diversi dati a sostegno di ciò, che ti invito ad approfondire.

    Congetture invece (e qui va specificato, per onestà intellettuale) vorrebbero lo stesso innescarsi della primavera araba adducibile a diverse rivelazioni ottemperate da Wikileaks, o comunque dalla rete Anonymous.

    Luca Martinelli, la differenza fra Snowden e Assange è che uno è un whistleblower, l’altro è un giornalista con larga manica nei confronti dei whistleblowers. Accostarli è errato, oltre che fazioso, poiché sono uno parte dell’altro. Di fatto se Snowden, piuttosto che la CNN o il Guardian, avesse scelto Wikileaks per diramare i dati su Prism, questo binomio avrebbe avuto nuovamente a verificarsi, com’è stato in passato.

    Volendo analizzare il perché Snowden non abbia rafforzato Wikileaks, facendo loro dono dello scoop (se pur c’è uno scoop, a onor del vero) del decennio, possiamo concludere che la continua deligittimazione di Wikileaks da parte del potere, agli occhi del collettivo globale, avrebbe potuto essere applicata di conseguenza anche al caso Prism: “se lo dice Wikileaks, che è chiaramente extra-istituzionale, è qualcosa di cui non ci si può fidare”. Se invece a dirlo sono AP, Guardian, BBC, CNN, etc, o per meglio dire “la stampa convenzionale”, la hype creatasi attorno a Prism ha un valore più spesso.

    Saluti,
    cp

  2. Andrea B. scrive:

    Beh, in effetti si, Snowden non ha fatto crepare parecchi informatori dei servizi come invece successe grazie all’amichetto che aveva Assange nella US Army…

  3. Luca Martinelli scrive:

    So che è difficile crederlo, ma “terrorismo” e “islam” non sono sinonimi uno dell’altro, accostarli continuamente trasmette nell’immaginario collettivo una visione assai distorta (e filostatunitense o filoisraeliana che dir si voglia) dell’effettivo stato delle pedine sullo scacchiere internazionale.

    Well, duh. (cit.) Ciò che volevo intendere è che Snowden viene braccato come se fosse Osama bin Laden, quando non lo è. Questo inciso sull’accostamento di terrorismo e islam è inutile: conosco molto bene la differenza che c’è, quindi per favore evitiamo di strapparci le vesti prima del tempo.

    Riguardo la parte su Wikileaks, concordo sul fatto che sia stata fatta un’opera di delegittimazione disgustosa e indegna di quelli che sono i veri standard occidentali, ma di qui a legare l’intervento euroamericano in Libia (o gli altri eventi che lei cita) al casino fatto scoppiare da Assange… beh, io rifletterei un po’ prima di fare un passaggio del genere. Sicuramente il colpo, giornalisticamente parlando, è stato molto buono, ma avendone letti un bel po’ di cablo, posso ribadire quel che penso: possono interessare me, che sono un appassionato di esteri, ma non cambiano molto la situazione attuale.

    In sintesi: io preferisco Snowden, che ha scelto di prendere in prima persona tutti i rischi di quanto ha fatto, ad Assange, i cui metodi di gestione di Wikileaks sono stati motivazione concorrente della crisi del progetto e che, ahimè, porta su di sé la responsabilità di tutti gli informatori che ha sputtanato pubblicando i cablo senza censure.

    Cordialmente,

    LM

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