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Nasce ‘Italia Aperta’, un think tank per verificare quanto e cosa fa la politica

La prima impressione, all’incontro di presentazione di Italia Aperta, è che finalmente ci sia qualcuno che si chieda a che punto siamo, ineludibile passaggio per essere consapevolmente in grado di decidere dove possiamo andare: con concretezza e semplicità, per fare davvero chiarezza.

Non teorici e complessi programmi da “dire” né da “fare”, ma esame e verifica di quanto ha fatto e fa chi ci governa, a livello nazionale, ragionale, provinciale e comunale. E, così facendo, inevitabilmente incide sulle esistenze dei cittadini e ne indirizza dall’alto le direzioni, senza troppa cognizione, forse, né del contesto su cui si trova ad agire, né degli effetti che con le proprie scelte è in grado di ingenerare: mentre il tempo passa ed esigenze inevase divengono urgenze. Una “forza” trasversale – perché le intelligenze di ispirazione liberale sono presenti in ogni ambito – che operi come catalizzatore di associazioni e movimenti animati da tale ispirazione e che non faccia politica, bensì lavori sulle “politiche”: questa vuole essere Italia Aperta.

L’intento è quello di esaminare, capire e far capire e, infine, dare i voti in pagella a norme di legge e atti amministrativi, sulla base dell’indice di competitività della Banca Mondiale usato per la compilazione di Doing in Business, adattato alla realtà italiana. La funzione è quella di svolgere un servizio a beneficio non solo della società, ma delle stesse istituzioni. Perché facendo sì che esse siano chiamate a rendere conto del proprio operato – a seguito di richieste e rilievi che vengano loro rivolti da soggetti competenti sui provvedimenti di volta in volta considerati – avranno qualche possibilità di tornare a meritare quella fiducia dissipata nelle aspettative collettive, continuamente nutrite e troppo spesso disilluse.

Multidisciplinarietà dell’approccio, oggettività delle valutazioni, semplicità delle conclusioni, fondatezza delle motivazioni, concretezza delle soluzioni: questi sono i capisaldi dell’azione di Italia Aperta. Linee guida che oggi mancano a una politica che si perde nei meandri e nelle incoerenze delle innumerevoli norme che produce, nonché di quelle delegate, ancor più numerose, cui rimanda la realizzazione di quanto con le prime non riesce a concretizzare.

Burocrazia, lentezza, logiche clientelari, ostacoli all’iniziativa privata, corruzione: queste sono le distorsioni che Italia Aperta si propone di scoprire e far emergere. Non per limitarsi a stigmatizzare, ma per comprendere dove si annidino inefficienze e sprechi e portarli in evidenza, al fine di contrastarli. Perché la trasparenza diventi un efficace strumento di controllo e, al contempo, di accountability della pubblica amministrazione e quest’ultima possa forse riacquistare la credibilità di cui decenni di cattiva gestione l’hanno privata.

Libera iniziativa, concorrenza, competitività, riconoscimento del merito: questi sono i temi che Italia Aperta si propone di rilanciare. Perché siano valorizzate le capacità individuali – spinta propulsiva per l’innovazione, lo sviluppo e la crescita sociale – in un ambiente favorevole al confronto, in quanto regolato da strumenti giuridici che contrastino asimmetrie informative e rendite di posizione. Questo garantisce un’economia di mercato: che, contrariamente a quanto spesso ritiene chi ad essa guarda con sospetto, non è governata dalla legge della giungla, ma trova nello stato di diritto, così come nel riconoscimento e nel rispetto delle libertà civili, politiche ed economiche, i propri irrinunciabili presidi.

Chiarezza di intenti, consapevolezza dei mezzi e una folta schiera di aderenti – personalità con competenze diverse, in ambito economico, giuridico, di impresa – impegnati a collaborare nella differenza delle provenienze culturali, ma nell’unicità del fine: queste sono le risorse di cui Italia Aperta dispone. Logica rigorosa e passione coinvolgente: questi sono i tratti connotanti coloro i quali hanno presentato Italia Aperta. E, per una volta, la platea attenta non è sembrata chiedersi se la nuova iniziativa potesse realmente costituire la base di una nuova ripartenza: ne era certa.


Autore: Vitalba Azzollini

Classe 1963, studi classici, laurea in giurisprudenza alla Luiss, lavora in un'Autorità di vigilanza (ed esprime opinioni a titolo esclusivamente personale). Scrive per diletto su giornali on line e su Chicago Blog. Ha pubblicato paper per Istituto Bruno Leoni. Sempre alla ricerca di un'altra prospettiva.

One Response to “Nasce ‘Italia Aperta’, un think tank per verificare quanto e cosa fa la politica”

  1. In cerca di un'alternativa scrive:

    Io ci spero, le premesse ci sono tutte. Ma purtroppo è concreto il rischio che sia solo un altro nome da aggiungere alla già interminabile lista di associazioni vicine alla cultura liberale senza capacità di aggregare una massa critica.

    Stiamo a vedere :)

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