di LUCIO SCUDIERO – Chiariamolo una volta e per sempre, dopo l’ennesima boutade di inizio estate del Cavaliere: sforare il tetto del rapporto deficit Pil sarebbe un suicidio politico.

La prima ragione perchè no è perchè la richiesta, parecchio irritante e pure molto arrogante, promana da un uomo politico che rappresenta la quintessenza delle disfunzioni che quella regola ambisce a evitare: ciarlataneria che conduce a irresponsabilità finanziaria e contabile, incoerenza intergenerazionale delle decisioni pubbliche e free riding sui conti pagati da qualcun altro, in questo caso o il Nord Europa o i pensionati/dipendenti italiani, che in caso di showdown finale con annesso default italiota pagherebbero il più e il peggio.

La seconda ragione è che nel diritto internazionale, e nel foro pubblico europeo come sua avanzatissima emanazione,  pacta sunt servanda. La credibilità di un Paese di fronte agli interlocutori internazionali è tutto. Andare oltre il 3 per cento di deficit per scampare all’aumento d’Iva imposto dallo stesso campione che oggi ne rivendica la soppressione butterebbe al cesso, sì ho scritto proprio cesso, due anni di sangue e sudore degli Italiani. Immolati sull’altare di un impegno, quel rientro sotto soglia, che fu proprio Silvio Berlusconi a sottoscrivere come prova del ravvedimento operoso di un Paese divenuto zimbello del milieu politico comunitario e bersaglio dei mercati finanziari per la sua, di lui Berlusconi, impresentabilità.

La terza ragione è che se sforiamo il patto di stabilità e crescita per soddisfare il capriccio nichilista e solipsista dell’ex premier ci precludiamo la strada del negoziato politico a Bruxelles, dove potremmo e anzi dovremmo utilizzare la nostra disciplina fiscale per iniziative sistemiche. Avere i conti a posto è un prerequisito per incidere nella definizione degli indirizzi politici dell’UE dei prossimi mesi e anni, e rompere il Berlin consensus che ha condotto a una gestione della crisi economica schizofrenica benchè comprensibile agli occhi del tedesco medio. Per quale diavolo di ragione i concittadini della Merkel avrebbero dovuto garantire, e volentieri pure, le spacconate e l’inconcludenza di leaders politici come il sopra nominato Cavaliere? Per nessuna, appunto. Mentre oggi l’Italia può sedersi al tavolo dei Consigli e dei Consigli Europei con piena legittimazione. Se abbiamo filo da tessere, bè tessiamolo per ottenere politiche più votate allo sviluppo che al consolidamento fiscale.

Berlusconi ieri ha fatto il fenomeno chiedendosi retoricamente “quale azienda non è capace di tagliare l’1 per cento del suo budget?” che corrisponderebbero agli 8 miliardi necessari per bloccare l’Iva e sospendere l’Imu sulla prima casa. Forse che qualcuno ricorda i meravigliosi tagli e progressivi dell’imprenditore di Arcore alla guida dell’azienda Italia? No, non potete, perchè Silvio Berlusconi da Arcore non ha fatto che accrescerla, quella spesa, quando era al timone del paese. Qui, o più in dettaglio qui per farvi un’idea.

Infine una nota metadiscorsiva. La prossima volta che sentirete un politico, che ha o ha avuto responsabilità di governo, attaccarvi la tiritera che “Bisogna che chi va su non sbatta i tacchi di fronte a queste autorità di Bruxelles”, ricordate che l’autorità, a Bruxelles, è (o era) proprio lui. Nella capitale belga premier e ministri si siedono, talora fino a notte tarda, decidono, e firmano sotto ciò che hanno appena deliberato. Gli indirizzi di governance e politica economica degli ultimi cinque anni sono nati tutti così, nel solco dell’intergovernamentalismo, cioè dell’intesa tra sovranissimi Stati Membri.

L’unico modo di dimostrare un presunto abuso da autorità esterna sarebbe ottenere l’annullamento di quell’intesa perchè avvenuta, come nel caso del signore di cui sopra, per circonvenzione d’incapace. Dove l’incapace non è lui ma chi ancora gli presta credito.