Il caso Michael Douglas. Perché è giusto proteggere anche gli uomini dall’HPV

– In un’intervista di qualche giorno fa al quotidiano britannico Guardian, l’attore americano Michael Douglas ha parlato del cancro alla gola che lo ha purtroppo colpito nel 2010. Ha spiegato come la causa del suo tumore non siano stati il fumo o l’alcool, bensì il papillomavirus (HPV) contratto attraverso l’attività sessuale. Malgrado il portavoce dell’attore abbia successivamente ridimensionato le sue affermazioni, riformulandole in termini un po’ più generici, la vicenda riporta all’attenzione dei grandi media la relazione – anche nella popolazione maschile – tra l’HPV ed alcune patologie tumorali.

Nei fatti, per molti anni l’attenzione medica nei confronti del papillomavirus si è concentrata sulla sua responsabilità nell’incidenza del cancro della cervice uterina e quindi la prevenzione delle patologie HPV-correlate è stata considerata una questione di salute femminile. In realtà anche gli uomini contraggono l’HPV e tale virus è responsabile nelle persone di sesso maschile di una serie di patologie di varia gravità che vanno dai condilomi genitali al cancro dell’anno e dell’orofaringe.

Da alcuni anni sono disponibili vaccini che hanno dimostrato una notevole efficacia nella protezione dall’HPV e, quindi, nella prevenzione delle malattie ad esso riferibili. Molti paesi, tra cui l’Italia, hanno iniziato campagne di somministrazione del vaccino rivolte alla popolazione femminile, ed in particolare alle adolescenti, con l’obiettivo di sconfiggere il cancro all’utero.

Ultimamente però si sta affermando una tendenza a passare dal concetto di una vaccinazione di genere, rivolta solo alle ragazze, a quello di una vaccinazione universale, che includa anche la popolazione maschile. In particolare gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia sono stati apripista nell’implementazione di programmi di vaccinazione gender neutral contro l’HPV. Come Libertiamo sostiene da tempo, sarebbe ora che anche l’Italia prendesse seriamente in considerazione questa opportunità.

Concretamente, se anche gli uomini si ammalano di patologie legate al papillomavirus, è giusto che abbiano una piena possibilità di accesso alle opportunità di profilassi che oggi sono disponibili. Non è sufficiente affidare la salute maschile alle sole campagne di vaccinazione delle donne. È chiaro che nell’ipotesi di una copertura vaccinale totale della popolazione femminile, anche gli uomini eterosessuali risulterebbero indirettamente protetti. Tuttavia la copertura che si registra tra le donne è ancora ad oggi largamente insufficiente e quindi il miglior modo di proteggere la popolazione maschile risulta quello di offrirle la possibilità di acceso al vaccino alle stesse condizioni che vengono oggi garantite alle coorti femminili.

Tra l’altro la vaccinazione degli uomini contribuirebbe in modo fondamentale a debellare l’HPV nella popolazione complessiva, in virtù dell’immunità indiretta che garantirebbe alle donne non vaccinate. L’estensione della vaccinazione ad entrambi i sessi sarebbe, tra l’altro, particolarmente rilevante per gli omosessuali maschi, presso i quali si riscontra un’incidenza del cancro all’ano persino superiore all’occorrenza del cancro all’utero presso le donne. Dal punto di vista culturale il principio di una vaccinazione universale contribuirebbe, poi, a promuovere il concetto di una responsabilità sessuale condivisa ed eviterebbe che a ragazzi e ragazze arrivassero dei messaggi “sbagliati” – ai primi un disinteresse per la loro salute e alle seconde una sensazione di specifica vulnerabilità.

Nei fatti includere i ragazzi nei programmi di prevenzione potrebbe anche essere un’occasione per alzare il livello generale di sensibilità nei confronti della salute sessuale maschile, che viene troppo spesso “data per scontata”. È purtroppo un atteggiamento che, in generale, paghiamo con un’alta incidenza di infezioni ricorrenti, di alterazioni strutturali e di altri problemi che spesso conducono ad un calo della fertilità.
Insomma, occuparsi della questione della vaccinazione HPV e più in generale della salute sessuale degli uomini è una questione di diritto alla salute ed al tempo stesso è una questione di equità di genere.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

2 Responses to “Il caso Michael Douglas. Perché è giusto proteggere anche gli uomini dall’HPV”

  1. Antonio scrive:

    I soldi che ci sono vanno spesi per la salute delle donne! I maschi se la cavino da soli, anzi li si dovrebbe piuttosto tassare di più, per portare più soldi alle casse dello Stato da usare per le donne! Noi uomini abbiamo il dovere di proteggere le donne e non noi stessi!

  2. Lara77 scrive:

    Ben detto Antonio. i maschi già pesano troppo sulle tasche dello Stato che dovrebbero essere tassati solo perchè sono nati maschi come qualche economista sagace ha già proposto.

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