Quel complottista del Cav., che offre il ‘nemico tedesco’ in pasto agli italiani

di DANIELE VENANZI – Più che a un giaguaro, Berlusconi somiglia a una fenice. Nel risorgere dalle sue ceneri, finisce spesso per dare l’estrema unzione – politicamente intesa – a quanti vorrebbero somministrargliela prima del dovuto, e non solo in senso figurato. Tatticamente, non c’è colpo che il Cav non porti a segno: la rimonta contro un Bersani avanti di due set e al match point, la firma sulla sceneggiatura da Oscar del governo di larghe intese, il jackpot della rielezione di Giorgio Napolitano e i sondaggi che gli sorridono, con uno scarto che il centrosinistra tenta goffamente e con enorme fatica di recuperare. Ci sarebbero in sospeso l’affare della Corte Costituzionale e i processi, ma non è difficile credere che anche per quelli salterà fuori un asso dalla manica.

No, non è nella strategia che Berlusconi sbaglia, lui che è stratega e comunicatore nato. Piuttosto, quel che fa storcere il naso è la demagogia con cui intende portare avanti un’offerta elettorale dai contenuti sempre più grillini e che – in caso di successo del Cav. alle prossime elezioni – avrebbe soltanto l’effetto di acuire l’isolamento internazionale in cui versa il paese. Quello di Berlusconi non è un dibattito onesto – e di cui, francamente, ci sarebbe bisogno – sulle politiche di austerity e le modalità con cui agire per porre rimedio alla recessione dell’eurozona. La sua, al contrario, è una crociata contro un nemico oggettivo (così lo avrebbe definito Hannah Arendt), individuato nella persona di Angela Merkel. E’ ormai da anni una lucida strategia del Nostro, ed ha avuto occasione di ribadirlo ieri nell’intervista concessa a Giuliano Ferrara per le pagine del Foglio.

A differenza di quanto credono gli osservatori un po’ banali e naif, quelli che spingono il Cav. a cercare lo scontro diretto con la Cancelliera non sono antichi e supposti rancori personali. Berlusconi è un uomo troppo intelligente e uno stratega fin troppo avveduto per lasciare che siano risentimenti puerili a guidare la sua azione politica, magari con il rischio di condurla al fallimento. Al contrario, la forma perpetua e personalistica dell’invettiva contro la “culona inchiavabile” (sic.) è strumentale alla rinnovata strategia berlusconiana di avere sempre a portata di mano un nemico oggettivo e tangibile da dare in pasto agli italiani, per indole ben lieti di scaricare in qualsiasi circostanza le loro responsabilità su qualcun altro, magari diffondendo la credenza che sia stato un qualche complotto, segreto e doloso, ad aver causato ogni loro guaio.

Il gioco di Berlusconi è tutto nel raccontare agli italiani quel che più di ogni altra cosa amano sentirsi dire, da settant’anni a questa parte: che loro, qualsiasi cosa accada, non hanno responsabilità. Nella fattispecie, stavolta la colpa sarebbe da imputare al direttorio tedesco e alle politiche che avrebbe imposto a Bruxelles. Secondo la ricostruzione fatta propria – in modo più o meno esplicito – non solo da Berlusconi, ma da tutte le forze politiche, la crisi in cui versa l’Italia non avrebbe origine nel malcostume con cui gestiamo le nostre finanze pubbliche e nella nostra totale incapacità di riformare un paese strutturalmente alla deriva ma nel  losco complotto teutonico.

L’unica ragione per cui ci vediamo costretti a sedere ai tavoli di Bruxelles con il capo chino e ad accettare condizioni su cui abbiamo perso il diritto di veto è che abbiamo tirato la corda per troppo a lungo, sperando che la pazienza di chi traina l’eurozona e i nostri stessi soldi pubblici non avessero mai fine.
Rimaniamo un paese indebitato per più del 120% del suo PIL, con un mercato del lavoro atrofizzato, una capacità di accogliere investimenti stranieri dimezzata rispetto a un paio di anni fa, un fisco che mortifica i consumi e le imprese e un settore pubblico che drena più della metà della ricchezza che produciamo ogni anno. In tutto questo e, soprattutto, nel fatto che non intendiamo porvi rimedio, la Cancelliera Merkel e Bruxelles non hanno alcuna responsabilità.

“Per cambiare l’Italia bisogna cambiare gli italiani”, ebbe il coraggio di ammettere durante il suo anno di governo Mario Monti, con una brillante e pretenziosa intenzione d’intenti che non ha saputo – per un’infinità di ragioni – reggere la prova di governo. D’altronde, se gli italiani volessero cambiare sceglierebbero il cambiamento. Al contrario, scelgono Berlusconi. Ma date le alternative, non c’è poi granché da biasimarli.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

One Response to “Quel complottista del Cav., che offre il ‘nemico tedesco’ in pasto agli italiani”

  1. elenasofia scrive:

    Per cortesia, mi chiarisca dove le analisi economiche o le riforme istituzionali proposte fin dall’inizio da Berlusconi sono “consevatrici”… Berlusconi purtroppo ha dovuto cedere al cattocomunismo dei suoi infidi alleati e alla guerra senza quartiere dei suoi avversari politici, che si chiamano progressisti, ma in realtà sono ferocemente passatisti (finanziamento della scuola cattolica, aumento finiano sconsiderato ai dipendenti pubblici, salvataggio dell’Alitalia, ecc. ecc.).

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