Categorized | Capitale umano

Università online e campus extra-continentali. Crescono nuovi modi di intendere la conoscenza

“L’anno dei Mooc”, cosi titolava il New York Times agli inizi di Novembre un’inchiesta sui Mass open online courses. Ovvero sulla realtà destinata a cambiare il futuro degli studi universitari. Anzi in gran parte già cambiata.

Non si tratta dell’erogazione di corsi a distanza secondo il modello sperimentato, con successo, anche dalla Gran Bretagna alla metà del XIX secolo. Insomma niente plichi spediti da una parte all’altra del mondo, ma anche niente piattaforme informatiche delle open universities più agguerrite. I Mooc rappresentano altro. Più che di progresso tecnologico si tratta di un cambio di modello. A gestire per così dire tutto questo è una società fondata da due professori di Stanford, la Coursera. Che produce ed eroga corsi, ma non richiede rette di frequenza, né, tanto meno tutors. Gli allievi si ritrovano su Facebook ed utilizzano corsi brevi su Youtube, come già sperimentato da un’altra no-profit di grande successo, la Khan Academy.

I numeri eloquenti: 33 le università partner, almeno una dozzina di corsi (perlopiù in ambito scientifico), oltre due milioni e mezzo di studenti. Senza contare che ci sono almeno un altro paio di consorzi che stanno replicando il modello, fra i quali edX fondato da Harvard, Berkeley e MIT. Un’offerta quella del Coursera arricchita recentemente anche da corsi in spagnolo e italiano e dal coinvolgimento di una Università italiana, la Sapienza di Roma. È proprio l’allargamento ad altre lingue e ad atenei non anglofoni ad indicare come i Mooc abbiano cambiato strategia. Decidendo di diventare policentrici, sia dal punto di vista culturale, sia, potenzialmente, quanto al modello operativo. Provando ad aggregare università di tutti i continenti e allargare lo spettro delle discipline coperte con l’inclusione di quelle umanistiche.

Ma è soprattutto una circostanza ad indiziare la bontà del progetto. Il recente riconoscimento, da parte dell’American College of Education, di alcuni dei corsi offerti da Coursera. Riconoscimento che è tutt’altro che fine a sé stesso, dal momento che apre le porte alla possibilità che università e colleges assegnino crediti universitari agli studenti che li hanno sostenuti con successo. Consentendo loro di abbreviare la durata del percorso di studi tradizionale. Il che si scontra però con la stessa ragion d’essere dei Mooc. Con il risultato che la loro funzione sarebbe ridotta a quello di rendere fruibili ovunque lezioni di alto livello. Problemi che in ogni caso sembrano ampiamente superabili. Usufruendo della nascita di sistemi di tutoraggio indipendenti, affidando a terzi l’organizzazione delle prove finali.

Gli scenari che si vanno delineando con sempre maggiore precisione, sottolineando le enormi potenzialità dell’iniziativa, indiziano la vitalità delle università online. Per le quali i Mooc costituiscono una delle opzioni insieme ad altre, come quelle offerte dai campus satellite. Un fenomeno, anche questo, in progressiva espansione. Negli ultimi anni il numero delle università britanniche che hanno aperto campus extracontinentali è quasi raddoppiato, così da raggiungere più di cinquanta. Il numero di studenti che ottengono una laurea britannica senza muoversi dal proprio paese supera quello degli studenti che si spostano per studiare nel Regno Unito. Quanto il trend risulti ormai incontrovertibile lo evidenzia la scelta fatta da alcune importanti università di dotarsi di campus dislocati tra medio ed Estremo Oriente.

L’utilizzo combinato di Mooc e campus è rivoluzionario. Per i tempi e i modi degli studi. Anche se esistono alcune criticità in questo ciclo virtuoso del sapere. Prima di tutto la possibilità che si verifichi una destrutturazione eccessiva dei percorsi formativi, associata ad una perdita di esperienza causata dalla mancanza di interrelazione con professori e colleghi.

Per avere cognizione della validità del Mooc ci vorrà del tempo. Saranno necessari dei dati. Quel che è certo è che le università tradizionali non potranno non fare i conti con questo fenomeno. Non potranno ritenersi “superiori” sic et sempliciter soltanto in virtù della loro tradizione. A contare saranno, come sempre, i risultati. La produzione di vere intelligenze, non di virtuali percorsi formativi.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

Comments are closed.