Da “apriscatole” a semplici “rompiscatole”. Perché l’importante è lo scandalo, non governare

di FEDERICO BRUSADELLI – Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”, prometteva qualche mese fa Beppe Grillo agli italiani, che di lì a poco l’avrebbero votato oltre ogni previsione. Ebbene, scoperchiati finora – e con scarso successo presso l’opinione pubblica, come sembrerebbe dimostrare il disastroso risultato del voto amministrativo – gli scontrini dei propri pasti, i deputati e senatori a cinque stelle hanno finalmente deciso (messi da parte per un attimo i “giornalisti asserviti al potere”, su cui molto si è concentrata la propaganda grillina nelle ultime settimane e su cui potrà ora esercitarsi il nuovo presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico) di passare alla fase due della “operazione scatoletta”.

E più che un passo avanti, la nuova tappa del M5S ha le sembianze un po’ fané e tutto sommato rassicuranti dell’operazione nostalgia, visto che al centro della denuncia anti-politica degli alfieri della “gente” ci finiscono nientemeno che i “pianisti”, noti alle cronache e alla riprovazione popolare quando ancora la lotta alla “casta” non era entrata nell’agenda pubblica italiana e Beppe Grillo faceva (solo) il comico.

A farne le spese Lucio Malan, senatore del Popolo della libertà, immortalato mentre votava prolungando in maniera sospetta il braccio verso la postazione vicina in un video prontamente diffuso sulla pagina facebook “Senato a cinque stelle”, cui è seguita la più tipica delle ordalie da social network, prolungata anche dopo che la Presidenza del Senato, mossa dalle proteste dell’interessato, ha certificato che il voto di Malan era regolare. Ne è seguita una altrettanto tipica “bagarre”, con Pietro Grasso che ricordava il divieto di effettuare riprese in Aula e chiedeva lumi sulla paternità della pagina facebook in questione, il cinque stelle Santangelo che lanciava strali a destra e a manca ribadendo che “il Movimento non accetta lezioni da nessuno”, il Pdl che faceva quadrato attorno ai suoi (se Malan è innocente, forti sospetti permangono su Giovanardi e Formigoni, pare), Alessandra Mussolini che accusava i grillini di fare soldi con i video messi in rete, il capogruppo Crimi che infine si scusava a nome dei suoi.

Se ne riparlerà ancora nelle prossime settimane, però: Grasso ha chiesto una riunione per affrontare il tema delle riprese in Aula e il M5S chiede che si pongano nuovi paletti sulla regolarità delle votazioni. Che tutto questo possa essere risolto applicando un regolamento che già c’è e rafforzando magari le misure anti-pianisti su modello di quanto fatto alla Camera nel corso del quinquennio passato, sembra interessare poco, in fondo, i nemici della casta. La soluzione non conta, anzi non serve. Importa solo lo scandalo, la pubblica denuncia, l’autodafé virtuale. Che è poi, con la cosiddetta “casta” che si rifugia in un indistinto vittimismo e l’opinione pubblica che si sfoga e poi si stufa, il modo migliore perché nulla cambi. Sembra questa, a mettere insieme i pezzi di inizio legislatura, l’unica ricetta grillina: sollevare polveroni, più che togliere la polvere.

L’autodenuncia di Roberta Lombardi (sempre su Facebook) per aver perso gli scontrini del pranzo; Vito Crimi che si perde nei meandri del Palazzo e non arriva in tempo alla riunione della Giunta per le immunità scatenando le ire del collega Giarrusso; il senatore Santangelo che si infiamma in Aula per dire ai colleghi che “si vota seduti”. E così veniamo a sapere che quell’apriscatole serviva affinché sullo sfondo di una crisi di portata storica, che rimette in discussione i modelli politici, economici e sociali dell’ultimo secolo, la terza forza del paese portasse sull’altare del dibattito pubblico la procedura di voto del senatore Lucio Malan (con tutto il rispetto per Malan).


Autore: Federico Brusadelli

Nato a Roma trenta anni fa, si laurea in Lingue e civiltà orientali presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2009 al 2011 lavora presso la Fondazione Farefuturo, occupandosi del webmagazine diretto da Filippo Rossi, con il quale in seguito collabora alla nascita del quotidiano Il Futurista. Giornalista professionista, dal 2013 è dottorando in Studi Asiatici presso l’Università di Napoli “L’Orientale”.

2 Responses to “Da “apriscatole” a semplici “rompiscatole”. Perché l’importante è lo scandalo, non governare”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    Che meraviglia in un post (non é un articolo, per me) per malan, e l’autodenuncia di Roberta Lombardi, Vito Crimi vs Mario Giarrusso e basta? Piuttosto non ti viene di scrivere Aldo Di Biagio e anche ti viene di “prendere un bazooka e sparare”?

    http://www.huffingtonpost.it/2013/06/03/truffa-allinps-indagato-senatore-di-biagio_n_3377457.html?utm_hp_ref=italy

  2. Luigi Di Liberto scrive:

    Dai… su, fai un articolo cazzuto per Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, magari metti anche Antonio Venturino, che spasso.

Trackbacks/Pingbacks