La vera sindrome di Stoccolma della sinistra sul presidenzialismo

di CARMELO PALMA – Pajetta diceva che era meglio avere torto con il partito che ragione da soli. Il partito era ovviamente il PCI. Nel PD sono invece ancora in molti a pensare che sui temi sensibili, ad esempio sul presidenzialismo, sia meglio avere torto da soli, che ragione con Berlusconi.

Anche la sinistra primo-repubblicana, non solo la destra, aveva le sue mitologie incapacitanti – corazze ideologiche che diventavano gabbie psicologiche – e l’inclinazione a coltivare la diversità dal nemico, più che l’identità e l’interesse della propria parte. Ad una Repubblica di distanza, la sinistra di governo si è culturalmente laicizzata e politicamente emancipata dalla paranoia dottrinaria “comunista”, ma non si è affatto liberata dalla devozione al berlinguerismo di maniera, alle questioni morali e ai conformismi costituzionali.

Il tema presidenzialista è dunque una straordinaria cartina al tornasole della resistenza morale all’eterodossia politica e dell’interdetto a un approccio puramente efficientistico ai temi istituzionali. La grande maggioranza degli studiosi e dei dirigenti politici del PD ha capito da tempo che la difesa della Costituzione più bella del mondo e la pregiudiziale “antipresidenzialista” sono un balsamo per le angosce della sinistra perdente, non la trincea da difendere contro l’avanzata del berlusconismo vincente.

Al contrario, hanno compreso che il sistema francese (presidenzialismo e doppio turno) è oggi la riforma più “riformistica” dello stallo di un sistema politico tripolarizzato e più indigesta al Caimano, che non ha più né il fisico, né i numeri, né la testa per una tenzone davvero maggioritaria, ma al contrario l’interesse a blindare la rendita di posizione di un partito che comunque, di dritto o di rovescio, può piacere a un italiano su tre, ma massimamente dispiace agli altri due.

Il cronoprogramma per la legislatura di Berlusconi esclude qualunque concessione sul piano delle riforme. Il presidenzialismo è una delle tante maschere che il Cavaliere indossa nel Carnevale della politica, ma non è digeribile. Perché allora il Pd, invece di provare a farglielo ingoiare, costringendolo a far saltare un tavolo sopra cui ci sia qualcosa e non invece, come al solito, niente, concede a Berlusconi una comoda exit strategy, dandogli modo, ancora una volta, di censurare l’irresolutezza dei politici e giustificare il proprio casinismo antipolitico?

La risposta giusta è sindrome di Stoccolma, ma nel senso uguale e contrario a quello che Gustavo Zagrebelsky utilizza per censurare la compromissione della sinistra con il “carceriere” Berlusconi. La sinistra è invece prigioniera di un mito originario, che collega la minorità politica alla superiorità antropologica e di un’identità di “opposizione” bigotta e dunque tenacemente conservatrice. È prigioniera di se stessa e del “dovere” di fare il contrario di quanto crede e pure di quanto alla fine le conviene.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “La vera sindrome di Stoccolma della sinistra sul presidenzialismo”

  1. lodovico scrive:

    il problema: il dilemma del prigioniero. Fini aveva la risposta: che fai mi scacci? Non collaborava.

  2. marcello scrive:

    Qualcuno ha parlato dei contrappesi e del conflitto d’interessi ma non mi pare che quelli del partito di Berlusconi abbiano accettato la sfida.

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