Perchè la sentenza Eternit non è un modello, nè per Ilva nè per il Paese

di LUCIO SCUDIERO – La vicenda penale dell’Eternit ha trovato ieri un suo epilogo, in attesa dell’eventuale ricorso in Cassazione dell’unico imputato rimasto in vita e condannato, Stephan Schmidheiny. La vicenda politico industriale delle grandi produzioni (poche) rimaste in Italia invece no.

Il pensiero, guidato dalla tempestiva quanto inopportuna dichiarazione del pm Guariniello ieri a Torino, corre all’Ilva di Taranto, dove si profila un commissariamento governativo per evitare la chiusura delle fauci a un complesso industriale che dà lavoro a ventimila addetti e vale il 30 per cento del comparto siderurgico italiano. Qualcuno ha perfino provato a quantificare la caduta, in termini di Pil, derivante dallo stop dell’Ilva. Le stime sono inquietanti.

Del pari inquietante è, però, quello che pare essere il modello standard di risoluzione di problemi politici complessi e stratificati in Italia: attendere che, prima o poi, la magistratura surroghi la politica e le regole che essa per prima non sa dare nè rispettare.

E’ il modello preconizzato ieri, in un eccesso di passione e zelo, da Raffaele Guariniello: «La sentenza apre grandi prospettive anche per le vicende di Taranto e per le altre città che attendono giustizia».

Se chiudere un’azienda e spedire ventimila Cristi nell’inferno della disoccupazione, in questa fase storica, è una grande prospettiva, bè, mi permetto di dissentire.

Al netto delle rilevantissime responsabilità e omissioni dei singoli, Schmidheiny a Torino, i Riva in Puglia, l’Eternit e l’Ilva sono casi che non aprono alcuna prospettiva. Al contrario, la loro manifesta inefficienza, tanto nei confronti delle vittime quanto nei confronti dei “carnefici”, chiude definitivamente all’idea che i problemi strategici del Paese possano risolversi attraverso soluzioni pretorie.

Perchè il giudice che condanna a 18 anni il manager svizzero oppure quello che sequestra gli impianti a Taranto non risolve, bensì strutturalizza, scolpendola nel dispositivo di una sentenza, la fallacia regolatoria e istituzionale di un Paese in cui le leggi sono eccezioni ad altre norme e pertanto non si guadagnano il rispetto di chi dovrebbe osservarle, dalle Istituzioni (non dimentichiamo che l’Ilva è stata azienda di Stato fino a pochi anni fa) ai privati. Alla norma, ambientale, penale o amministrativa che sia, non si obbedisce, perchè è legittimo e razionale intrattenere l’aspettativa che essa possa essere emendata a breve.

Per questa ragione pochi investono in Italia. A chi investe seriamente non interessa evadere la legge, bensì conoscerla e rispettarla con la (altrove) ragionevole aspettativa di non essere “disturbato” dalla discrezionalità, sia essa dei giudici o della politica, nella conduzione dei suoi interessi.

La certezza del diritto è la prima riforma di cui ha bisogno l’Italia. Facile a dirsi, ma non a farsi, perchè richiede un simultaneo, coerente e strutturale rivolgimento di abitudini a istituzioni, imprenditiori e sindacati troppo avvezzi a vivere nelle pieghe dell’eccezione e dell’eccezionalismo.

Dal decreto di commissariamento come da quello cd. “salva Ilva” dello scorso anno non verrà fuori niente di tanto stabile e definitivo che un imprenditore disonesto o un giudice ispirato non possano interpretare a proprio uso e consumo.

La medesima conclusione vale per la vicenda Eternit.

Entrambe sono figlie di un passato contradditorio e finiranno, male, seguendo le sue regole sbagliate.

Per il futuro servono meno Stato e buone regole. Così mai più Eternit, mai più Ilva. 


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “Perchè la sentenza Eternit non è un modello, nè per Ilva nè per il Paese”

  1. taranto scrive:

    L’unica certezza di cui avrebbe bisogno l’Italia è quella della pena.
    E’ vero che servirebbero meno Stato e buone regole, soprattutto chiare e da far rispettare.
    Ma per tutto quello che è ed già stato, qual sarebbe la soluzione?
    “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato …?

Trackbacks/Pingbacks