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Da Gerusalemme appunti sulla situazione siriana. I russi ci sono, l’Europa no

– L’esercito regolare siriano, a detta di Assad, avrebbe ripreso il controllo della situazione. In realtà l’intervento internazionale è già iniziato. Dalla sua parte e contro gli interessi dell’Ue e degli Stati Uniti. Gli Hezbollah sono arrivati in gran numero dal Libano. Sono 7000, stando alla dichiarazione del loro leader Hassan Nasrallah (il protagonista della guerra contro Israele del 2006) e avrebbero partecipato alla riconquista di Qusair, nella Siria occidentale.

Hezbollah non vuol dire solo Libano, ma anche Iran: la milizia del Partito di Dio, sciita, è infatti direttamente affiliata all’ayatollah, ci cui persegue fini politici e religiosi nel Medio Oriente. L’intervento che desta ancora maggiori preoccupazioni, comunque, è quello della Russia. C’è una consegna di missili già avvenuta: quella degli Yakhont, anti-nave, utili per tentare di spezzare un eventuale blocco navale. E c’è un’altra consegna annunciata, paventata, dopo essere stata rinviata a lungo, che è quella degli S-300 Triunf, missili anti-aerei capaci di intercettare anche missili balistici a corto e medio raggio, perfetti per negare all’Occidente ogni eventuale tentativo di no-fly zone o di intervento dall’aria.

Secondo Bashar al Assad, sarebbero addirittura già schierati. Da Israele, però (che mantiene un buon controllo di intelligence in tutta l’area) arriva una smentita. Quella di Assad sarebbe solo propaganda, per intimidire i suoi nemici interni ed esterni.

Le prese di posizione russe hanno comunque ottenuto un effetto psicologico notevole. Hanno rafforzato l’autostima del regime e, di fatto, condannato la Siria al prolungamento della sua lunga guerra civile, che già conta 80mila caduti (stima dell’Onu) in due anni e tre mesi. Difficilmente Assad riuscirà a riconquistare il controllo del territorio perduto, che si stima sia pari al 65-70% di tutta la Siria. Ancor più difficilmente lo potrà fare in un periodo di tempo ragionevole e senza spargimenti di sangue inaccettabili.

Nel frattempo, però, l’Ue continua a discutere sul da farsi. “La Russia ha dichiarato di fornire missili di ultima generazione alla Siria, in risposta alla decisione europea di porre fine all’embargo dopo la fine della Conferenza di Ginevra – ci spiega l’onorevole Mariano Rabino, Scelta Civica, membro della Commissione Esteri della Camera, attualmente in visita a Gerusalemme – E’ una risposta data, soprattutto, a Francia e Gran Bretagna che si sono dichiarate disponibili a fornire materiale bellico ai ribelli. La politica estera russa è mossa da riflessi condizionati, che caratterizzano un po’ tutte le relazioni internazionali: quando noi facciamo una cosa, loro fanno l’opposto. Anche in questo caso, però, l’impressione che diamo, come Italia e come Europa, è quella di andare in ordine sparso e di non aver concordato anche con gli Stati Uniti una posizione ferma sulla questione siriana. Naturalmente è una questione molto delicata. Si deve tener conto dell’aspetto giuridico, evitare eclatanti ingerenze in uno Stato sovrano e tutti i pericoli che ciò comporta. Ma rischia di essere gestita peggio, a livello internazionale, se non si garantiscono i diritti umani, civili e politici ad una popolazione e ancor di più se diventa oggetto di strumentalizzazione della politica delle grandi potenze”.

Emma Bonino, ministro degli Esteri, proprio l’altro ieri si è detta contraria all’invio di armi ai ribelli. “Ho molta stima di Emma Bonino, credo che voglia concentrare tutte le energie sulla Conferenza di Ginevra – spiega l’onorevole Rabino – Ogni pressione nazionale, soprattutto quella di Francia e Gran Bretagna, rischia di delegittimare la stessa Conferenza. Condivido la linea adottata dal ministro Bonino, che è in linea con una sua dichiarazione, di pochi giorni fa, sulla necessità di arrivare agli Stati Uniti d’Europa, con una politica estera e di sicurezza comuni (attualmente riassunti nella “Pesc”, ndr). E non far fare figure, ai limiti del grottesco, a Catherine Ashton, responsabile della Pesc: raramente riesce a produrre un pensiero politico comune a livello europeo”.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

One Response to “Da Gerusalemme appunti sulla situazione siriana. I russi ci sono, l’Europa no”

  1. Pierpaolo scrive:

    “Quella di Assad sarebbe solo propaganda, per intimidire i suoi nemici interni ed esterni.”

    Per smentirlo israele dovrebbe compiere un nuovo attacco aereo sulla Siria.
    Ma non credo che vorrà rischiare.

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