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Franca Rame, una di due. Il teatro politico come festa di vita

Quando andavo alle elementari in tv davano gli spettacolo teatrali con Dario Fo e Franca Rame. All’epoca ne sapevo poco di questi due, forse non li capivo nemmeno, ma stavo lì a cercare di capirli, ridevo come un matto, poi mi fermavo e pensavo che non c’era niente da ridere. Ecco a cosa serve il teatro, quello popolare. A farti prendere coscienza, nel caso di un bambino a fargliela formare, o meglio, nel caso di tutti, se è vero come è vero che il pubblico se si dà allo spettacolo è bambino per statuto.

Poi ci sono quelli che allo spettacolo non si danno, quelli con il freno a mano tirato, quello interiore. Poi si cresce e si capiscono, quando va bene, cose e personaggi. E lì mi si aprì un’altra Franca Rame. Lì, sul palco, bella, vitale, scosciata, col seno in vista, sembrava la classica bellona da tournée – ma poi l’ascoltavi – e nella testa si ribaltava la bussola – ti tirava giù nel suo punto di vista – ti si invertiva il tuo – diventavi donna. Ti si chiariva il suo orizzonte, c’eri dentro. Sentivi il dolore, sentivi la violenza, sentivi l’eroismo, sentivi la frustrazione, sentivi il divieto, sentivi l’abuso, sentivi il ridicolo, sentivi quello che sentivano le donne, come te lo faceva sentire lei.

Franca Rame era carne viva, senza pelle, dava ciò che era. Ma era qualcosa di più. Il palco e il fuori palco erano la stessa cosa. La scena e la vita erano fatte della stessa materia. Il suo teatro non era solo quello con il palco e le sedie di fronte, ma era ovunque e comunque era sempre. Non da sola, ma col suo uomo. Questi due, Franca Rame e Dario Fo, erano l’esemplificazione di cosa volesse dire teatro politico, ossia, una unica azione, lineare e discontinua allo stesso tempo, che fondeva in un tutt’uno scrittura, recitazione, vita privata e azione pubblica.

La scena teatrale era scena politica, ma la scena teatrale e politica più fertile e “grande” era la loro vita pubblica, dove la dimensione pubblica consisteva nel rendere spettacolo permanente la loro vita privata nella logica per la quale  la politica non è né il dentro, né il fuori, ma tutto. Il teatro popolare è questo, una festa permanente dove per festa si intende “festa” nel suo senso più pieno, ossia,  il momento in cui tutto si può sovvertire, tutto si può ribaltare, tutto può esser visto con occhi diversi, tutto può compiersi in uno sguardo liberatorio che libera le energie represse, i desideri censurati, tutto ciò che “l’ordine” ha il compito, la missione, di inibire e di reprimere.

La coppia Rame/Fo ha avuto il merito e la caparbietà scientifica di travestirsi da cacciatori, sì, cacciatori di tabù culturali e sociali. Ne hanno presi di mira molti, ne hanno fracassati e sgonfiati un bel po’. Hanno fatto una guerra totale a tutto il cascame reazionario e moralista rintracciabile nei loro e nei nostri dintorni.

La loro vita è stata una vita e un teatro a cielo aperto, e ci ha fatto capire che donna e uomo, insieme, se ne hanno le capacità e l’intelligenza, possono agire così. Fregandosene di ciò che si può e di ciò che non si può. La loro vita totale è stata una delle più belle performance che il nostro teatro e la nostra cultura abbiano mai visto. Errori, sì ne hanno fatti, pure molti, ma fanno parte del tutto, prendere o lasciare.

È morta una straordinaria donna forte. Femminista e comunista. A molti faceva incazzare che una femminista e comunista fosse pure bella. Quindi per vendicarsi i fascisti la violentarono. Per dare una lezione alle donne e ai comunisti. Tutto ciò di cui abbiamo parlato – comprese le premesse e le conseguenze della violenza subita e raccontata da Franca Rame – è stato “risolto” giornalisticamente così nel TG2 delle 13 di ieri, nel servizio di Carola Carulli: “Una donna bellissima, Franca, amata e odiata. Chi la definiva attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante, chi invece la vedeva come la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione … finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata.” Senza parole.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “Franca Rame, una di due. Il teatro politico come festa di vita”

  1. elenasofia scrive:

    Sì sì, tutto bello, tutto vero, peccato che i due “parolai” abbiano portato avanti un’ideologia fallimentare a livello planetario, e di cui anche l’Italia, nel suo piccolo, paga le conseguenze.

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