La bella favola dell’antipolitica grillina subisce uno stop, a trionfare è l’astensione

di LUCA MARTINELLI – Premettiamo subito che i risultati delle Amministrative non sono del tutto comparabili a quelli delle Politiche, dal momento che bisogna prendere in considerazione anche quanto fatto dalla precedente amministrazione sul territorio. Questo rende difficile comporre un quadro “nazionale” dei risultati, ma ci permette comunque di trarre alcune conclusioni.

La prima, quella più evidente, è che a vincere è stata l’astensione. A Roma solo il 52,8% degli aventi diritto ha votato (-28,86% rispetto alle Politiche di febbraio, -10,32% rispetto alle comunali di cinque anni fa). Un segnale che fa il paio con i brutti risultati del Movimento 5 Stelle: i vari candidati sindaco dei grillini tornano tutti a casa con le pive nel sacco.

Un dato è abbastanza indicativo del flop grillino: a Siena – città su cui pure Beppe Grillo ha spesso puntato i riflettori per colpa dello scandalo del Monte dei Paschi – il candidato sindaco Michele Pinassi si è fermato all’8,55%, superato anche da Rifondazione e alleati (10,29%). La notizia è dunque “solo” che, dopo vent’anni, si ricorrerà al ballottaggio: a sfidarsi saranno centro-sinistra (comunque in vantaggio) e centro-destra. Solo un anno fa, Federico Pizzarotti a Parma conquistò il ballottaggio col 19,47% e poi stravinse col 60,22%.

Che cos’è successo? Innanzitutto, il voto per le Amministrative, come detto, non è come quello per le Politiche: i comportamenti che si tengono nelle tornate generali, ad esempio il voto di protesta, tendono a non essere replicati in quelle elezioni dove è più marcato il rapporto col territorio. In particolare, quello che alle Politiche diventa un “voto di protesta”, alle Amministrative si trasforma in una “astensione di protesta”.

E poi, il M5S paga evidentemente tutti questi mesi di polemiche e di brutte figure in Parlamento, come noi avevamo già detto: alla promessa di “aprire il Parlamento come una scatola di tonno” non sono seguiti i fatti. Peggio: hanno fatto tornare Berlusconi al Governo, sebbene per interposta persona, e hanno riconsegnato il Paese alla “strana maggioranza” che ci governa dalla nascita del Governo Monti.

È così successo che quegli elettori (specie di centro-sinistra) che hanno votato per il M5S a febbraio scorso sono tornati all’ovile, oppure si sono semplicemente astenuti, permettendo al Movimento di rientrare in una forchetta più “consona” (fra l’8% e il 12%) alla sua reale forza sul territorio. Percentuali queste che non possono essere comunque sottovalutate e che non devono far pensare che il fenomeno sia già finito, ma che devono fare riflettere anche i pentastellati: l’exploit di febbraio scorso adesso è sempre meno replicabile, in assenza di risultati concreti.

Ad avere la mano buona, stavolta, è il centro-sinistra: nonostante fosse moribondo poco meno di tre settimane fa, adesso sta mettendo in difficoltà il centro-destra perfino in roccaforti come Treviso – dove il sindaco uscente Gentilini va al ballottaggio con uno svantaggio di 8 punti. La conferma di questi trend la avremo solo fra due settimane, quando ci saranno i risultati definitivi, ma per il momento possiamo festeggiare il fatto che i comportamenti di voto stanno tornando nella loro normalità. Peccato aver perso tutti questi mesi per capirlo.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

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