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Noi che fummo Futuristi Liberali, a torto o a ragione – Quinta e ultima puntata

Il link alla quarta puntata

“Ma voi che ci facevate con Fini?” È una domanda che mi sono sentito rivolgere innumerevoli volte. Se chi me la pone avesse visitato lo stand di Libertiamo, durante la convention di Futuro e Libertà tenutasi a novembre 2010 a Bastia Umbra, avrebbe capito. Tra le migliaia di persone che vi parteciparono e che visitarono il nostro stand, per conoscere il webmagazine, le attività e le campagne, noi ci sentivamo a casa. A Mirabello c’era stato più spontaneismo, alla fiera perugina c’era più consapevolezza di quel che si stava creando.

Such a long journey, so far still to travel“. Qalche mese prima, ad agosto, l’Economist aveva dedicato a Gianfranco Fini un articolo nella sezione “Leaders” ed un secondo pezzo più articolato sulla crisi interna al centrodestra (con un bel gioco di parole: “A FLI in his ear”, una mosca che ronza nell’orecchio di Berlusconi). La proverbiale diffidenza del settimanale britannico per l’Italia ed il suo centrodestra si accompagna ad una moderata apertura di credito nei confronti del presidente della Camera.

Con le sue posizioni liberaldemocratiche sui temi social (incluso l’intento a limitare l’influenza della Chiesa Cattolica nella vita italiana), la ferma condanna della corruzione e un’idea di partito opposta a quella “strumentale” di Berlusconi, Gianfranco Fini era considerato dal magazine internazionale come il politico italiano più talentuoso, a cui veniva ora chiesto di mostrare la sua stoffa. Non mancavano interrogativi sulla sua strategia politica, sulla sua visione economica, sulla vicenda della casa di Montecarlo sollevata da Il Giornale, ma il giudizio era ampiamente positivo. Dagli anni in cui i media internazionali gli davano del fascista, Fini aveva ormai compiuto un lungo e credibile percorso, le cui tappe cruciali erano considerate le visite in Israele e ad Auschwitz, la condanna delle leggi razziali, il suo incarico di rappresentante italiano presso la Convenzione Europea presieduta da Giscard d’Estaing.

All’ombra del leader, tuttavia, c’erano anche miserie da cortile. A Bastia Umbra nacque ufficialmente il movimento giovanile di FLI, prima denominato Generazione Giovani e poi Generazione Futuro. Nonostante la contrarietà di molti alla costituzione di un organo giovanile, per un movimento che non era ancora partito e che sarebbe dovuto essere “tutto giovane”, Italo Bocchino affidò al suo collaboratore Gianmario Mariniello il compito di organizzare un comitato promotore del movimento giovanile. Avevo compiuto 30 anni ad ottobre e decisi di restarne fuori, preferendo non farmi rinchiudere nel recinto della politica giovanile. Bocchino chiese a Della Vedova di indicargli un nome (uno solo) per il costituendo comitato promotore e Benedetto gli segnalò Lucio Scudiero. Gli chiesi perchè avesse fatto un solo nome, Benedetto mi rispose: “Italo mi ha detto che sarà una cosa piccola, transitoria e solo organizzativa…“. Non era così, tanto che a Bastia Umbra con un verbale mai redatto di una riunione mai tenuta di quel folto comitato promotore, Mariniello fu scelto come coordinatore nazionale. Nessuno protestò, molti dei componenti del comitato promotore erano poco avvezzi ai colpi di mano della politica politicante, qualcuno avrà pensato che la riunione di cui il verbale parlava c’era stata davvero e di non averne saputo l’esistenza per propria negligenza, altri si saranno auto-convinti di avervi persino partecipato. L’indomani, in attesa dell’intervento conclusivo di Gianfranco Fini, lo affrontai a muso duro: “Avete fatto una cosa indegna e assolutamente irregolare, dovevate solo organizzare il movimento e promuovere un congresso a breve…“. Risposta: “Non c’era tempo, non si poteva fare altrimenti…“. Fine di un rapporto fino a quel momento competitivo ma, tutto sommato, civile.

Le vicende del movimento giovanile di FLI – dispiace per chi vi aveva riposto la propria passione – si limitavano ad essere la rappresentazione delle ambizioni parlamentari del suo coordinatore nazionale e le aspirazioni di accreditamento politico di pochi fedelissimi. A questo si aggiungeva l’uso spregiudicato di Generazione Futuro come veicolo per la diffusione di materiale pubblicitario e propagandistico (felpe, magliette, cappelline, spille, penne e volantini di ogni sorta) realizzato da una società – la Ita2020 srl – con sede ad Aversa (città di provenienza di Bocchino e Mariniello), uno dei cui soci era Dino Carratù, altro membro dello staff dell’allora capogruppo alla Camera e amico personale del coordinatore dei giovani. Gli stand di Generazione Futuro, durante gli eventi di FLI, offrivano ben pochi contenuti politici, ma erano provvisti di gadget per ogni gusto. Tutto assolutamente legale, tutto assolutamente inopportuno.

Eppure in Generazione Futuro c’erano persone di estremo valore, tra i quali tantissimi giovani di estrazione riformatrice e liberale che avevano sperato di trovare nell’iniziativa finiana lo spazio per la propria partecipazione e passione civile. L’ossatura di quella che sarebbe poi stata Zero+ si era formata in GF, un movimento che con i metodi usati dai suoi piccoli dirigenti è stato più rapido della stessa FLI a spegnere gli entusiasmi di tanti suoi attivisti. Il vulnus del movimento giovanile era, in scala, lo stesso che poi attanagliò FLI, condannandola pian piano all’estinzione: da un lato il “bocchinismo”, cioè il tatticismo esasperato finalizzato alla conquista del potere personale, assolutamente “agnostico” in termini di contenuti politici; dall’altro, il “nostalgismo”, cioè l’invasione del partito da parte di quanti speravano di sfogare in FLI le frustrazioni per l’antistoricismo della loro destra nazionalista e identitaria, a volte omofoba e antisemita, ormai inadatta alla contemporaneità.

Al congresso di Milano, nel marzo del 2011, dopo la bocciatura della mozione di sfiducia parlamentare a Berlusconi, Gianfranco Fini si affidò proprio a Italo Bocchino, nella speranza che la macchina organizzativa che questi gli prometteva di imbastire (a partire da Generazione Italia) potesse essere sufficiente a rivitalizzare il movimento politico. Di fatto, da quel momento, Fini si sarebbe sostanzialmente disinteressato del partito, lasciandolo nelle mani di Bocchino. Nonostante l’indicazione di Benedetto Della Vedova come nuovo capogruppo (nota a margine: Benedetto offrì a Urso il suo posto, per scongiurare il suo abbandono di FLI; Urso, ringraziandolo, declinò l’invito), il bocchinismo e il nostalgismo si erano impossessati del partito, marginalizzando le tre anime dalla cui ibridazione il “futurismo” era nato: l’anima liberalconservatrice di Adolfo Urso e della fondazione Farefuturo, le istanze riformatrici, laiche e liberali che con Libertiamo provavamo a interpretare e quel coacervo magmatico e inquieto di suggestioni libertarie della “sinistra rautiana” di Flavia Perina, Umberto Croppi, Luciano Lanna, Filippo Rossi, Monica Centanni e Peppe Nanni. Se c’era una chance, nel 2011, di far sopravvivere e consolidare FLI quella sarebbe passata per queste tre anime, non per il nostalgismo e il bocchinismo. Fini scelse questi ultimi, e c’è chi ritiene che alla base vi siano ragioni inconfessabili.

La storia di FLI, per quella che sarebbe potuta essere e non è stata, potrebbe terminare a questo punto. Sarebbe continuata ancora per due anni, fino alle elezioni politiche del 2013, ma come mera resistenza ad un declino inevitabile. A luglio del 2012, dopo l’ennesimo tentativo di convincere Fini a superare definitivamente FLI e di fare della “Assemblea dei Mille” un tentativo autentico di novità e di apertura a nuovi protagonisti, Della Vedova disse in privato al presidente della Camera: “Da questo momento, considerami solo federato a FLI, attraverso di te“. Tutta la stagione del governo Monti fu per FLI un travaglio tra chi cercava di mollare gli ormeggi e provare una navigazione in mare aperto e chi aveva già messo in cantiere di presentarsi alle elezioni del 2013 con la piccola lista, per conquistare quei pochi seggi utili a negoziare da posizioni di forza il “ritorno a Itaca” (cioè la riunione della “destra”).

Noi che, a torto o a ragione, siamo stati autenticamente futuristi, cioè convinti che l’Italia abbia bisogno di una rivoluzione di modernità, tra gli opposti conservatorismi che la bloccano in ogni ambito dell’economia e della vita civile, non siamo pentiti del percorso che abbiamo fatto. Non siamo più “finiani”, ma saremo ancora futuristi e modernizzatori. Such a long journey, so far still to travel.

DEDICA. Questa serie di cinque articoli è dedicata a quattro persone, la cui conoscenza in questi anni mi ha profondamente arricchito umanamente e politicamente: Flavia Perina, Enzo Raisi, Monica Centanni e Peppe Nanni. Piacerà a Flavia, Enzo e Monica che io spenda qualche riga per Peppe. Un giorno, un po’ come per Socrate, dovremo provare a raccogliere le sue idee, essendo Nanni molto parco di scrittura tanto quanto è munifico di pensiero e parole. Una delle conversazioni più interessanti che ho avuto con lui ha avuto come tema il giardino rinascimentale, come paradigma dello sforzo dell’uomo di piegare la natura selvaggia alle proprie esigenze, al proprio gusto del bello e dell’utile, contrapposto al mito della natura selvaggia, mantra contemporaneo di un collettivismo antiscientista camuffato da ambientalismo. L’uomo al centro della riflessione e dell’azione politica, era questo il punto d’incontro delle nostre diverse prospettive.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “Noi che fummo Futuristi Liberali, a torto o a ragione – Quinta e ultima puntata”

  1. Casula Piero scrive:

    Che poca dignità intellettuale, scrivere una storia, con diverse verità che ne celano altre più profonde.
    Forse serve ad allargare il cv…,forse a ripulire l’anima, o ad apparire diversi da ciò che si è, scordando che chi ha vissuto la Storia non necessita che gli venga raccontata; Sa come sono andate le cose.

  2. Lorenzo scrive:

    Grazie. Credo tu abbia fatto un grande servizio a chi ci aveva creduto veramente e non riusciva a capire molte cose.
    Ora pero’ cerchiamo di ritrovare la strada.

  3. enzo51 scrive:

    @ Casula Piero
    “…chi ha vissuto la Storia non necessita che gli venga raccontata;sa come sono andate le cose.”
    Ok! Questa ,a puntate,è la storia di Piercamillo.A quando la tua?
    @Piercamillo
    “..Fini scelse questi ultimi,e c’è chi ritiene che alla base vi siano ragioni incoffesabili.”

    Cos’è stato la “nascita” di FLI,l’ennesima scialuppa di salvataggio per i tanti che si sentivano trombati usando come rematori i tanti giovani che ci avevano creduto o una miserabile e squallida avventura finita con una guerra tra bande?

    La sinistra è alla frutta e la destra è ancora ancorata al nano di Arcore con buona pace dei tanti che avevano riposto fede e testimonianze nel nuovo prospettato da Fini e soci,mister tentenna per antonomasia,che invece di stare molto attento a come svolgere il compito che si era assunto ” Che fai? Mi cacci!” si è trincerato in quel personalismo familistico della premiata ditta Tulliani e co. buttando a mare i tanti che avevano creduto in un riscatto di una destra opaca e non sufficientemente attrezzata per i tempi che non lasciavano spazio a revisioni di qualsiasi tipo.
    Cinque puntate godibili della “Saga dei famigli” accessoriata con elementi di varia estrazione culturale e politica, i soli e veri credenti della nascita di una diversa destra popolare e liberista quale doveva essere FLI!
    E’ amaro constatare che a perdere non sono solo quei coraggiosi ragazzi che avevano creduto in Fini ma l’intero sistema paese che ora riporrà sicuramente le proprie speranze o nel M5S o nel Berlusconismo più becero di prima o …. nella Piazza!!!
    Con buona pace dei Bocchino di turno!

  4. Complimenti. Cinque articoli molto belli ed esaustivi. Un cammino che somiglia un po’ al mio. Mai in AN, mai con la destra “nostalgica”, iniziai ad apprezzare Fini proprio a seguito dei referendum del giugno 2005. Mi iscrissi a FLI dopo Bastia Umbra: per la prima volta nella mia vita decisi di prendere una tessera di partito. La presenza di chi Della Vedova che come me non ha mai avuto a che fare con la storia di AN, mi convinse a partecipare attivamente ad un progetto che potesse essere di vero rinnovamento, nonostante la presenza massiccia di esponenti locali imbarazzanti che di “futuristico” avevano ben poco. Ho deciso di rimanere in FLI fino all’ultimo perché non si abbandona la nave che affonda. Ora resto un apolide politico, pur restando sempre fedele alle mie convinzioni liberali, libertarie ed europeiste maturate e sviluppati negli anni. Vedremo cosa ci riserverà il “futuro”. Such a long journey, so far still to travel.

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