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Ma la destra italiana non può ridursi ad una riedizione di An

Qualche giorno fa, a Palermo, si sono incontrati – dopo un bel po’ di tempo – alcuni degli ex colonnelli di Alleanza Nazionale. Il motivo che ha scaturito la riunione è l’oggettiva irrilevanza politica nella quale la destra italiana è stata relegata. Quindi i vari Storace, Nania, Urso e Menia si sono dati appuntamento nella città siciliana per trovare un accordo e presentarsi uniti alle elezioni europee del 2014.

Qualcuno si chiederà, legittimamente, se nel nostro panorama politico, nell’anno 2013, ci possa essere ancora spazio per la resurrezione di Alleanza Nazionale e di quelle storie provenienti dal Msi. In molti penseranno che quella classe dirigente e quella visione del mondo hanno miseramente fallito avendo avuto un’occasione storica. Ma a prescindere da ciò (in qualsiasi paese esistono progetti politici che falliscono), davvero lo schieramento alternativo al Pd e Sel può ridursi alla riedizione di un partito che è stato ostaggio del proprio passato, non riuscendo mai ad affrancarsi da quella storia missina a cui molti ex deputati e senatori sono legati?

La Seconda Repubblica è di fatto moribonda, si deve entrare nella Terza: come può uno schieramento che dovrebbe chiudere una fase e aprirne una nuova – completamente diversa – a ritornare a quello che è stato uno dei partiti protagonisti della disastrosa (per molti versi) esperienza della Seconda fase repubblicana? Gli elettori non capirebbero ed è molto probabile che si rischierebbe di ingrossare i numeri del partito dell’astensione. Inoltre le fratture che si sono verificate all’interno del mondo post fascista sono profonde e non sarà semplice rivedere alcuni finiani al fianco di Storace (e viceversa), a meno che non ci sia un obiettivo comune: la fame di poltrone europee.

In realtà, bisognerebbe ammettere che in Italia non è mai esistita una destra – come spiega bene nel suo ultimo lavoro Antonio Polito. Quella che noi comunemente chiamiamo “destra” è l’eredità storica e politica del fascismo, è inutile prendersi in giro. Sappiamo bene che An era un’evoluzione del Msi e che il Msi era l’evoluzione repubblicana del Partito Fascista; ciò non vuol dire che in An non vi fossero personalità degne di rispetto (ad esempio Raisi ed Urso erano tra quelle), ma chi dice che il Msi era “destra” mente sapendo di mentire. In tutto il mondo occidentale e nelle democrazie compiute non esiste una fazione politica chiamata “destra sociale”; di fatto non può esistere una “destra sociale”. È una distorsione italiota, dovuta alle origini socialiste del fascismo e quindi al culto dei treni che arrivavano in orario, dell’istituzione dell’Iri, della nascita dell’Inps etc.

Il perché la destra non può essere sociale è presto detto: la parola destra (nel Regno Unito come negli Usa) è sinonimo di libertà individuale ed economica, di anti-statalismo. In Italia è il contrario: non è mai esistita una destra liberale; una destra che si scagliasse contro lo strapotere dello Stato, che tutelasse la libertà dell’individuo e che fosse una strenua sostenitrice del libero mercato. In verità l’Italia ha conosciuto la faccia nazionalista del socialismo, che si scontrava con quella internazionalista. Quindi se davvero si ha l’interesse a porre le basi per la nascita di una destra extraberlusconiana, si deve partire da una parola di cui molti si riempiono la bocca: libertà.

Una destra di governo, degna di questo nome, avrebbe come primo obiettivo l’abbattimento della pressione fiscale su lavoro e imprese e non pubblicizzerebbe un feticcio elettorale come la restituzione dell’IMU. Per farlo, una destra liberale proporrebbe un taglio drastico della spesa pubblica: abolirebbe le Province, accorperebbe i piccoli paesi, privatizzerebbe, lotterebbe con forza a favore delle liberalizzazioni, taglierebbe la spesa pubblica improduttiva, dichiarerebbe guerra alla burocrazia statale che blocca lo sviluppo. Una destra matura affronterebbe senza pregiudiziali temi sensibili come il riconoscimento delle coppie di fatto, la regolarizzazione della prostituzione, l’eutanasia, la liberalizzazione delle droghe leggere. Per ultimo una destra che ha come obiettivo quello delle riforme radicali, del cambiamento dell’architettura dello Stato, avrebbe già sposato senza pensarci troppo l’iniziativa lanciata da Giovanni Guzzetta.

Ebbene, se la destra ha la reale intenzione di tornare al governo faccia un profondo esame di coscienza; si modernizzi, raccolga le sfide della contemporaneità, prenda esempio da leader come David Cameron e Ron Paul e sia capace di costruire un’offerta politica trasparente, democratica e competitiva; si liberi da quelle “radici” che la legano ad un passato anacronistico e buio. Se, altrimenti, alcuni preferiscono guardare alle prossime elezioni, vuol dire che ogni tipo di discorso è vano e la destra rimarrà irrilevante così come è oggi, senza alcuna prospettiva evolutiva verso le destre europee ed occidentali.


Autore: Marco Mitrugno

Nato a Mesagne (Br) nel 1992. Appassionato di basket, calcio, storia, politica e giornalismo. Attualmente collabora con Il Patto Sociale.

4 Responses to “Ma la destra italiana non può ridursi ad una riedizione di An”

  1. creonte scrive:

    beh, non condivido nel momento in cui si considera la “destra sociale” una questioen unicamente italiana.
    invero è il contrario: le destre nel mondo spesso hanno avuto questo contorno, specie dove son saliti al potere.

    lo steso “conservatorismo compassionevole” non è in fondo destra sociale? i nobili che si uniscono ai loro sottoposti i contrapposizione alle nuove classi borghesi: è qualcosa di assolutamente naturale nellos viluppo di una nazione

  2. studia ragazzo che ne hai tanto bisogno.

  3. Nicola scrive:

    Distinguerei due questioni affrontate nell’articolo:
    E’ vero che nell’Italia repubblicana non esiste e non è mai esistita una Destra liberalconservatrice. Almeno sul piano politico, mentre quella “ideale” ruotava attorno a personaggi della cultura e del giornalismo (Montanelli ecc.).
    Al di là delle definizioni lessicali, proprie di ogni lingua e Paese, la Destra “sociale” esiste eccome. In Francia ad esempio, pur con una storia profondamente diversa dalla nostra, la Destra è fondamentalmente statalista e con pochi tratti liberali/liberisti.
    Verissimo che la Destra Sociale nostrana, si sia rifatta a tematiche socialiste e corporativiste del Ventennio. Per costruire una Destra Liberalconservatrice infatti dobbiamo andare alle origini risorgimentali della nostra Destra, quella Storica, quella di Cavour, insomma quella di chi ha fatto l’Italia.
    E quanto manca all’Italia quella Destra!

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