Lo Stato che uccide l’economia. Una storia italiana in Zimbabwe

– Le disastrose condizioni economiche e sociali nelle quali versa attualmente lo Zimbabwe dopo 33 anni di ininterrotto governo di Mugabe e del grumo di potere che si è consolidato intorno a questo inquietante personaggio fanno pensare a regimi dittatoriali medievali, come quello di Hoxa in Albania o la Corea del Nord della dinastia dei Kim.

In quel paese, dietro la “patriottica” Legge sull’Indigenizzazione e la Responsabilizzazione Economica, che tanto ha contribuito alla distruzione dell’economia di quella nazione così ricca di materie prime e così povera di cervelli e talenti fuggiti all’estero, opera una struttura ben organizzata, una particolare  private equity investment company denominata Brainworks Capital.

Le brochures di presentazione di questa compagnia, i prospetti per i sottoscrittori apparentemente non sono dissimili da quelle in uso  da una normale  private equity investment company che ha ricevuto mandato di piazzare bond sul mercato internazionale. Ma a una lettura più approfondita di tutta la documentazione, corroborata dalla testimonianza di tanti piccoli imprenditori neri dello Zimbawe, si apprende che molti di loro in buona fede avevano creduto alla promessa di Mugabe, pensando di poter entrare negli affari confiscati alle multinazionali che operavano in loco, mentre si sono visti invece scavalcare dai “mandarini” locali, ben ammanicati con le caste di potere che ruotano intorno al dittatore ed al suo partito di riferimento.

Nel leggere i documenti di presentazione delle attività della Brainworks Capital mi viene istintivamente in mente la documentazione allegata ai carrozzoni delle partecipazioni statali che per decenni hanno rovinato l’economia italiana e impinguito le tasche dei famelici partiti e manager pubblici, messi in quei posti dalle caste politiche di riferimento.

Il  teatrino della peggiore stagione delle “Partecipazioni Statali” italiane viene rimesso in scena nel martoriato Zimbabwe. A parte la scenografia esotica, i personaggi ed il copione poco si discostano.

Vi sono i manager pubblici miracolati con tanto di curriculum altisonante. Nello sfondo compaiono figure di garanzia come la società di revisione contabile KPMG. La mission messianico/dirigista e’ quella di inserire nella moderna economia di mercato sostanziali elementi di riequilibrio sociale ed etico, con particolare enfasi nelle dichiarazioni di promuovere l’azionariato diffuso tra la popolazione locale (indigeneous).

Come per le partecipazione statali italiane non poteva mancare lo scandalo eclatante, il  Nieebgate’ scandal, di cui non si fa accenno nei media italiani, a spese dei contribuenti. Nel caso dello Zimbabwe a spese degli “indigeni”, che, a parole, dovevano essere tutelati dalle discriminazioni razziali subite prima della presa del potere di Mugabe  e resi partecipi delle enormi ricchezze del sottosuolo zimbabwese.

Con tanto di fogli di regime sguinzagliati a difendere “l’onorabilità” del programma di indigenizzazione sotto attacco dei “media occidentali servi delle multinazionali”.

 

 

 


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

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