Del Porcellum non si butta via niente

di LUCIO SCUDIERO – E’ iniziato l’ennesimo tempo di traccheggio politico sulla legge elettorale. L’idea di manutenere il porcellum per esigenze  di retrobottega e di breve periodo non meglio esplicitate è pessima.

Le tecnicalità in questo contesto valgono una dichiarazione di Alfano, cioè poco, molto poco, e la discussione partita nelle “segrete stanze” del potere romano sulla riforma minimal della norma vigente è  l’ennesima conferma che la cosa peggiore di quella legge è il sistema politico che l’ha prodotta, poi rinnegandola.

Essa produce incentivi distorti da cui neppure questo Parlamento, pieno della “novità” grillina e fresco di stallo, pare riuscire a liberarsi. Perchè è dura, molto dura, per ciascuno degli attori politici interessati, in questa fase di confusione e di paludamento politico, rinunciare ai benefit che quella normativa distribuisce, e cioè la sostanziale garanzia di controllabilità, quando non immutabilità, degli equilibri interni alle nomenclature partitiche, sovrarappresentati nel gioco di bilanciamento con l’interesse all’equilibrio fra e dentro le istituzioni.

Insomma, la modifica D’Alimonte della legge Calderoli è l’ennesima dimostrazione di resilienza di un sistema politico talmente inefficiente e schiavo delle proprie torsioni da far apparire l’inefficienza partitica e istituzionale grillina come un benchmark di democrazia.

Ovviamente non è consegnandosi ostaggi gli uni degli altri che i maggiorenti parlamentari del governo Letta eviteranno un eventuale scioglimento anticipato della legislatura né l’eventuale ripetizione degli esiti dello scorso febbraio, con tutto ciò che ne consegue.

In Italia ci sono i margini di consenso per ragionare seriamente di riforme istituzionali e nuova legge elettorale, che dovrebbe rispondere introducendo la dinamica maggioritaria dei collegi uninominali alla domanda di maggiore coinvolgimento di un elettorato, che continua a sentirsi scippato del proprio diritto a scegliere i propri rappresentanti.

Epperò senza una mediazione politica efficiente, e alle viste non ce n’è una, il combinato disposto di questa pressione politico/giudiziaria sulla legge elettorale e dell’autoreferenzialità del sistema politico rischia soltanto di sostituire un feticcio – le liste bloccate – con uno peggiore, le preferenze.

Fra sei mesi torneremmo esattamente dove siamo oggi, quando sarebbe il caso e il momento di scegliersi la Repubblica.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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