Statuto dei partiti. Il Pd ha ragione e Grillo torto, anche se dirlo è ‘inopportuno’

di CARMELO PALMA – Alle ultime elezioni un italiano su quattro ha votato per un “non partito” proprietario – il M5S – composto da tre persone – il fondatore, il nipote e il commercialista – che controllano, in modo ovviamente esclusivo, il contrassegno elettorale e l’infrastruttura base del MoVimento, il sito www.beppegrillo.it. La democrazia nel M5S sta a valle e non a monte di Beppe Grillo e della sua filosofia, appaltata ad una srl, la Casaleggio Associati, che confeziona un’utopia post-democratica tanto new age, quanto old style.

Il “non partito” a 5 Stelle non rompe affatto gli schemi tradizionali, ma vi si adatta. La sua articolazione formale e il suo modello funzionamento rispecchiano abbastanza fedelmente quello del suo antecedente storico e ideologico, l’Italia dei Valori e il sistema delle casseforti giuridiche con cui Di Pietro proteggeva il tesoretto del consenso antipolitico. Di Pietro non aveva un Casaleggio, ma aveva comunque come Grillo l’inclinazione a ritenere che alla democrazia si dovesse giocare solo fuori dalla porta di casa propria.

Le polemiche sul disegno di legge, ripresentato da Anna Finocchiaro e Luigi Zanda  (e già depositato nell’identica versione nella scorsa legislatura) sullo statuto giuridico dei partiti e sull’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, dipendono certo dal fatto che la nuova disciplina costringerebbe il M5S ad evolvere verso forme di organizzazione democratica incompatibili con la guruship grillina. Ma dipendono più profondamente dall’inclinazione – che è propria non solo del sistema politico, ma anche di quello mediatico – a relativizzare le questioni di diritto e ad assolutizzare quelle di opportunità secondo le regole non scritte della nostra democrazia di relazione. Grillo è entrato a far parte del sistema delle élite politiche e quindi merita un rispetto speciale. Che è come dire che il “non partito” del comico genovese ha guadagnato sul campo il diritto all’eccezione e il Pd glielo deve realisticamente riconoscere.

Da decenni si sostiene che la scarsa qualità democratica dei partiti è una causa istituzionale della scarsa qualità della democrazia italiana. La prevalenza dei modelli oligarchico-padronali che hanno contrassegnato la storia della Seconda Repubblica e la reazione alla crisi della cosiddetta “democrazia dei partiti” non ha probabilmente solo cause istituzionali – la mancata costituzionalizzazione dei partiti – ma innanzitutto cause culturali – l’attitudine storica a rispondere all’inefficienza democratica con modelli di efficienza non democratica. Nondimeno, l’estensione giuridica del “metodo democratico” dalla lotta politica esterna all’organizzazione interna dei partiti politici costituisce tutt’oggi un complemento indispensabile per quella “riforma della politica” di cui tutti, più o meno a proposito, vanno cianciando.

Che le posizioni sui temi costituzionalmente sensibili dell’organizzazione dei partiti o, per altro verso, del diritto all’elettorato passivo siano dunque per principio negoziabili e scambiabili secondo criteri di immediata utilità precipita il nostro dibattito democratico nel nonsense giuridico, dove ogni don Rodrigo trova il suo disponibilissimo Azzeccagarbugli, pronto a giustificare perché una cosa s’abbia o non s’abbia da fare. Per paradosso dunque il Pd rischia oggi, in ossequio ai nuovi potenti a 5 Stelle, di dovere rinnegare una posizione coerente “inopportuna” – quella sullo statuto giuridico dei partiti – per sposarne una incoerente e opportunistica – quella sull’ineleggibilità di Berlusconi.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

10 Responses to “Statuto dei partiti. Il Pd ha ragione e Grillo torto, anche se dirlo è ‘inopportuno’”

  1. Fagiano scrive:

    Carmelo ho una zappa per te! Vieni a fare un lavoro VERO!!! Si tratta di zappare la terra, roba da uomini VERI no da femminucce col sorrisino ebete come te. Oh mica ci vorrai dire che scriverer le tue idiozie (sotto dettatura ovviamente) è un lavoro!! daii su!

  2. Nonno scrive:

    Spero che la legge passi, cosi Grillo non si presenterà alle prossime elezioni,magari è la volta buone per farli arrabbiare sul serio gli Italiani!

  3. Luigi Di Liberto scrive:

    Non ho capito questo “arti-co(L)lo” ma dal titolo capisco che tu gli dai regione alla Finocchi-aro. Allora anche una lista di Pannella +
    Bonino ha torto e non può partecipare alla elezioni?

  4. Carmelo Palma scrive:

    Credo sinceramente che Pannella e Bonino non denuncerebbero un attentato alla democrazia e alla sovranità del popolo se finalmente trovasse un’attuazione decente l’art. 49 della Costituzione.

  5. Francesco Linguiti scrive:

    @Fagiano
    le zappe servono per la terra, e non per tirarle (fisicamente o metaforicamente) in fronte agli avversari politici, e degli intellettuali, come facevano i fagiani del ’19.

  6. Jda scrive:

    Illustre Signor Fagiano barra (a), capisco sia irresistibile la tentazione di fare ruggiti da leone coperti dall’anonimato, ma lei deve essere persona coraggiosissima, me lo sento, tutti i campagnoli lo sono. Ci dia uno schiaffo morale, si firmi con nome, cognome e ci mostri la sua simpaticissima facciotta, oltre le mani callose che conoscono la terra palmo a palmo, lo deduco dal tono “esperto” con cui rivolge il caloroso invito al Signor Palma.
    Mi congedo augurandole un felice raccolto

  7. samu scrive:

    Non penso questa legge al momento sia una priorita’ per il paese, secondo me lo scandalo sta qui e sul fatto che si sta tentando non tanto di bloccare il m5s, ma di bloccare eventuali futuri movimenti a base collaborativa e non piramidale.

  8. Luigi Di Liberto scrive:

    Che c’entra denunciare Pannella, la questione è “il PD ha ragione e Grillo torto”, quindi non si può presentare alla corsa elettorale un Movimento (ma anche una Associazione) con un simbolo privato. Non e lo stesso tra Beppe e Marco?

  9. Campagni A. scrive:

    Anna Finocchiaro e Luigi Zanda avrebbero presentato un tale decreto se i parlamentari grillini avessero ceduto alle pressioni di Bersani formando un governo PD M5S?
    Mi sa tanto di una forma vendicativa tal decreto presentato

  10. lodovico scrive:

    L’art. 49 dopo molte discussioni fù voluto in questa forma gradita a Togliatti.

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