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Astenersi sui diritti civili si può, ma almeno ci si risparmi la retorica sulla casta

Dire sì o dire o no. Quando qualcuno propone qualcosa la politica si sintetizza in questo atto. Sì o no. Ma essere favorevoli o contrari non è un punto di partenza (quando la politica si riduce a questa equazione vuol dire che è in sclerosi) ma un punto d’arrivo. Il dirsi a favore o contro è, deve essere, l’ultima stazione di percorsi e formule culturali che non possono non portare che ad un sì o ad un no nei confronti di una proposta.

Ma il sì e il no appartengono ad una logica binaria, e se questa forma mentis non è in grado, come spesso accade, di dare una risposta alla irrisolvibile complessità delle cose, e se si vuole stendere un ponte dialettico tra le ipotesi in campo, o se si vuole trovare una via d’uscita “sospesa”, allora entra in campo l’astensione. Ma attenzione. Astenersi, così come dire sì o dire no, non vuol dire “non prendere una decisione” ma vuol dire, comunque, contribuire ad una decisione. Astenerci non vuol dire “non esserci”, ma “esserci” attraverso un atto che inciderà, comunque, sulla decisione finale, esattamente come incideranno i favorevoli o i contrari. Chi si astiene prende una posizione.

Tutte queste banalità per rifarci a ciò che è accaduto pochi giorni fa.

Il 14 maggio, avrete letto, l’Ufficio di presidenza della Camera presieduto da Laura Boldrini ha accolto, a maggioranza, la richiesta di Ivan Scalfarotto (PD) di vedere estesa l’assistenza sanitaria integrativa anche al suo compagno Federico. I parlamentari si pagano di tasca propria l’assistenza sanitaria integrativa, circa 6.000 euro all’anno che confluiscono in un fondo che ha natura privatistica e solidaristica; dal 2001 (presidenza Casini) era stata introdotta una norma che permette al parlamentare (pagando di più) di estendere i benefici del fondo anche al convivente “more uxorio”, qualora la convivenza si protragga da almeno tre anni e risulti da iscrizione anagrafica o atto notorio.

Ma con “more uxorio” prassi vuole che si intenda il rapporto di convivenza extra matrimoniale tra uomo e donna. Scalfarotto, giustamente, si è detto “ma dove sta scritto?” e ha chiesto che il termine “more uxorio” fosse comprensivo anche del rapporto che intrattiene con l’uomo con il quale convive. A questo punto l’Ufficio di Presidenza della Camera ha cancellato dal regolamento il termine “more uxorio” ed ha introdotto il principio che il parlamentare può indicare come beneficiario dell’assistenza sanitaria integrativa qualsiasi persona, senza distinzioni di sorta, con la quale si sia in rapporto di convivenza da almeno tre anni; si può indicare un parente anziano, un fratello o una sorella, un amico o una persona con cui condivide una esperienza di laicato religioso, una persona di sesso diverso o dello stesso sesso con il quale può avere una relazione di qualsiasi tipo: la Camera non entra nel merito delle motivazioni ma si limita a constatare questa convivenza di solidarietà. La nuova norma ha incassato i voti di PD, SEL, PDL, mentre Scelta Civica, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia si sono astenuti.

Ora, le riflessioni da fare sono molte. Prima di tutto la decisione della Camera non riguarda, in alcun modo, la cosa pubblica, ma va a modificare le regole di accesso, privatistiche, ad una assicurazione, privata, pagata motu proprio dai parlamentari che ne sono coinvolti, questo è chiaro. Ma come ben sappiamo ogni atto, anche se di tipo privatistico ed auto referenziale, che esce dalle decisioni di una commissione del Parlamento anche se “riguarda” i soli parlamentari nella loro sfera di privati cittadini finisce, sempre e comunque, per assumere una valenza simbolica con una forte incidenza sull’immaginario sociale. Su alcune questioni quando il Parlamento si esprime e decide su di se stesso sembra essere anni luce avanti, nelle logiche liberali e di garanzia, rispetto a quando si esprime e decide, o non decide, o cerca di farlo, sul corpo sociale, sul Paese, e sui diritti di tutti. È bello vedere che il PDL vada in modalità liberal quando si tratta di votare la riforma normativa di una assicurazione privata che riguarda i parlamentari, ma allo stesso tempo lascia perplessi e sgomenti il sapere che lo stesso partito vada in modalità “non ci sento” quando si tratta di riformare norme che riguardano gli stessi e identici diritti quando smettono di essere al centro di un accordo privato per diventare il vulnus dei grandi accordi pubblici di pax sociale.

Poi c’è un’altra questione. Scelta Civica e Fratelli d’Italia si sono astenuti dalla votazione. I motivi sono facilmente intuibili. L’equilibrio interno di SC è ancora troppo in fieri per determinarsi in un voto che avrebbe potuto creare problemi di autodefinizione e certificazione identitaria (la logica riformatrice di questo partito è concreta, ma o la si metterà veramente in moto, o saranno dolori) e Fratelli d’Italia è felice araldo di memorie culturali che poco hanno a che fare con l’equiparazione tra i diritti delle coppie etero e omo. E poi rimane il Movimento 5 Stelle. Qui la questione si complica. Il partito di Grillo si dice forza d’urto per la riforma dei diritti di cittadinanza degli italiani. Nel suo programma elettorale non c’era traccia delle questioni, dei problemi aperti e delle irrisoluzioni, relative alle coppie gay ed ai diritti degli omosessuali, e per correre ai ripari tre senatori grillini hanno presentato i disegni di legge n. 391, 392, e 393 relativi su “Nuove disposizioni per il contrasto dell’omofobia e della transfobia”, “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso”, e “Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso”. Benissimo.

Ma allora perché si sono astenuti? La onorevole Lombardi capogruppo del Movimento alla Camera ha detto: “Lo abbiamo fatto perché è un privilegio della casta. Nelle assicurazioni esterne il convivente dello stesso sesso non gode dell’estensione delle coperture. Perché alla Camera dovrebbe?”. Si sono astenuti, quindi, perché non volevano avallare il solito benefit auto-concesso dalla solita casta. Vabbè. Però viene un dubbio. Questo è un benefit o è un diritto? Il fatto che il compagno di Scalfarotto potesse accedere all’assicurazione è un benefit o un sacrosanto diritto? È un diritto, certo. Quindi i grillini si sono dati ad uno dei più masochistici assiomi della politica strategica, ossia non appoggiare una proposta basata su di un ideale pienamente condiviso, in nome dell’interesse identitario. Non faccio mia una idea con la quale sono assolutamente d’accordo, per rimanere eccentrico rispetto agli altri che la votano. Coerenza politica fatta di incoerenza intellettuale. Spesso queste scelte si rivelano errori, spesso sono indici di prosperosi masochismi ideologici (la sinistra ne sa qualcosa), e spesso invece di spingere in avanti la lotta sui diritti la sterilizzano – ma altrettanto spesso, invece, si rivelano la scelta giusta. Ma non è questo il caso. La Lombardi dice che non volevano avallare un privilegio della casta, e questo è indice di ignoranza: fuori dal Parlamento, alle assicurazioni, come dice Scalfarotto “una volta che paghi il premio, se il tuo convivente è maschietto o femminuccia non gliene importa una beata cippa”. E se il datore di lavoro prova ad inficiare questo diritto, la giustizia lo condanna:

Marco C., un impiegato di banca milanese, ha deciso infatti di citare in giudizio la cassa mutua nazionale dell’istituto di credito in cui lavora poiché questa si era rifiutata di riconoscere lo status di convivente more uxorio al suo compagno Erminio, nonostante Marco ed Erminio rispettassero i criteri richiesti per l’erogazione delle prestazioni della cassa, tra cui l’iscrizione nello stesso stato di famiglia. Dopo aver vinto il ricorso di primo grado presso il Tribunale di Milano, la Corte d’Appello ha rigettato un ulteriore tentativo della Cassa Mutua per negare i benefit previsti per i lavoratori dell’istituto di credito e per i relativi “conviventi more uxorio”, stabilendo che in questa nozione rientrano sia le coppie conviventi eterosessuali che omosessuali.

Quindi: a) il Parlamento faccia sempre per il Paese ciò che fa per se stesso; b) l’astensione è equipollente al voto; c) la retorica identitaria e l’ignoranza fregano e spesso convincono le masse… ma sono robaccia.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

5 Responses to “Astenersi sui diritti civili si può, ma almeno ci si risparmi la retorica sulla casta”

  1. Paolo scrive:

    BUONGIORNO PROFESSORE…PECCATO CHE NON HAI SCRITTO (COME RIPORTATO SU REGOLAMENTO DELLA CAMERA SU “CAMERA.IT”), CHE I PARLAMENTARI VERSANO SOLO UNA QUOTA PER LA LORO ASSISTENZA SANITARIA E QUELLA DEL/DELLA PROPRIO/A CONVIVENTE, L’ALTRA PARTE GLIELA VERSA LO STATO, COME SUCCEDE IN OGNI ASSISTENZA INTEGRATIVA DI QUALSIASI AZIENDA…SI…ANCHE IN RAI C’E’ LA FASI: UNA PARTE LA PAGO IO, ED IL RIMANENTE (CIRCA LA META’)L’AZIENDA, E PECCATO ANCHE CHE NEL REGOLAMENTO FASI RAI, CONTRARIAMENTE A QUELLO DELLA CAMERA, E’ SPECIFICATO CHE CON ULTERIORE QUOTA VERSATA, SI PUO’ ESTENDERE L’ASSISTENZA AL PROPRIO “CONIUGE” ED AI PROPRI FIGLI. ORA…TUTTI SAPPIAMO CHE IN ITALIA NON è POSSIBILE IL MATRIMONIO TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO, ED IN RAI, SAPPIAMO ANCHE CHE PER ACCEDERE A QUESTA FORMA DI ASSISTENZA INTEGRATIVA, NON BASTA CONVIVERE DA ALMENO 3 ANNI, CON O SENZA “MORE UXORIO”, MA BISOGNA ESSERE PROPRIO SPOSATI.
    ORA LA VEDI LA DIFFERENZA DI CASTA TRA PARLAMENTARI E CITTADINI COMUNI? SCALFAROTTO DOVREBBE INFORMARSI MEGLIO SU COME FUNZIONANO LE ASSICURAZIONI INTEGRATIVE.
    cONCLUSIONE: PER LORO NON E’ PER NIENTE UN DIRITTO, MA UN BENEFIT VERO E PROPRIO…ALTRO CHE SACROSANTO DIRITTO.
    UN ABBRACCIO PROFESSORE…;)

  2. Luca Martinelli scrive:

    Si faccia sistemare il tasto del maiuscolo, che è evidentemente rotto. (Casomai non lo sappia: scrivere tutto in maiuscolo è l’equivalente di urlare nella vita reale)

  3. Paolo scrive:

    ME NE SCUSO, NON ERA MIA INTENZIONE, NE URLARE, NE OFFENDERE QUALCUNO…HO LA TASTIERA ROTTA, MA CREDO DI POTER AVERE UGUALMENTE IL DIRITTO DI DIRE LA MIA A PRESCINDERE DAL MIO PROBLEMA TECNOLOGICO.

  4. Francesco Linguiti scrive:

    FORZA NAPOLI!

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