San Giovanni e il Nazareno. Le due piazze della sinistra a vocazione minoritaria

di DANIELE VENANZI – C’è una cosa che più di ogni altra – forse anche più di Berlusconi – la sinistra non digerisce. È l’esistenza di un’altra sinistra che tenta – seppur con discutibili risultati – di apparire meno autoghettizzata e minoritaria. La sinistra che non sopporta la modernità, l’abbandono della lotta di classe e della rivoluzione proletaria, mai stanca di incolpare l’economia di mercato per qualsiasi disastro imputabile all’interventismo statale. La sinistra iconograficamente rappresentata dalle tute della Fiom in Piazza San Giovanni.

È una sinistra di retroguardia, che non a caso va d’accordo con Grillo, convinta com’è di vivere tutt’oggi per quel sogno di utopia socialista in voga negli anni di piombo come alternativa democratica alla cosiddetta lotta armata. È  la sinistra che ha contribuito a rendere praticamente impossibile qualsiasi tentativo di riforma del mercato del lavoro – mentre gli ultimi epigoni del brigatismo nichilista si dedicavano ad ammazzare i giuslavoristi riformisti, meglio se di sinistra – e che combatte per i lavoratori tra cui raccoglie consensi, piuttosto che abbracciare le istanze di chi – precario, atipico, flessibile… – non ha tessere in tasca, perché non ha socialmente volto, immagine, rappresentanza, né merita di averla, perché è solo un errore della storia capitalistica, che la “giustizia sociale” potrebbe cancellare. È  la sinistra di Landini, ma anche di Nichi Vendola, di Ferrando, di Ferrero, perfino di Ingroia. Insomma, è la sinistra della scissione dell’atomo, eternamente antagonista, che più si scinde e più si ricaccia in coda alle classifiche elettorali.

Dall’altra parte della barricata c’è la sinistra apparato, con il suo culto del partito e la sua innata capacità di annichilire qualsiasi abilità di leadership dei suoi esponenti più in vista. È la sinistra del PD, che alla manifestazione della Fiom di sabato non si è presentata, forse per onorare il patto di non belligeranza di Sarteano, o forse perché – nelle disastrose condizioni in cui versa – ha capito che quella di San Giovanni non era una crociata che pagava combattere. A modo suo, è anch’essa una sinistra di retroguardia, di conservazione, che al sindacato dei metalmeccanici preferisce quello della scuola e dei dipendenti pubblici e che, certo, non brilla per entusiasmi riformatori sui temi più cari alla sinistra di classe, a partire dalla blindatura normativa del mercato del lavoro e del sistema di welfare.

Sono due facce della stessa medaglia, la sinistra di Piazza San Giovanni e quella di Piazza del Nazareno, l’una intenta a portare rancore per i tradimenti dell’altra e l’altra impegnata ad attendere che Berlusconi batta un colpo per rispondergli stizzita e per eternare così – straordinaria eterogenesi dei fini – la figura e il ruolo del Cavaliere e la sua imprescindibilità politica. Sono le due facce della medaglia del DNA a vocazione minoritaria, il vero nemico interno di una sinistra che per esistere alla fine deve più a Berlusconi che a se stessa e alle sue scelte.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

One Response to “San Giovanni e il Nazareno. Le due piazze della sinistra a vocazione minoritaria”

  1. lodovico scrive:

    L’italia è una repubblica fondata sul lavoro: mi chiedo il wellfare deve privilegiare il reddito o il lavoro? Purtroppo la sinistra estrema ha ragioneed il reddito è una parola estranea alla Costituzione.

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