“Scegliamoci la Repubblica”, per una transizione ordinata verso la Terza Repubblica

di DANIELE VENANZI – Mentre il paese ed il presidente del Consiglio si convincono – a torto o a ragione – che la priorità dell’agenda di governo dovrebbe essere la riforma elettorale, le forze politiche si dividono tra malcelati fautori dello status quo e aspiranti riformatori del porcellum.

Tra questi figura grottescamente Roberto Calderoli, autore di un disegno di legge presentato al Senato per l’abrogazione dell’attuale sistema elettorale – di sua stessa ideazione – e il ripristino di fatto del cosiddetto “mattarellum“. In accordo con il senatore leghista si trovano anche i grillini e ampie fette del PD, uniti in una battaglia di controriforma che – in realtà – difficilmente riuscirebbe a sortire un qualche effetto benefico sul rinnovamento della classe dirigente.

Per di più, qualora il ripristino del sistema di preferenze riuscisse a migliorare la qualità del personale politico, una simile non-riforma lascerebbe comunque invariate ed irrisolte le due questioni fondamentali per cui si è resa ormai improcrastinabile la riforma stessa: la governabilità e l’accentramento del processo di decision making.

Parimenti, le altre proposte di riforma (o non-riforma) avanzate dai soggetti politici sembrano soffrire tutte il limite di essere pensate per la contingenza politica del momento e per avvantaggiare o svantaggiare i player in gara, totalmente prive di una fondamentale ambizione di riforma dell’architettura dello Stato e delle istituzioni e di innovazione dell’attuale forma di governo.

Al contrario, quel che servirebbe al paese – e che renderebbe la riforma elettorale degna di essere annoverata al primo posto tra le priorità di un esecutivo di unità nazionale che opera in condizioni di decrescita economica ed emergenza occupazionale – è una profonda riforma costituzionale, che coinvolga non solo la legge elettorale, ma anche e soprattutto la forma di governo, la funzione delle Camere e che si ponga come obiettivo quello di ripristinare stabilità, governabilità e capacità certa di un organo di poter prendere decisioni.

È in questa direzione che va l’iniziativa Scegliamoci la Repubblica, ideata e portata avanti da Giovanni Guzzetta. In un sistema istituzionale squalificato perché privo di meccanismi che individuino con certezza i decision makers, “Scegliamoci la Repubblica” – con un progetto di legge costituzionale di iniziativa popolare depositato in Cassazione martedì scorso – propone l’elezione diretta e popolare del Capo dello Stato, la fine del bicameralismo perfetto (con la divisione delle Camere in una politica e una di rappresentanza delle autonomie), la riduzione del numero dei parlamentari e il passaggio ad un sistema elettorale uninominale a doppio turno.

Si tratta dello stesso modello con cui la Francia di Charles De Gaulle uscì dall’impasse istituzionale e dalle ripetute crisi di instabilità e impotenza decisionale che ne contraddistinsero la Quarta Repubblica per entrare nella Quinta. È lo stesso modello con cui l’Italia può e deve segnare la sua transizione dalla Seconda alla Terza Repubblica. È un modello puro, non misto, certamente non inedito ma con l’innegabile pregio di aver dato prova nella pratica di governo francese di garantire la governabilità e la stabilità di cui l’Italia ha bisogno per poter sperare di eleggersi guide politiche che non solo abbiano la volontà di attuare le riforme necessarie, ma che siano anche titolari dei poteri necessari ad assumere le decisioni di indirizzo politico e istituzionale.

“Scegliamoci la Repubblica” non intende fare del costruttivismo costituzionale banale ed ingenuo. Al contrario, la convinzione dei suoi promotori non è quella che tale riforma dell’impianto istituzionale sarebbe sufficiente da sola a togliere le castagne dal fuoco e risollevare le sorti del paese, ma che certamente una buona casa necessita non solo di aver i conti in ordine, ma anche delle fondamenta ferme e durevoli.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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