– La domanda è semplice e la risposta non banale. Alla luce del dibattito sulla spesa pubblica in Italia, in auge nei talk show televisivi e in varie letture che si possono incontrare sul web, recensite da ‘spiccati economisti’ e ‘conoscitori’ del sistema economico italiano, capita spesso di imbattersi in questo grande quesito. La spesa pubblica rappresenta per un paese la principale fonte di sostentamento del welfare nazionale e come tale deve offrire dei servizi, come la sanità e l’istruzione, che attribuiscano l’importanza principale al benessere collettivo. Prima di addentrarci, però, nella discussione se un suo aumento sia necessario o no in Italia, si faccia, per un istante, un passo indietro.

L’Italia ha attraversato nel corso degli anni una crisi economica e finanziaria che i rappresentanti politici hanno cercato costantemente di addossare a quella mondiale, piuttosto che farsi carico essi stessi dei loro errori. In questo senso si sono succeduti anni di politiche sbagliate che hanno creato, di fatto, una stagnazione nel Paese portandolo ad avere nel decennio 2001-2011 un debito pubblico passato dal 109% del PIL al 120% del PIL ed una pressione fiscale aumentata di più di 2 punti percentuali rispetto al PIL stesso, dal 41,2% al 43,4%. La crisi mondiale è stata sicuramente un aggravante. Ad ogni modo questi valori potrebbero rispettivamente arrivare nel 2013 attorno al 130,4% del PIL e al 44,4% del PIL. Può permettersi, dunque, il nostro Paese di indebitarsi ulteriormente e/o di aumentare la pressione fiscale? Sembra evidente dare una risposta negativa al quesito, soprattutto se si pensa alle conseguenze che l’aumento di queste due componenti hanno significato nell’ultimo periodo nel panorama europeo. Nella fattispecie, in Grecia si è potuto assistere ad un tragico default, derivante dall’incapacità dello Stato di rispettare gli obblighi di debito e, in Italia, a causa dell’elevata tassazione, arrivata ormai ai massimi livelli, si è potuto assistere all’insofferenza di famiglie e imprenditori, superata, purtroppo, con suicidi e fabbriche chiuse. E’ necessario eguagliare la Grecia in termini di insostenibilità del debito e/o continuare ad aumentare la pressione fiscale, costringendo le imprese a nuovi fallimenti o le persone a nuovi suicidi? Penso che il buon senso debba spingerci in una direzione totalmente diversa.

E la direzione principale riguarda sicuramente un non aumento della spesa pubblica ed una sua conseguente razionalizzazione. Infatti, essa impatta in modo significativo su entrambe le voci prima evidenziate, ovvero debito e pressione fiscale: sulla prima, poiché se si aumenta la spesa (minori entrate e maggiori uscite) si riducono le casse di uno Stato e questo per reperire liquidità è costretto ad indebitarsi; sulla seconda, poiché, dovendo uno Stato sostenere ingenti flussi di cassa in uscita, esso è costretto a reperire liquidità andando a pescare denaro direttamente nelle tasche di imprese e/o consumatori. A questo breve ragionamento si aggiunge una considerazione di carattere comparativo, ovvero l’immane differenza che ci separa dal benchmark europeo, la Germania, soprattutto nei termini di ‘cultura del non spreco’. Essa è considerata, infatti, il paradiso del welfare con una spesa pubblica in percentuale del Pil di circa il 46%. L’Italia, dall’altro lato, non può dirsi tale pur spendendo, oggi, rispetto ai tedeschi, quattro punti percentuali di Pil in più, circa il 50%. Nel seguito si può visionare l’andamento della spesa di entrambi i Paesi fino al 2011, elaborato da Pietro Monsurrò per l’Ibl:

spesa e pressione fiscale su Pil_Monsurrò

A questo si aggiunge che i tedeschi cercano di essere vicini alle imprese sostenendo la produttività e la competitività delle loro aziende, soprattutto attraverso una limitazione della pressione fiscale, minore di quella italiana in una misura di 3,5 punti percentuali rispetto al PIL.  Nel precedente grafico è possibile visionare questa sostanziale differenza fino al 2010 e tuttora mantenutasi tale

Alla luce di questa analisi che vuole assecondare la tesi che un aumento della spesa pubblica in Italia impatterebbe negativamente sul debito e sulla pressione fiscale, sulla base di dover intraprendere una nuova direzione e la necessità di allinearsi ai livelli della Germania, la domanda presente nel titolo ha una semplice ed immediata risposta. No, la spesa pubblica italiana, nelle condizioni in cui grava il Paese, non deve più aumentare. Per rilanciare questa ‘dannata’ Italia sul fronte della crescita e del welfare il punto focale riguarda un’allocazione efficiente delle risorse, ergo, una razionalizzazione della spesa. L’obiettivo principale che il nuovo governo deve porsi è il saper prendere i soldi dove ci sono e saperli indirizzare dove ce n’è più bisogno. Sarà in grado per questo passo? Auspichiamocelo!