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Dedicato a Nichi. Gli F-35 sono ottimi, utili e danno lavoro in Italia

– Quando si accende la macchina della propaganda, i suoi ingranaggi sono molto difficili da frenare. È dei giorni scorsi la dichiarazione del leader di SEL Nichi Vendola in cui dichiara che i vincoli europei impediranno all’Italia di attuare il piano del governo Letta e che, per trovare subito un «salvadanaio facile» da cui attingere, occorre annullare l’acquisto degli ormai celeberrimi F-35. A margine di questa dichiarazione, il governatore della Puglia ha dichiarato che «ormai per giudizio della comunità internazionale, nelle riviste specializzate negli Stati Uniti d’America, nella pubblicistica di tutto il mondo sono un oggetto scabroso, sono aerei pericolosi!». Addirittura, nel descrivere il sacrosanto arroccamento del governo sull’acquisto, ha parlato, con un’importante prova di populismo che non si sentiva da anni, di «sbandamento culturale e morale di questo Paese»

Non è molto chiara la fonte attendibile delle dichiarazioni di Vendola, ma è bene, giusto per correttezza di esposizione rassicurare gli animi. Il progetto Joint Strike Fighter, quello appunto degli F-35, non è né “scabroso”, né tantomeno “pericoloso”. È, altresì, un aereo di quinta generazione (si dice per i caccia stealth, cioè quelli invisibili ai radar) pensato per racchiudere in un solo progetto l’evoluzione di F-16, F-117, A-10, F-18 e AV-8B. Un velivolo, dunque, in grado di compiere le operazioni che prima necessitavano la coesistenza di 5 diversi. È, questo sì, un progetto il cui sviluppo va a rilento, ma il rallentamento sulla tabella di marcia non è certo dovuto alla pericolosità dell’aereo. Molto più semplicemente, il Lockheed Martin F-35 Lightning II è un caccia multiruolo il cui progetto nasce completamente da zero, cioè non è basato – come spesso è accaduto – sulla base di aerei già in utilizzo. La forma ricorda un po’ quella dell’F-22 Raptor, sempre della Lockheed Martin, ma si parla di un aereo con tutt’altre funzioni (quello è un caccia da superiorità aerea). In quanto progetto nuovo, il JSF ha necessità di un piano di sperimentazione molto dettagliato che vada a scovare qualunque difetto possibile per presentare poi velivoli perfetti una volta messi in produzione. C’è da notare, che nei numerosissimi test effettuati (3118 ore di volo nel 2012), nessun F-35 è andato perduto, per cui la supposta pericolosità non è fonte di preoccupazione alcuna. Il caccia, questo è vero, è piuttosto costoso, ma questo avviene perché la crisi finanziaria sta facendo sì che alcuni paesi inizialmente nel progetto si siano tirati indietro e, quindi, è venuta meno una parte dell’economia di scala legata alla produzione.

Al netto di tutto, checché ne dica Vendola, gli F-35 saranno comunque un ottimo acquisto, fondamentalmente per due motivi: il primo è che la loro produzione porterà posti di lavoro anche in Italia, poiché una fase del ciclo produttivo avverrà qui (negli stabilimenti dell’Alenia Aermacchi di Cameri, per la precisione); secondo perché la nostra flotta aerea necessita di essere rinnovata. È impensabile ipotizzare di continuare a condurre operazioni militari (che, prima o poi, si conducono sempre) con una flotta aerea che, a fianco agli Eurofighter, dispone di AMX Ghibli del 1984, di AV-8B del 1978 e di Panavia Tornado del 1974! Cosa c’è di sbandamento culturale e morale nel rinnovamento di una flotta di 168 aerei con 60 F-35A e di 30 F-35B (Short Take Off Vertical Landing) da mettere nella portaerei Cavour? Gli pseudo pacifisti di comodo devono capire che, per quanto noi ci siamo abituati a periodi di pace relativamente lunghi grazie all’ombrello degli Stati Uniti d’America, l’ammodernamento militare non serve oggi per disporre di mezzi per muovere «guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», ma come deterrenza nei confronti di Paesi che quel tipo di guerra non la ripudiano affatto.

Il JSF rimane, nonostante le difficoltà, l’aereo del futuro, fondamentale nella strategia di deterrenza in un Mediterraneo oggi estremamente esplosivo. L’F-35 sarà, quando il progetto porterà a risultati definitivi, il migliore sui cieli del pianeta (potrà con poca probabilità competere con lui solo il Su-50 PAK FA russo) e sancirà un balzo in avanti nella difesa aerea italiana, la quale potrà finalmente mandare in pensione – o rivendere, ovviamente – i suoi datati Ghibli e Tornado. Vendola (assieme ai grillini), disconoscendo tutto ciò, parla invece di progetti pericolosi, utilizzando una retorica che ricorda quella del pacifismo del secondo dopoguerra. Almeno allora, i pacifisti facevano – inconsciamente o meno – il gioco dell’Unione Sovietica; oggi, invece, fanno solo sterile propaganda dabbene.


Autore: Antonio Mastino

Classe 1983, viene dalla ridente isola di Sardegna. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, ha formato la propria esperienza nell'analisi internazionale al Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali, curando in particolar modo gli scenari geopolitici dell'Africa Sub-Sahariana e dell'Estremo Oriente.

5 Responses to “Dedicato a Nichi. Gli F-35 sono ottimi, utili e danno lavoro in Italia”

  1. Andrea B. scrive:

    Aggiungiamo anche che senza la versione a decollo corto/verticale del F35, la Marina Militare rischia di non avere aerei da mettere sulle sue portaerei, questo perché non c’è un giro nessuna alternativa per il rimpiazzo dell’ormai vetusto AV8 Harrier…avere costruito il Cavour e poi avere solo elicotteri da metterci sopra non sarebbe, quello si, un vero scandalo e spreco di soldi ?

    In nessuna analisi poi (se così si possono chiamare le argomentazioni anti F35 da parte di SEL e M5S) poi ho potuto trovare uno studio dei costi che sarebbero necessari per mantenere in esercizio ed ammodernare ulteriormente (comunque esistono dei limiti di vita massima per ogni aereo) le flotta degli ormai vecchi e superati Tornado, Amx e Av8, specialmente in confronto al risparmio logistico di poter disporre di una forza aerea basata su soli due aerei da combattimento (Typhoon ed F35).
    Né tantomeno ha potuto leggere dei costi legati a possibili alternative all’ F35…e questo solo per l’Aeronautica Militare, perché la Marina, ribadisco, alternative non ne ha…a parte spendere assai di più per progettare in Italia, partendo da zero, un caccia a decollo corto/verticale ed averlo pronto, come minimo tra vent’anni.

    Ma ricordiamoci che stiamo a discutere con gente che considererebbe “troppo offensivo” perfino un aereo di carta con una punta troppo acuminata e che vorrebbe “mettere i fiori nei cannoni” …

  2. marcello scrive:

    L’Italia deve diminuire la spesa pubblica. E’ infinitamente meglio tagliare le spese militari che lo stato sociale che deve esserci in una democrazia civile.

  3. Andrea B. scrive:

    Spese militari e stato sociale non sono in antitesi…a memo di non avere pregiudiziali ideologiche sull’argomento e magari ritenere che i ladri sparirebbero se tutti noi levassimo le serrature alle porte di casa…
    Di certo la spesa militare in Italia non e’ esente da critiche, ma quelle per ammodernamenti non sono di certo voci “cattive”.
    Due riflessioni per finire: quanto spendono in pil per la propria difesa nazioni con le quali l’Italia ambisce avere pari dignita’?
    E poi non scordiamoci che il welfare lo paga il profitto, pure quello realizzato dalle impress italiane che costruiranno l’ F35…

  4. E. Perri scrive:

    Egregi, i’m sorry,
    ma non sono d’accordo con l’autore dell’articolo.
    Non so se siano funzionanti, se siano utili o meno… spetta ad altri questa valutazione “tecnica”. Così come, la partecipazione alle azioni di “Pace” internazionali. Ok, gli impegni NATO, ONU etc. ma possono essere almeno ridimensionate… Drasticamente dimensionate! So solo che se è vero ciò che è vero, NON CE LO POSSIAMO PERMETTERE!!
    Poi ci continuano a dire: “Dove reperiamo i fondi”… Sgh! :-((

  5. Karl scrive:

    “come deterrenza nei confronti di Paesi che quel tipo di guerra non la ripudiano affatto.”…Quali?

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