La cittadinanza sprecata per Salvini e i primi successi di una ministra nera

di LUCIO SCUDIERO – Da quando è diventata ministro, Cecyle Kyenge è l’equivalente di un panno elettrostatico che cattura la polvere: attrae a sè tutti i grugniti razzisti a piede libero nella Penisola e induce a venir fuori l’Es xenofobico dell’Italia xenofoba, che è senz’altro minoritaria ma parecchio rumorosa. E pure fastidiosa.

Ai leghisti, che da sempre eccellono nella fine arte del rutto libero a sfondo razzista, non deve esser parso vero di avere un ministro nero contro cui indirizzare strali più o meno politici.

La maratona dichiaratoria dei verdi padani è finita con il capo, Maroni, costretto a sbugiardare, neppure troppo convintamente, l’inferenza a dir poco “avventata” tratta da un capetto, Matteo Salvini, secondo il  quale l’indirizzo politico espresso dal ministro in tema di cittadinanza e regolazione dei clandestini sarebbe sfociato in un’istigazione a delinquere concretizzatasi nel massacro di sabato scorso a Milano.

Per questa opera di pulizia e stanamento dei peggiori istinti che la sua mera presenza sta provocando vorrei subito ringraziare il ministro Kyenge.

E la ringrazierò anche di più se andrà fino in fondo con la riforma della cittadinanza italiana, ancorandola a criteri di iusi soli temperato.

Temperato, appunto, come in molti altri paesi europei, e cioè condizionato alla sussistenza di un qualche ulteriore vincolo di matrice fattuale e legale dal quale sia possibile inferire un legame sufficiente con l’Italia, e al contempo evitare il fenomeno del forum shopping che uno ius soli puro potrebbe indurre in ambito intracomunitario.

E’ dentro queste coordinate che le persone per bene – nè la Lega nè Grillo, quindi –  possono e devono esercitare il dibattito democratico sul tema.

Sapendo che sul tavolo non c’è la proposta di un conferimento automatico della cittadinanza a chi nasce in Italia, magari da genitori arrivati clandestini, bensì a chi vi nasce da genitori che con l’Italia hanno già mostrato un vincolo d’elezione, entrandovi e risiedendovi legalmente, lavorando e pagando le tasse, imparandone lingua e costumi e tradizioni.

Soltanto l’Irlanda, in Europa, conosceva un sistema di ius soli puro, tale per cui i nati sul suolo dell’isola, compresa l’Ulster che è parte del Regno Unito, acquisivano di diritto la cittadinanza dell’Eire, cioè la Repubblica del sud. Ma nel 2000 accadde che una signora cinese, legalmente residente nel Regno Unito, si recò a Belfast, ancora Regno Unito ma suolo isolano irlandese, per dare alla luce la sua bambina, la quale acquisì per tale via cittadinanza irlandese ed europea, che la Corte di Giustizia di Lussemburgo confermò.

A seguito di quell’episodio, l’Irlanda mitigò la sua normativa in fatto di cittadinanza, aggiungendo delle condizioni alla sua acquisizione per criteri di ius soli, come in Germania, Belgio, Svezia eccetera eccetera.

E lì che Kyenge vuole arrivare, ma questo è ciò che i suoi “arguti” detrattori non vogliono vedere.

Lo ius soli moderato sarebbe del tutto inservibile per chi arrivasse in Italia illegalmente, ma al contempo consentirebbe di regolarizzare e stabilizzare la posizione giuridica di chi, nato e da sempre vissuto in Italia, è, banalmente, italiano.

Gli argomenti pro sono noti. Mi consento soltanto una nota ulteriore.

L’Italia ha un bisogno tremendo di attrarre bellezza, intelligenza, talenti, così invertendo quel flusso triste e continuo di persone, spesso ad alto capitale umano, che si trovano costrette a lasciarla.

Tra il rientro dei cosiddetti cervelli in fuga e una normativa più liberale in fatto di cittadinanza non ci sarebbe alcuna contraddizione, ma anzi la seconda potrebbe addirittura favorire il primo ponendo le premesse di un paese più accogliente verso chi lavora e produce innovazione materiale e sociale nel Paese.

Tutto ciò è agli antipodi della predicazione isolazionista e gretta della Lega Nord, che da un Paese che torna fiducioso e in crescita ha tutto da perdere. Capite perchè ne hanno una tremenda paura?


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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