di LUCIO SCUDIERO – Oggi il PdL va a Brescia, a “buttarla in vacca”, come si suol dire. A coltivare la piazza per ovvio e conclamato disinteresse al governo. A rendere l’ormai canonico omaggio al feticcio retorico della giustizia politica che perseguita il leader di un popolo e, dunque il popolo stesso. Silvio Berlusconi ha ancora la capacità e la forza politica di trasformare le sue personalissime vicende giudiziarie in un “affare di Stato”, un’istanza politica capace di porsi all’incrocio tra una domanda e un’offerta. E c’è un che di artificiale in tutto questo, nell’Italia del Pil in picchiata libera e della povertà che incede lenta ma costante. Eppure la bolla non è ancora scoppiata. Quando ciò accadrà, e i valori sottostanti il mercato politico torneranno ad un’approsimazione più vicina alla realtà, spariranno d’un colpo solo tutti i profeti del berlusconismo e dell’antiberlusconismo militante.

Fate un respiro, e immaginate un Paese senza Cicchitto, Boniver, Capezzone, Bindi, Travaglio e Santoro.

A chiunque vada in piazza a Brescia oggi della malconcia giustizia italiana, che pure è un’emergenza nazionale di primissimo ordine, non importa nulla che vada oltre il titolo d’apertura dei tiggì di pranzo.

Per fare cose vere Berlusconi e i suoi hanno avuto e avrebbero un governo e una maggioranza parlamentare. Ma, ora come allora, della lentezza della giustizia civile e penale (ma soprattutto civile, dove siamo primi in Europa per liti pendenti su numero di abitanti), dei poveri cristi in galera in attesa di giudizio, delle carceri che scoppiano, dello statuto dei magistrati, alla destra di Berlusconi frega poco. O niente.

Anche su questo tema servirebbe una puntata al rialzo da parte degli alleati di governo del Cavaliere. E cioè imbastire una vera agenda di riforma dell’ordinamento giudiziario italiano che che incastri Berlusconi alle sue reali intenzioni, che fluttuano tra il “non volumus” e il “non debemus”. Da una magistratura e soprattutto da avversari politici efficienti lui avrebbe tutto da perdere.

Ma chi glielo spiega ad Epifani?