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Più spesa e meno tasse, chiede la risoluzione parlamentare al DEF. Chiamasi non-politica

PIERCAMILLO FALASCA – Bisognerebbe parlare più semplice e chiaro. Nel testo della risoluzione della maggioranza parlamentare sul Documento di Eocnomia e Finanza approvato ieri dalla Camera dei Deputati, si legge:

La prosecuzione di una politica di bilancio basata esclusivamente sull’austerità non sarebbe in grado di assicurare la crescita e aggraverebbe l’attuale recessione: ad essa va immediatamente associata una politica volta a creare occupazione. A tal fine, mentre deve proseguire la politica di contenimento e di razionalizzazione della spesa pubblica, i margini di flessibilità finanziaria che si renderanno disponibili con la chiusura della procedura di disavanzo eccessivo dovranno essere utilizzati per accrescere gli investimenti produttivi e per attenuare il carico fiscale che attualmente grava sulle famiglie e sulle imprese“.

Insomma, secondo Pd, PdL e Scelta Civica si dovrebbero ridurre le tasse e aumentare gli investimenti pubblici, beneficiando di un allentamento dei vincoli del patto di stabilità. Detto in altri termini, si sta chiedendo di finanziare a deficit il taglio le tasse e l’aumento degli investimenti in conto capitale. Usando ancora un’altra prospettiva, si invita il premier Letta ad inasprire i toni dell’asse del Sud Europa nei confronti della Germania.

Nessuno parla di riduzione della spesa pubblica e di abbattimento dello stock di debito. Nessuno degli attori politici che compongono la “strana maggioranza bis” ha insomma il coraggio di mettere nero su bianco le scelte di finanza pubblica – con relativi interessi particolari colpiti – che sarebbero necessarie per liberare risorse. Nell’anno del Signore 2013 avremmo necessità di una classe politica che non sfugga alle proprie responsabilità di politica economica (come si fa da anni), ma che le affronti, le governi. Non si può sperare in un’Europa a cui chiedere favori, o in un maquillage dei conti pubblici stile tagli lineari tremontiani, o in una non meglio identificata spending review. Bisogna dire chi – tra i milioni di italiani che ne beneficiano – deve rinunciare a quale pezzo di spesa pubblica. Quel passaggio della risoluzione del DEF non è anti-politica, è peggio: è non-politica.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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