– E dire che ci si aspettava che durassero un po’ di più… Il Movimento 5 Stelle si rimangia la più importante di tutte le promesse che aveva fatto, quella sugli stipendi. O perlomeno, questo è quello che, alla fine, rimarrà di tutta la polemica che sta montando in questi giorni.

Una polemica per niente nuova: già un mese fa, si parlava di un ritocco verso l’alto (da 5.000 a 6.000 euro lordi) dello stipendio, ma la decisione è stata rimandata a questi giorni. E una prima risposta sembra essere arrivata.

Un sondaggio svolto fra i 163 parlamentari grillini ha rivelato come anche la promessa di riconsegnare ciò che eccede la quota, stabilita da Grillo & Casaleggio, di 5.000 euro lordi (più i rimborsi rendicontati) si è scontrata con la dura realtà dei fatti. Su 132 parlamentari che hanno risposto, riporta l’AGI, circa il 48,5% (ossia 64 parlamentari) ha dichiarato di non essere d’accordo con la restituzione automatica di quanto “eccede” la quota stabilita, chiedendo che la restituzione sia invece volontaria.

Soltanto il 36,3% (ossia 48 parlamentari) ha scelto di continuare a rispettare l’indicazione iniziale. Il resto ha proposto varie alternative, dal trattenere solo l’80% della diaria al rimandare di qualche mese la decisione definitiva. Tutti sono invece d’accordo sul rendicontare comunque fino all’ultimo centesimo le spese effettuate – e ci mancherebbe altro, verrebbe da dire.

Messa così, sembra quasi che i grillini abbiano già capito come si sta (bene) nel Palazzo: dopo le gaffe, lo scarso impegno dimostrato nella produzione legislativa, i mille e mille scivoloni, l’arroganza e l’ignoranza dimostrate, ecco che i “cittadini” si tolgono la maschera. Verrebbe da pensare che anche loro, appena si sono visti arrivare tutti quei soldi, non ci hanno capito più niente. Oppure no?

Dal M5S fanno sapere che il problema risiede proprio nella definizione dei “5.000 euro lordi”: a seconda del reddito di partenza e, soprattutto, dei carichi familiari, la situazione varia da deputato a deputato. Solo che per il fisco, “noi prendiamo tutta l’indennità, 10mila euro lordi al mese“, dunque la scelta di trattenere parte della diaria sarebbe un modo di “compensare quel che perde in tasse.

Ma come? Proprio il partito, pardon, movimento che avrebbe aperto il Parlamento come una scatoletta di tonno scivola su una buccia di banana così evidente? Applicando il metro grillino, le diarie servono a pagare le spese fatte nell’esercizio del mandato (compreso lo stipendio dei collaboratori) e soltanto a quelle, mica per rimborsare ciò che perdono di tasse! Dunque, qualsiasi spesa che non rientra in tutto questo è una “appropriazione indebita” dei soldi dei “datori di lavoro” (ossia noi cittadini) da parte dei “cittadini rappresentanti”. O no?

Noi, che non siamo grillini e men che meno semplicemente ottusi, comprendiamo invece molto bene quello che sta succedendo. Il Movimento 5 Stelle sta, ancora una volta, impattando contro la realtà dei fatti, dimostrando come le loro promesse elettorali fossero per l’appunto promesse – dunque di essersi comportato in maniera poi non tanto dissimile da quelle di altri partiti.

La verità è che la politica è una cosa seria e che, ormai, se pure dovesse finalmente invertirsi il trend piuttosto fallimentare mostrato finora, sarebbe comunque troppo tardi. I primi segni di disaffezione nelle urne si sono visti in Friuli-Venezia Giulia, dove ha vinto l’astensione come in Sicilia: mentre però sull’isola il M5S è cresciuto fino a diventare forza determinante, nell’operoso nord-est ha visto un crollo di 14 punti percentuali (27% alle Politiche, 13% alle regionali).

Sul risultato nella regione che, a detta di Grillo, avrebbe dovuto vedere il primo presidente grillino, pesano evidentemente le figuracce collezionate in questi tre mesi – al punto che i friulani hanno preferito loro la Serracchiani, espressione di un partito che in quegli stessi giorni si è letteralmente frantumato durante le elezioni del Presidente della Repubblica. E a fine mese si andrà alle urne per le amministrative…