Perché Berlusconi andrebbe intronato (e incastrato) alla guida della Convenzione per le riforme

di CARMELO PALMA – Berlusconi alza la voce e la posta del voto di fiducia. L’abolizione dell’Imu prima casa è la condizione e l’effetto dell’ingresso in maggioranza del partito, che alle scorse elezioni ha perso più voti rispetto al 2008, ma meno rispetto alle previsioni e che il “pareggio a tre” del 25 febbraio rende imprescindibile per gli equilibri del nuovo esecutivo.

Berlusconi più che l’ambizione sembra incline ad assecondare la routine di un tira e molla di lotta e di governo, che lo tenga al riparo dal possibile rovescio dell’esecutivo e dalle responsabilità del suo fallimento. Tra le riforme impopolari e le contro-riforme popolari conferma una cronica predilezione per le seconde. Il trade off tra governo e consenso per il Cav. ha cessato da tempo di essere un problema da risolvere, per diventare una regola da rispettare.

Con un piede dentro e un piede fuori dalla compagine di governo, Berlusconi è nella posizione più comoda e congeniale per un leader che non ha più il fisico né il fiato per un disegno maggioritario, ma conserva un insediamento e un consenso tenace nell’Italia nostalgica del “si stava meglio quando si stava peggio”. Il Pd non ha oggi né la forza né i mezzi per impedire a Berlusconi di dettare la linea e di alzare il prezzo del proprio sostegno all’esecutivo. Le parole pronunciate ieri da Enrico Letta suonano come un’onesta ammissione di impotenza.

Chiunque (non solo nel Pd) pensi dunque che il governo debba fare qualcosa di più ambizioso e utile che raschiare dal fondo del bilancio pubblico i “piccioli” per pagare i dividendi del Cav. e a ruota quelli degli altri azionisti della maggioranza deve rendere più costoso e meno agevole per Berlusconi coltivare l’opzione exit. Non emarginarlo insomma, ma imbrigliarlo nel perimetro e nel destino della grande coalizione.

Da questo punto di vista, la sua vanità di padre costituente e la sua autocandidatura alla guida della Convenzione per le riforme (prescindendo dalla compatibilità costituzionale e dall’effettiva servibilità dello strumento) andrebbero incentivate e non liquidate come le pretese di un impresentabile parvenu. La sua è la candidatura pienamente legittima di un leader pienamente legittimato dal sostegno unanime della propria parte politica. Per altro, Berlusconi è oggettivamente il “giocatore” politico che ha meno interesse a toccare le regole e a far saltare le geometrie elettorali e istituzionali dell’Italia tripolare, grazie alle quali, con la metà dei voti, conserva più o meno lo stesso potere. Se mai fosse approvata una riforma semi-presidenziale, con il corollario di un sistema elettorale uninominale e maggioritario a doppio turno, il primo a perderci oggi sarebbe lui.

Se il Pd avesse conservato nella confusione strategica un minimo d’intelligenza tattica, lo intronerebbe e incastrerebbe alla guida della Convenzione (o di quello che sarà…) affidandogli il dossier delle “sue” riforme. Invece da Renzi a Fassina è tutto uno spiegare il “perché no” a Berlusconi, di cui il Cav. potrà rammaricarsi in pubblico e compiacersi in privato, continuando a campare di rendita sull’odio dei suoi nemici.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “Perché Berlusconi andrebbe intronato (e incastrato) alla guida della Convenzione per le riforme”

  1. elenasofia scrive:

    Qualcuno ha parlato di antiberlusconismo teologico: niente da fare, la sinistra ormai ha la sua identità (la sua Fede) solo nell’odio verso Berlusconi

  2. Maurizio scrive:

    Si vede che dopo aver inseguito il Finismo (fase infantile del fancazzismo) il sig. Palma s sta tornando a ragionare. È chiaro che sarebbe una mossa utile per la sinistra… ma utile per quale sinisrta? Caro Palma, la sinistra “che piace a te” (o a me o a noi) non esiste. Questo é il medesimo errore che hanno fatto per decenni i sinistri: scegliersi l’avversario. Berlusconi NO, perché rompe i coglioni, perché é se ne sbatte, é l’unico che non puoi comprare (al massimo lo puoi minacciare, ma é un’altra storia), meglio Fini, Fini era un avversario legittimato, specie quando parlava come la Kyenge (ed ho detto tutto). Lasciamo perdere. Quale sinistra farebbe quella mossa? Una sola, quella sinistra che non esiste o é minoritaria, estremamente minoritaria. In quanto che se tu metti Berlusconi lí a fare il Padre della Patria (ok, non esageriamo, a fare il Riformatore dello Stato), poi lo devi difendere, anche dalla Bocassini… E quello a sinistra non lo potranno fare mai, perché hanno nutrito per anni la bestia e la bestia li sbranerebbe tutti. Quindi mettiamoci l’anima in pace e restiamo al principio di realtá: le cose si fanno quando c’é tempo e spazio. Niente fughe in avanti: uniti e compatti, tipo falange. E aspettiamo che il tempo se li porti via tutti i maledetti sinistri.

  3. Carmelo Palma scrive:

    Un giudizio definitivamente negativo sul Cav. E un giudizio onestamente realistico sul peso che quel che resta del Cav. (tantissimo, più di quanto quasi chiunque poteva aspettarsi, dopo la bancarotta di governo e gli impicci giudiziari sempre più sputtananti) continua ad esercitare sugli equilibri politici del Paese. Sono giudizi contraddittori? Non penso. Quanto al tempo che tu speri si porti via i “maledetti sinistri”, penso che essi formulino lo stesso augurio verso i “maledetti berlusconiani”. Il bipolarismo antropologico non esiste solo a sinistra, ma anche a destra. Anche in questo le “verità” berlusconiane sull’odio civile come cifra del confronto politico sono vere solo a metà.

  4. Lorenzo scrive:

    Con tutto il rispetto, Carmelo, se e’ una provocazione posso anche sorridere, se e’ una proposta seria sono veramente deluso.
    il nostro problema non e’ la sinistra, ma la destra. ce lo siamo dimenticati?
    Avevo capito che su queste pagine, e nel percorso degli ultimi anni, si fosse parlato di come costruire una destra alternativa e sostitutiva di quella impresentabile berlusconiana che non ha nulla a che vedere con quello in cui pensavo libertiamo si riconoscesse.
    Mi sono sbagliato? Dite qualcosa di liberale per favore.

  5. ditta-trasloco scrive:

    Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.

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