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La cassa integrazione in deroga è insostenibile. Servono bilateralismo e sussidiarietà

Per quanto tutti facciano ormai a gara per evitare persino di nominarla, al posto di Enrico Giovannini, neo-ministro del Lavoro, chiederei dei chiarimenti ad Elsa Fornero o, quanto meno, a chi si è occupato della materia nella passata legislatura. Il dibattito pullula di emergenze sociali, regolarmente “sbattute in prima pagina”, che tali non sono.

Si prenda il caso dei contratti a termine. Sembra di capire che saranno accorciati gli intervalli temporali tra un contratto e l’altro. L’istituto del lavoro a tempo determinato avrebbe bisogno di parecchie migliorie (per esempio l’abolizione del “causalone” non solo per i primi 12 ma per tutti i 36 mesi, oppure un trattamento più favorevole per il lavoro in somministrazione): quanto alla revisione degli “intermezzi”, la legge Fornero è già stata modificata nella precedente legislatura, rinviando la materia alla contrattazione collettiva, la quale ha già provveduto in larga misura.

Consideriamo, poi, l’altra emergenza per noi solo mediatica: quella dei cosiddetti esodati. Questo problema è stato risolto per la grande maggioranza – nel numero di 130mila – di coloro che si troveranno ad essere privi di qualunque copertura nel 2013 e nel 2014; ciò, grazie allo stanziamento di 9,2 miliardi a regime e alla istituzione, nella legge di stabilità per l’anno in corso, di un apposito Fondo (con un nuovo apporto di 100 milioni) da rifinanziare negli anni a venire sia con gli eventuali risparmi di gestione sia con nuove risorse, allo scopo di allargare le platee interessare e provvedere, sulla base di precisi criteri, ai casi futuri, dal 2015 in poi.

Visto che le disponibilità finanziarie non sono adeguate a risolvere tutti i problemi, sembra assurdo occuparsi oggi di ciò che accadrà non prima di diciotto mesi, avendo, per altro, già predisposto la strumentazione (il fondo di solidarietà, appunto) per farvi fronte. Il rifinanziamento della Cassa integrazione guadagni (Cig) in deroga è invece un problema serio, poiché è garantito uno stanziamento, a copertura, solo per metà dell’anno in corso. A fine 2012, nella legge di stabilità, il Governo ha dovuto fare i conti con le risorse disponibili, assicurando il fabbisogno per i primi mesi del 2013.

Del resto, nessuno poteva immaginare, allora, che solo nei primi giorni di maggio il Paese sarebbe stato in grado di avere una maggioranza ed un esecutivo nella pienezza dei poteri. Viene stimato necessario un apporto di 1,5 miliardi a finanziamento della Cig in deroga a carico del bilancio dello Stato. Si tratta di un intervento introdotto negli ultimi anni, a sostegno di imprese o lavoratori non destinatari della normativa sulla cassa integrazione guadagni, che operano in determinati settori produttivi o specifiche aree regionali, individuate in appositi accordi governativi.

Tale misura, di carattere quasi eccezionale, è entrata a far parte, dal 2008 ad oggi, della gestione corrente degli ammortizzatori sociali: per tante buone ragioni, la più importante delle quali è dipesa certamente dalla necessità di affrontare tempestivamente ed adeguatamente una crisi improvvisa e drammatica, tanto che le imprese, trovatesi all’improvviso prive di ordini e sottoposte alla richiesta di rientrare delle loro esposizioni con le banche anche per il credito ordinario, costrette a ridurre drasticamente i loro volumi produttivi, si ponevano drammaticamente il problema di che cosa fare della manodopera.

Ad avviso della sinistra occorreva riformare l’indennità di disoccupazione per renderla applicabile a tutte le posizioni lavorative, comprese quelle cosiddette precarie. Sarebbe stato, invece, un segnale con effetti devastanti. Le aziende sarebbero state invitate a licenziare. Il Governo Berlusconi giocò invece la carta degli ammortizzatori sociali, estendendone, mediante la Cig in deroga e la riorganizzazione, in via amministrativa, della Cig ordinaria (Cigo) e di quella straordinaria (Cigs), la copertura, senza soluzione di continuità, anche ai quei settori del mondo del lavoro dipendente (più della metà) che ne erano privi. Nel febbraio 2009, in seguito all’accordo tra lo Stato e le Regioni, furono mobilitati 8 miliardi (rispettivamente 5,5 e 2,5) per l’anno in corso e per il 2010. Il cosiddetto tiraggio della Cig (ovvero l’effettiva utilizzazione delle ore autorizzate) fu pari al 65% nel 2009 e al 50% nel 2010 (è bene notare che le ore utilizzate sono sempre meno di quelle autorizzate, perché le aziende intendono cautelarsi chiedendo di più di quanto serva effettivamente).

Così, lo strumento straordinario della Cig in deroga ha accompagnato tutto il percorso della crisi, fino ad entrare nel meccanismo della riforma degli ammortizzatori sociali (con l’istituzione dell’Aspi) disciplinata dalla legge Fornero sul lavoro. L’applicazione della Cig in deroga è infatti previsto, nella legge n.92 del 2012, all’interno del percorso graduale con cui le previgenti tutele accompagnano l’andata a regime, nel 2016, di quelle nuove. Sempre nella riforma Fornero, però, è indicata una soluzione strutturale anche per quei settori che oggi sono tutelati dalla Cig in deroga perché non dispongono di altre forme di salvaguardia dei redditi in caso di sospensione del lavoro. Si tratta della istituzione di Fondi interprofessionali per la tutela dei lavoratori nei settori non protetti.

Ma fino a quando può durare un sistema di ammortizzatori sociali in base al quale una parte del mondo produttivo paga i relativi contributi all’Inps, mentre un’altra parte (quella che non era coperta dalle vecchie regole) continua ad avvalersi dell’intervento dello Stato e delle Regioni, grazie al finanziamento della Cig in deroga, per di più in contesti produttivi (piccole imprese, studi professionali, ecc.) dove è difficile il controllo e sono facili gli abusi? Da tempo la soluzione è stata indicata nello sviluppo del “bilateralismo” e della sussidiarietà. La legge Fornero del 2012 ha assunto tale problematica in modo organico e in una prospettiva di stabilità. Ma in Italia, non c’è niente che sia destinato ad essere più duraturo delle soluzioni provvisorie.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

One Response to “La cassa integrazione in deroga è insostenibile. Servono bilateralismo e sussidiarietà”

  1. enzo51 scrive:

    Articolo molto tecnico e in qualità di tecnico,avendo letto la disamina della legge Fornero relativa sia alla normativa sulle pensioni – che ha spiazzato migliaia di persone prossime al traguardo- sia alla ristrutturazione del nuovo welfare,alcune domande son d’obbligo:

    1)- Persone che avendo avuto fallita l’azienda e dopo il percorso che la legge impone e cioè- un anno di C.i.g. fallimentare più anni quattro di mobilità non finalizzata alla pensione rimangono senza nessuna assistenza economica,come sono inquadrati?

    2) – Precluso qualsiasi nuova opportunità di lavoro in quanto le stesse mediamente hanno 56 anni con punte di 60 e oltre,quali possibilità hanno di poter sfamare le famiglie essendo gli stessi,all’attualità,già da 14 mesi(qualcuna da 24) senza aver percepito nessun tipo di entrata economica da parte dello Stato?

    3) – Non si è nè cassaintegrati nè esodati se per “esodati” si intendono solo quelli che ,avendo trattato l’uscita dal lavoro per poter accedere alla pensione dopo la mobilità,si sono trovati spiazzati dalla nuova normativa,tutti quelli che si trovano nelle condizioni del punto 1 e 2 come devono comportarsi? Vanno a fare la “spesa proletaria” nei supermercati o si devono dedicare alla “nobile arte” della grassazione per poter sopravvivere?

    Poichè queste persone ,per dignità,non vanno a pietire alla Caritas e non intendono delinquere per sopravvivere con le loro famiglie,Dott.Cazzola ,è gradito un suo intervento nelle sedi deputate e una eventuale spiegazione di come fare per portare soldi a casa almeno per il soddisfo dei bisogni primari.

    Tenga conto,Dott.Cazzola, che già siamo “morti socialmente” non potendo pagare nessuna tassa nè eventuali interventi di natura sanitaria:spero che qualcuno non intenda anche farci”morire biologicamente”.

    Ma è una soddisfazione che non daremo a nessuno.

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