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Facebook continua a crescere, ma ancora non ha trovato la sua “idea di fondo”

Oltre 1,1 miliardi di utenti: se fosse un Stato, duellerebbe con Cina e India come Paese più popoloso del mondo. Parliamo di Facebook, che segna un nuovo record al rialzo nel primo trimestre 2013, dimostrando come la sua decisione di puntare sugli smartphone fosse, tutto sommato, azzeccata.

In base alle cifre riportate dal Sole 24 Ore, i ricavi dell’azienda rispetto al primo trimestre 2012 sono saliti del 38% (1,46 miliardi di dollari contro 1,06 miliardi), mentre il parco utenti di “Big F” è aumentato del 23%. Cifre leggermente sopra le aspettative, che permettono di allontanare per un bel po’ le nubi e che sono valsi un bel rimbalzo in borsa (+4% ieri). Come detto, è stata la decisione di sbarcare in forze sui nuovi telefonini ad aver pagato: circa il 30% del fatturato dell’ultimo trimestre proviene dalla pubblicità visualizzata sugli smartphone.

Certo, la crescita pubblicitaria ha portato anche qualche problema: negli ultimi mesi, sempre più utenti si sono lamentati della loro invasività, aiutata dal fatto che le app su tablet e smartphone per nascondere le pubblicità non sono ancora molto diffuse. Lamentele che stavano per trasformarsi in vera e propria disaffezione. Per questo, proprio ieri Facebook ha annunciato che sarà possibile nascondere gli spot.

Non sembrano buone nemmeno le reazioni riguardo Facebook Home, il sistema lanciato un mese fa per sostituire la schermata iniziale del proprio smartphone Android con quella del social network. Si può dire che l’esperimento sia ormai fallito: Taylor Soper di Geekwire ci ha messo, a sua detta, solo 30 secondi per disinstallare l’app.

Un vero e proprio problema per l’azienda di Menlo Park, che puntava proprio su Facebook Home per fronteggiare il rallentamento in corso della piattaforma: secondo i dati di Socialbakers, “Big F” avrebbe perso 6 milioni di utenti negli Stati Uniti e 1,4 milioni nel Regno Unito negli ultimi tre mesi. Gli utenti risultano comunque complessivamente in crescita rispetto a 12 mesi fa, ci sono ancora molti mercati da sfruttare (l’Italia continua a mostrare una tendenza all’aumento, così come le molto più interessanti India e Brasile) e il calo potrebbe essere dovuto anche a una “ripulitura” dei dati.

Questo rallentamento resta comunque un segnale da non sottovalutare, anche perché Facebook non sembra ancora aver messo a fuoco la sua raison d’être. Circa un anno fa notavamo come il social network avesse inizialmente dimostrato “una fenomenale capacità di attrarre outsider di qualità, garantendo loro l’accesso a una platea di decine di milioni di consumatori/utenti sparsi per il mondo“, ma di non aver colpevolmente puntato su questo per crescere.

Il potenziale c’è ancora e i dati annunciati da Sheryl Sandberg, CEO di Facebook, lo confermano: circa il 40% delle app che spopolano sulle piattaforme Apple e Android sfruttano il social network per promuoversi. La priorità sembra però ancora essere la pubblicità, che avrebbe in teoria ancora spazio per svilupparsi nella controllata Instagram – se non fosse che la comunità mantiene una sua autonomia da Facebook e che non sembra ben orientata ad accoglierla.

C’è un altro, grande ambito su cui “Big F” sta puntando, ma che sarà difficile da gestire: quello dei “big data”, ossia quella quantità abnorme di dati sugli spostamenti, sulle preferenze, perfino sugli stati d’umore che a migliaia riversiamo ogni giorno sul social network. Soprattutto quelli provenienti da tablet e smartphone generano l’interesse della piattaforma, dal momento che non sono ancora stati studiati a fondo. Il problema è che, con molta probabilità, questi dati verranno utilizzati per calibrare meglio l’offerta pubblicitaria per i singoli utenti. La lezione, a quanto pare, ancora non è stata colta.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

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