Enrico Letta in tour: un premier che offre la sua competenza, non avendo potenza

– E’ a suo agio nei confronti internazionali, è a suo agio con le lingue straniere e la politica economica, è un convinto sostenitore di una maggiore integrazione politica del Vecchio Continente. Enrico Letta ha offerto a Merkel, Hollande e Barroso l’immagine di un leader di nuova generazione, un “nativo europeo”. Insomma, a Berlino, Parigi e Bruxelles il premier italiano ha mostrato la sua competenza, non avendo al momento potenza.

Letta sa che il suo governo è debole e camminerà su un campo minato: l’instabilità della sua maggioranza – vuoi per la difficile coabitazione tra Pd e PdL, vuoi per le complicate dinamiche intrapartitiche – è osservabile ad occhio nudo anche al di là delle Alpi. La natura grossekoalitionista del nuovo esecutivo non è una garanzia di forza come fu per il primo governo della cancelliera, perché non c’è in Italia un centrodestra popolare o liberale che interpreti il ruolo di polo rigorista e perché il Partito democratico è oggi acefalo: c’è nelle cancellerie europee la sensazione che i cani da guardia restino i “tecnici”, ieri Mario Monti ed oggi Fabrizio Saccomanni. Preoccupano le condizioni economiche generali dell’economia italiana, perchè la produttività non aumenterà per decreto o grazie all’abolizione dell’Imu, mentre ogni tentativo di riduzione della pressione fiscale viene interpretato dagli analisti internazionali come un tentativo di allentare il rigore dei conti, probabilmente perchè non si considera probabile o credibile un’azione di contenimento radicale della spesa pubblica e di abbattimento dello stock di debito. Si ha la sensazione che il sistema del credito italiano sia ormai tanto vischioso che nemmeno il taglio dei tassi d’interesse deciso ieri dalla Bce possa produrre effetti concreti per le imprese e le famiglie.

Il vertice berlinese e quello parigino hanno avuto un minimo comune denominatore, la buona disposizione degli interlocutori nei confronti del nuovo premier, ma alcune differenze sostanziali. Francois Hollande vede in Enrico Letta un possibile alleato “anti-rigorista”, mentre Angela Merkel spera l’esatto contrario. Intanto, a giugno la Commissione europea dovrebbe archiviare la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. E’ una non-notizia, nel senso che la non-archiviazione sarebbe stata una sorpresa nefasta. Non cambia nulla, dunque, né si può seguire l’interpretazione un po’ caricaturale che a volte una parte della stampa italiana suole offrire, quella dell’Italia che “va in Europa per ricevere un aiuto. Con la cura fiscale cui ci siamo sottoposti durante il governo Monti abbiamo evitato di morire, ma ci siamo fortemente debilitati. Grazie a quegli sforzi, Letta non è stato accolto dai partner europei come un appestato contagioso, ma come un compagno di strada convalescente a cui si dice: “Beh, ora torna a casa e mettiti in forma, se vuoi riprendere a viaggiare con noi. It’s up to you, tocca a te”. E’ curioso poi che a darci una incoraggiante pacca sulla spalla sia anche la Francia, che tanto bene non sta.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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