Il Cav. gioca da solo. Nessuno sfida Berlusconi sul fisco, per questo la demagogia anti-Imu è vincente

– Si è discusso molto in questi giorni, anche su Libertiamo, su quali siano le scelte più pragmatiche ed efficienti in materia di politica fiscale e su quali tasse sia più urgente operare una riduzione, se ci si pone l’obiettivo di riportare il paese sulla strada della crescita economica. Siamo in molti a ritenere che le priorità che Silvio Berlusconi ed il PDL stanno portando all’attenzione del nuovo esecutivo non siano quelle giuste e che invece il governo debba concentrare i propri sforzi di riduzione della pressione fiscale sul terreno della tassazione dell’impresa, del lavoro e del commercio.

Purtroppo il nostro dibattito è almeno in parte viziato da un wishful thinking, dall’idea che siano attualmente in campo due diverse opzioni politiche per affrontare la questione fiscale.Da un lato la strategia populista di Berlusconi che ricerca il consenso promettendo di tagliare le tasse odiate perché “visibili” – quelle per cui il cittadino medio mette “fisicamente” mano al portafoglio – ma non si fa problemi se intanto aumentano imposte meno visibili e persino più dannose per la vita economica del paese e il bilancio delle famiglie. Dall’altro lato, una strategia onesta e concreta, che punta a ridurre le tasse che più direttamente inibiscono la crescita – come IRAP, IRPEF e IVA – e che al tempo stesso si propone di “coprire” gli sconti fiscali attraverso una vera riduzione della spesa pubblica.

Ci illudiamo che queste due opzioni siano parimenti a disposizione della compagine di governo e che quindi il Presidente del Consiglio sia almeno nelle condizioni potenziali di esprimere una scelta politica vigorosa nella direzione che riteniamo più utile. Ebbene, la triste realtà è che se esiste perfettamente la prima opzione, non esiste affatto la seconda – o meglio esiste solamente nella penna di qualche opinionista. Nei fatti la seconda opzione non è in campo, perché nessuna forza politica ha il coraggio di farla propria.

In occasione della formazione del governo il PDL ha fatto le barricate sulla questione dell’IMU prima casa. Che cosa hanno fatto, invece gli altri partiti? Forse il PD ha posto come pregiudiziale l’abbassamento della tassazione sul reddito da lavoro? Forse Scelta Civica ha minacciato di non entrare nel governo se non si fosse abolita l’IRAP? La situazione è chiara: l’unico partito che almeno nominalmente si batte per meno tasse resta il PDL. Le forze politiche del centro e del centro-sinistra nemmeno ci provano; sembra proprio che non ce l’abbiano nelle corde.

Oggi il PDL passa all’incasso, in termini di immagine, della sua strategia sulla tassazione della casa, mentre gli altri partiti non hanno niente da offrire, come visione o proposta politica, su nessun altro fronte che possa interessare i contribuenti. Paradossalmente persino quando si pensa all’IRAP o all’IRPEF, restano comunque più radicate nell’immaginario le chiacchiere di Berlusconi  sulle “due aliquote”, o le campagne forziste contro l’Imposta RAPina,  piuttosto che qualsiasi proposta in merito possa mai essere venuta dal PD, da Monti o da Casini.

In queste condizioni non importa nemmeno se l’IMU sulla prima casa, alla fine, sarà abolita o meno. E se sarà abolita, non importa se si tratterà di una vera riduzione della pressione fiscale o se la copertura sarà trovata attraverso altre imposte ed accise. Comunque vada, Berlusconi ha vinto anche questa volta, perché anche stavolta ha imposto lui i termini del dibattito sul fisco. Lui è quello che difende i contribuenti contro la predazione fiscale, gli altri sono quelli che difendono le tasse.
 È questo il messaggio che passa e quello che è drammatico è che nessuno sembra avere le argomentazioni, la credibilità e probabilmente nemmeno l’interesse per provare a confutarlo.

Se si desidera costruire un’alternativa politica al berlusconismo, è necessaria una determinazione a contendere al Cavaliere la battaglia antifisco e ciò passa, naturalmente, dal riconoscimento della dignità e dell’importanza delle rivendicazioni del popolo dei tassati. Sottovalutare o snobbare tali istanze vuol dire garantire ancora a lungo a Silvio Berlusconi ed al PDL una forte posizione di rendita.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

5 Responses to “Il Cav. gioca da solo. Nessuno sfida Berlusconi sul fisco, per questo la demagogia anti-Imu è vincente”

  1. Lorenzo scrive:

    Bravo

  2. Livio Schnur scrive:

    Mi sento di dissentire quasi totalmente ….non sull’antifisco, ovviamente, ma sul fatto che l’antifisco sia il primo dei problemi ….la chiave di volta, quella vera (secondo me) è l’efficienza della macchina statale …quasi nulla, allo stato attuale. Non sono i costi che ci opprimono, ma la totale mancanza di risultati rispetto ai costi.
    Una “macchina” efficiente renderebbe meno “fastidioso” il carico fiscale, in prima istanza, e lo ridurrebbe progressivamente negli anni. Naturalmente non è risultato che si possa raggiungere in una legislatura o due ma …….sino a che non si inizia!!!

  3. elenasofia scrive:

    Quella che lei chiama una strategia onesta e concreta (“che punta a ridurre le tasse che più direttamente inibiscono la crescita – come IRAP, IRPEF e IVA “)in realtà è solo una presa di posizione niente affatto convinta, un escamotage per mettere i paletti tra le ruote a Berlusconi, perché l’anima profonda della sinistra è tassare, tassare, tassare, non avendo ancora capito che le risorse di uno stato derivano dalla produttività. Infatti cosa propongono per superare la crisi della disoccupzione? Non aiutare le imprese abolendo l’articolo 18, ma prolungare la cassa integrazione, aumentare i salari minimi, ecc. ecc., cioè spendere, spendere in modo improduttivo, cioè tassare, cioè impoverire …

  4. marcello scrive:

    Te pensi che i salari debbano restare bassi, che chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese debba fare ancora più sacrifici, ma chi ha tanti soldi da potersi comprare un appartamento lussuoso invece non debba contribuire a far riprendere l’Italia?

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] un esorcismo. O forse una controproposta altrettanto comunicabile e chiara sul fisco, come suggeriva Marco Faraci qualche giorno fa su Libertiamo. Una controproposta che sappia ridefinire l’ordine delle […]