Perchè è sbagliato diventare i difensori dell’IMU

– In questi giorni, nell’area liberale, ha destato un qualche scandalo la posizione di Carlo Stagnaro, esponente dell’Istituto Bruno Leoni e tra i fondatori di Fare per Fermare il Declino, sul tema del possibile taglio dell’IMU.

Stagnaro, dalle colonne del Foglio, ha sostenuto che sarebbe un errore smantellare l’IMU sulla prima casa, proposta che invece è uno dei cavalli di battaglia di Berlusconi e del PDL.

La pubblicazione dell’articolo è stata seguita, in rete, da un certo numero di commenti polemici da parte di coloro che ritengono che l’opposizione all’IMU debba essere parte integrante della battaglia contro la predazione fiscale.

Il ragionamento di merito che fa Carlo Stagnaro è, in realtà, in gran parte condivisibile. Fermo restando l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale, l’IMU non è certo l’unica tassa su cui si può agire, anzi potrebbe essere molto più efficiente mettere mano all’IRAP o all’IRPEF, cioè ad imposte che incidono di più sulla capacità del nostro paese di produrre ricchezza.

Nei fatti, sono il reddito da lavoro ed il reddito da impresa ad essere oggetto attualmente di un’imposizione fiscale significativamente superiore a quella di altri paesi europei e questa situazione pone il nostro paese in condizioni di evidente svantaggio competitivo.

Quindi, stringi stringi, Stagnaro ha ragione. Tuttavia, ugualmente, la sensazione è che un errore nel suo articolo ci sia e che risieda sul piano della comunicazione.

Nei fatti il concetto si sarebbe potuto far passare, più attrattivamente, in termini “negativi”, ad esempio uscendo con “Un appello a Letta: priorità assoluta abolizione IRAP”. Parlare invece di ragioni liberiste per preservare l’IMU sulla prima casa” assume i contorni di un sostegno positivo all’IMU e quindi si trova a determinare conseguenze di immagine molto diverse.

Anche se, nei fatti, si sta dicendo la stessa cosa, il messaggio culturale che viene veicolato risulta molto diverso ed in politica non contano solamente il merito dei provvedimenti, ma anche il tipo di impostazione culturale che si riesce a fare avanzare.

Ronald Reagan e Margaret Thatcher, ad esempio, non sono stati quelli che sono stati semplicemente per quello che hanno fatto, ma anche – forse soprattutto – per quello che hanno rappresentato, a livello di visione e di narrazione, e per quello che hanno portato al liberalismo dal punto di vista della battaglia delle idee.

Uno dei limiti di Fare per Fermare il Declino, fino a questo momento, è proprio quello di aver veicolato il suo messaggio programmatico in termini culturalmente troppo asettici, quando probabilmente sarebbe molto più efficace far leva sui valori e sulle suggestioni care a quella parte di  elettorato che poteva essere più sensibile alle sue proposte,

Il ragionamento che IRAP e IRPEF vanno tagliati prima e più dell’IMU è sacrosanto, ma un conto è se – dal punto di vista della comunicazione – l’enfasi è nella difesa dei produttori e nella “liberazione” del lavoro e dell’impresa, un conto è invece se la percezione che si dà all’opinione pubblica è quella di stare riecheggiando le posizioni di sinistra secondo cui i soldi vanno presi laddove ci sono e quindi è giusto colpire il patrimonio.

Fare politica liberale è complicato. Non si è genericamente centristi, non si è genericamente “third way”, non basta mixare in maniera “efficiente” elementi di intervento pubblico e di libertà economica. Serve invece mantenere un profilo idealmente coerente con una determinata visione del rapporto tra lo Stato e gli individui.

E’ chiaro che questo non può significare pretendere “tutto e subito”, ma ugualmente la propria credibilità di lungo periodo dipende dalla capacità di non contraddire nei singoli passaggi l’obiettivo a cui si tende.

La campagna politica dunque va modulata, sulla base delle priorità e delle urgenze, focalizzandosi in modo particolare su alcuni temi e magari, all’estremo opposto, evitando strategicamente di parlare di altri.

Quello però che può fare molto male è fare nostra, per ragioni di realismo, una posizione che non ci può appartenere.

Tanto per fare un paragone, consideriamo la situazione di un attivista per i diritti dei gay che intenda promuovere il riconoscimento del matrimonio omosessuale, ma che allo stesso tempo consideri che sia politicamente prematuro mettere in campo anche la questione di adozioni e che farlo possa inficiare la raggiungibilità del primo obiettivo.

Si troverà, evidentemente, ad articolare una posizione di compromesso, ma i termini con cui ciò può essere fatto sono importanti almeno quanto la posizione stessa. Un conto, in effetti, sarebbe se l’attivista in questione ponesse l’enfasi  sul perché serve riconoscere subito le nozze gay, nel qual caso la sua posizione uscirebbe chiaramente come gay-friendly – tutt’altro conto sarebbe se, invece, per colmo di tatticismo, esponesse le “buone ragioni per preservare il divieto delle adozioni gay”; nel secondo caso, evidentemente, si troverebbe a far scaturire un messaggio molto diverso e finirebbe probabilmente crocifisso (e con qualche ragione) dalla propria constituency di riferimento.

E’ chiaro che se vogliamo davvero contendere con efficacia il voto berlusconiano, dobbiamo fare molta attenzione al nostro modo di comunicare. Non può passare il concetto che ci sono tasse che difendiamo o di cui non auspichiamo la diminuzione, se non altro perché si tratta di una posizione troppo facilmente strumentalizzabile da chi può permettersi di dirsi contro le tasse da megafoni che non sono alla nostra portata.

Non dobbiamo trovarci sulla difensiva e sentirci chiedere perché sosteniamo l’IMU. Semmai dobbiamo passare all’offensiva ed essere noi a chiedere a Berlusconi ed ad Alfano perché difendono l’IRAP o l’IRPEF a questi livelli di aliquota.

Insomma, nessun facile assist a politici il cui liberalismo è molto meno sincero del nostro.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

3 Responses to “Perchè è sbagliato diventare i difensori dell’IMU”

  1. creonte scrive:

    purtroppo sono in pochi a capirlo….

  2. lodovico scrive:

    Con Monti si è cercato di modificare le prime interpretazioni che si davano alla capacità contributiva passando dal reddito ai beni.
    Gli effetti non sono stati particolarmente esaltanti: quel poco che si è ottenuto per le auto, per le barche, per il settore prezioso ed orologeria non sono esaltanti…….da lei mi aspettavo un accenno su questo problema; certo eludere la casa è più difficile ma se il tributo rientra nelle competenze del Comune una tassa progressiva a favore del comune da parte dei suoi cittadini, o una tassa sui consumi, potrebbe esser presa da lei in considerazione?.

  3. marcello scrive:

    I soldi vanno presi dove sono o invece va bene impoverire per l’ennesima volta chi già ha dato in questi 10 anni? E’ un fatto di civiltà diminuire le disuguaglianze arrivate a un livello indecente.

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