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Napolitano bis. L’Italia è di fatto presidenziale, la sua Costituzione non ancora

La tempesta è finita. Una delle fasi più confuse della storia repubblicana si è conclusa e non senza ripercussioni politiche. Il Pd è uscito con le ossa completamente rotte: il partito che aveva dato dimostrazione qualche mese fa che la democrazia interna (anche se con alcuni deficit nel caso specifico) può fare solo bene alla vita di un soggetto politico, si è sciolto come un ghiacciolo sotto il sole estivo. Troppe divisioni, una strategia politica fallimentare e nessuna progettazione per il futuro. Il M5S è riuscito a far appiattire sulle proprie posizioni radicali Sel, trovando una convergenza con Vendola che potrebbe dar vita a qualcosa in un futuro non troppo remoto. Il Pdl ne esce rinforzato: è l’ennesima vittoria di Berlusconi, che è stato capace di sfruttare senza fatica alcuna gli errori grossolani dei democratici.

Dunque si è arrivati alla rielezione di Giorgio Napolitano, caso unico fino ad ora, che ha messo fine alla lunga agonia del Pd, era forse uno degli obiettivi non dichiarati del Pdl e che ha fatto urlare al golpe Beppe Grillo, rassomigliante sempre più ad un Masaniello demagogo, il cui obiettivo è quello di agitare la popolazione in nome di una democrazia violata – a proposito di questo occorre ricordare che la nostra è una Repubblica parlamentare, di conseguenza il Capo dello Stato viene eletto dai parlamentari; ergo non è stata violata alcuna democrazia, anche perché quello che il movimento pentastellato chiama “popolo” è un gruppo di 48.282 persone e che non può essere il denominato “popolo italiano”.

Il discorso di Napolitano è stato come quello di un padre responsabile, ma duro con i figli che non maturano. In verità con la rielezione di Napolitano abbiamo assistito alla nascita del presidenzialismo italiano. Le parole dell’inquilino del Quirinale sono state forti, tanto quanto forte sarà questa presidenza della Repubblica. Non ha risparmiato colpi nei confronti dei grillini, del Pdl e del Pd e intelligentemente ha posto il Parlamento di fronte ad un bivio: o si fanno le riforme o si sciolgono le Camere. Una presa di posizione forte, che di fatto mette all’angolo tutte le forze politiche rappresentate a Montecitorio e a Palazzo Madama; le stesse forze politiche che oggi o domani non potranno più spendere parole per cercare di giustificare le riforme mancate e i fallimenti politici.

In tutto questo trambusto, vi è una sola certezza: sul colle più alto di Roma c’è una figura politica di alto profilo, l’ultimo degli statisti secondo chi scrive, che non permetterà ad un Parlamento irresponsabile di spostare ancor più avanti il tempo delle riforme .
Il presidenzialismo è di fatto in vigore, deve essere “solo” costituzionalizzato.


Autore: Marco Mitrugno

Nato a Mesagne (Br) nel 1992. Appassionato di basket, calcio, storia, politica e giornalismo. Attualmente collabora con Il Patto Sociale.

One Response to “Napolitano bis. L’Italia è di fatto presidenziale, la sua Costituzione non ancora”

  1. creonte scrive:

    a mio avviso non c’è nulla di costituzionalizzato, esssendo radicalmente diverso un incarico a elezione diretta rispetto a quella attuale

    inioltre, più che di repubblica presidenziale, parlerei di monarchia parlamentare elettiva.

    per inciso, ma le intercettazioni che coinvolgono in amniera diretta i premier degli altri presidenti sono cassati per principio? il prediendete è un “congfessore” della nazione? agisce con riservatezza come i servizi segreti?

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