Napolitano dà una seconda chance ai partiti

di LUCIO SCUDIERO – E’ stato un discorso solenne, intenso, drammatico.  Di un uomo forte ma stanco, evidentemente stanco, la cui commozione raccontava, probabilmente, due sfere.

Quella privata del nonno, o del padre, a cui l’irresolutezza di figli e nipoti ha negato il diritto alla vecchiaia e al riposo, costretto a sopportare la fatica di responsabilità non sue, condannato a  campare e morire da uomo di Stato, anzichè da individuo, da un secondo mandato che non voleva e che non ci voleva.

Poi c’è la sfera pubblica, quella dell’uomo di Stato simpatetico con il mood di un Paese  smarrito e sfilacciato, ferito e arrabbiato, a cui però il fermo sentimento di Napolitano non ha mai lasciato chances nè di autocompatimento nè di autoindulgenza, per usare l’ammonimento rivolto dallo stesso presidente al Parlamento in seduta comune.

Perchè non c’è autoindulgenza ascrivibile ai rappresentanti, per quanto indegni essi possano essere, che non sia ipso facto ascritta ai rappresentati che li hanno sistematicamente delegati.

E benchè il Capo dello Stato non abbia risparmiato nessuna delle forze politiche parlamentari, il passaggio dedicato alla contrapposizione tra piazza e Istituzioni è risuonato particolarmente chiaro, e ha messo in guardia dal pericolo di una deriva qualunquista che neppure coloro che potrebbero apparentemente avvantaggiarsene riuscirebbero a controllare.

Eppure, per quanto alte e nobili le parole del presidente, e per quanto fragorosi e appassionati gli applausi di un Parlamento che sembrava dissociato da sé, la soluzione del governo alla crisi di nervi delle forze politiche è tutt’altro che scontata.

Non è la prima volta che Napolitano offre una via d’uscita che il sistema politico italiano è incapace di imboccare.  Già nel novembre 2011, con l’operazione che portò al governo dei tecnici, egli aveva offerto alle forze parlamentari la finestra di un anno per autoriformarsi e ricostruire il rapporto con il Paese su basi di responsabilità e rispetto reciproco.  Ciò che ne ha ottenuto in cambio è stato il rifiuto populista della compromissione con gli affari del governo in carica, e una campagna elettorale consumata sull’Imu e sul chi la sparava più grossa e più lontana dalla cruda realtà.

Di fronte alla reiterata e conclamata irresponsabilità dei vecchi e nuovi partiti, lo scioglimento non è un deterrente sufficiente. Le eventuali dimissioni del Capo dello Stato lo sarebbero, ma considerate le conseguenze devastanti e l’alto senso istituzionale di Giorgio Napolitano probabilmente sono una minaccia falsa.

E tuttavia  spero che nessuno osi provarne la forza fino in fondo.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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