Il prossimo governo sarà politico solo se le riforme non le pagheranno i contribuenti

La svolta di cui l’Italia ha davvero bisogno è di natura fiscale. Il fallimento conclamato del sistema politico degli ultimi venti anni – che ieri il presidente Napolitano ha spiattellato in faccia ai partiti, tra applausi surreali – è dato anzitutto dalla incapacità di qualsiasi governo abbia retto le redini della Repubblica di compiere scelte non “accrescitive”, che non si risolvessero cioè nel pagamento a piè di lista da parte degli italiani, ma in una ricomposizione e in una riduzione della spesa pubblica.

Dal prelievo forzoso sui conti correnti del 1992 (Amato) alla super-IMU del 2011 (Monti), passando per l’euro-tassa (Prodi-Ciampi) e le maggiorazioni dell’IVA (Berlusconi-Tremonti), i principali protagonisti del governo del Paese hanno finito volenti o nolenti per scaricare sui contribuenti il costo della sopravvivenza dello Stato italiano. E oggi, tale pratica continua ad essere la regola: siamo a 68 giorni dall’aumento di un ulteriore punto percentuale dell’imposta sul valore aggiunto.

Si sono tagliate spese a botte di miliardi di euro ogni anno, ma nessuno ha mai concretamente spiegato agli italiani che una riduzione dei costi di natura corrente rispetto alla legislazione vigente è spesso solo un “minor aumento”, non già un ridimensionamento delle pretesi della macchina pubblica. Dal 2001 in poi, il combinato disposto della svolta “regionalista” della nostra Costituzione e delle modalità con cui questa è stata interpretata dalle classi dirigenti locali, ha fatto sì che i risparmi ottenuti grazie all’ingresso dell’Italia nella moneta unica europea (in termini di minori interessi sul debito) siano finiti pressoché direttamente a gonfiare la spesa regionale, trasformando i capoluoghi di regione in autentiche cloache partitocratiche. La Repubblica italiana ha costantemente speso di più e tassato di più. Oggi ci troviamo in una paradossale condizione di “virtuosità”, con un avanzo primario (la differenza tra entrate e uscite correnti) invidiabile rispetto a quello degli altri partner continentali, ma che contribuisce a strozzare l’economia italiana e a inibire ogni possibilità di ripresa. Stiamo bruciando patrimonio privato, siamo come un nobile decaduto, senza reddito, che ogni giorno vende all’asta un pezzo della sua argenteria di famiglia.

Chiunque siederà a Palazzo Chigi nelle prossime settimane, se e quando un governo prenderà forma, avrà davanti a sé un unico vero bivio: la politica fiscale. Il resto – gli interventi sui famigerati costi della politica, il finanziamento pubblico ai partiti e bla bla bla – rischia di essere solo uno spettacolo pirotecnico per i gonzi. Il nodo sono le spese e le tasse, maledette.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “Il prossimo governo sarà politico solo se le riforme non le pagheranno i contribuenti”

  1. Lorenzo scrive:

    Piercamillo, a mio avviso sottovaluti l’efficacia e la necessita’ “dello spettacolo pirotecnico per i gonzi”.
    Ridurre i costi della politica non significa solamente ridurre gli stipendi dei politici (su cui possiamo discuterne, perlomeno per chi vive di questo e a questo dedica la maggior parte del suo tempo) ma anche e soprattutto aumentarne la produttivita’. Accorpare i piccoli comuni, abolire le comunita’ montane e/o le province, tagliare pure qualche regione, dimezzare il numero dei parlamentari (magari anche quelli europei) e abolire il bicameralismo perfetto e’ necessario per rendere il processo decisionale piu’ efficiente. Senza di questo voglio vedere chi e come tagliera’ le spese e fara’ la politica fiscale che auspichi.
    Credo che gli interventi sui costi della politica non siano in contraddizione, ma anzi che farebbero felici sia te che i gonzi come me…..:-)

  2. creonte scrive:

    in qualche modo si è sempre legiferata in questo mezzo secolo… non è che *magari* doveremmo invece cominciare a cambiare classe dirigente? e semmai DOPO fare delle riforme?

    inoltre sono assolutamente pro-provincia… se c’è qualcosa di poco efficace e addirittura antistorico è la regione

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