Categorized | Capitale umano

“Compro oro”. Gli italiani vendono i loro ricordi per sopravvivere

Avevamo una riserva aurifera popolare e familiare imponente, nelle casseforti, negli armadi e nei cassetti delle case italiane. La stiamo destinando alle fonderie. Il tirare a campare impone anche questo. Monetizzare, prima di tutto.

È la rivoluzione che il Paese reale ha avviato da tempo. L’unica, finora. L’oro da bene-rifugio si trasforma in ancora di salvezza. Invece di investire o conservare in tempi di incertezza, si vende in periodi di crisi. Gli italiani riscoprono l’antica “arte di arrangiarsi”. Quella fotografata dal rapporto Censis 2012: dall’orto “fai da te” alla bicicletta che sostituisce l’auto, i sistemi si moltiplicano. Almeno 300mila le famiglie che hanno venduto mobili e opere d’arte. Sono invece circa 2,7 milioni gli italiani che coltivano ortaggi e verdura da consumare ogni giorno. Circa 11 milioni quelli che si preparano i cibi a casa. Il 62,8% degli italiani ha ridotto gli spostamenti in auto e scooter. Con un incremento incredibile nell’ultimo biennio delle biciclette, più di 3,5 milioni.

Un vero e proprio fenomeno sociale è diventato quello dei “Compro oro”, “Occasioni d’oro”, “Ritiro oro”, “Massime valutazioni”, “Pagamento in contanti”. Sono oltre 8 mila i negozi sparsi ormai ovunque nel Paese che ritirano gioielli, orologi e metalli. Secondo il Rapporto del Censis, negli ultimi due anni, sono due milioni e mezzo le famiglie italiane che vi hanno fatto ricorso. Scrutando tra i numeri, approfondendo le storie differenti, ci si accorge che non sempre, non per tutti, la necessità è il motivo principale del ricorso al “Compro oro” di turno. Insomma ci sono anche quelli che lo fanno per motivi che con la sopravvivenza non hanno nulla a che fare. Si barattano vecchi gioielli anche per una vacanza, che altrimenti sarebbe irraggiungibile, resterebbe un sogno.

Certo è che le quantità di oro “ritirate” sono consistenti. Nel 2011, oltre 116 tonnellate. Una quantità enorme. Per avere una proporzione, negli anni Ottanta e Novanta l’Italia trasformava in gioielli oltre 300 tonnellate d’oro. Più della metà andavano in esportazione. Significa che nel nostro Paese si acquistavano una media di 100-150 tonnellate d’oro in forma di anelli, orecchini, bracciali e collane. Nel 2011 gli italiani hanno rivenduto una quantità d’oro pari a quella che negli anni Novanta hanno acquistato. Flusso capovolto.

A questo quadro d’insieme è necessario aggiungere un ulteriore elemento: l’illegalità che circonda, inquinandolo, questo fenomeno. Riciclaggio, frodi fiscali, infiltrazioni criminali e ricettazione i reati più frequenti. Punto di partenza. I “compro oro” che si affacciano sulle vie delle nostre città sono senza legge. Lavorano in base a norme piene di vuoti. Nonostante il giro d’affari, superiore ai 10 miliardi, necessiterebbe di una giurisdizione certa. Se si vende una catenina il negoziante ha l’obbligo di chiedere i documenti e tenere il gioiello in deposito per 10 giorni. Segnalandolo su un registro, senza foto. Poi può cederlo.

Per avere un’idea meno vaga della questione è sufficiente far riferimento ai dati noti per Milano. I “compro oro” sono 216. Nel 2012, la polizia ne ha controllati 42, riscontrando irregolarità varie in 26. Da Milano a Roma, dove su 211 licenze date dalla questura di Roma, 69 erano cambi di proprietà. In un sospetto giro di nuovi titolari. D’altra parte i “compro oro” hanno mutato in questi ultimi anni il loro ruolo, le loro funzioni. Prima della grande crisi i gioielli acquistati dai pochi esercizi commerciali specifici rimanevano in commercio e venivano quasi tutti rivenduti come usati. Oggi invece il 90% finisce in fonderia. Nel 2002 i nuovi gioielli lavorati con oro riciclato erano il 9%. Oggi si è raggiunto almeno il 45%.

L’oro si è trasformato in un salvagente. Così la rivendita dell’oro usato per l’Italia è diventata una questione di macroeconomia a tutti gli effetti, ma non garantita da un quadro di leggi e regole adeguate. Insomma un altro settore del Paese reale al quale la politica non sembra in grado di “stare dietro”.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

One Response to ““Compro oro”. Gli italiani vendono i loro ricordi per sopravvivere”

  1. ciao … diciamo che questi negozi “compro oro” sono nati sulla disgrazia della gente. le persone hanno bisogno di monetizzare e l’unico modo che riescono a trovare è quello di vendere gioielli in oro, gioielli in argento, gioielli pietre dure che hanno costruito la loro memoria di ricordi e di amori.

    non ho parole !!!!!

Trackbacks/Pingbacks