La burocrazia è la lobby che frena lo sviluppo economico e politico

– Poche cose al mondo sono piu’ disastrose dell’intraprendere una guerra, calda o fredda non importa, avendo gia’ la consapevolezza di averla perduta. Tale è l’offensiva che dal Vecchio Continente, ma non solo, (vedi “Legge sull’Indigenizzazione e la Responsabilizzazione Economica”  introdotta dal dittatore africano Mugabe) , è stata sventatamente lanciata contro il “quantistico” universo delle multinazionali, degli investitori internazionali, dei benestanti expats, delle rampanti nuove economie.

I tentativi di sottomettere a rigide logiche statuali localistiche, “indigene”,  questo sfuggente universo stanno miseramente fallendo una dopo l’altra. Basti osservare lo smacco di Cipro. Il recente saggio pubblicato dall’Ocse ed intitolato “Base Erosion and Profit Shifting“, destinato a rappresentare la più avanzata strategia degli Stati per costringere le multinazionali a pagare più tasse, mettendole alla gogna rispetto alle piccole e medie aziende che non sono in grado di “eludere”, legalmente con strategie di transfer pricing, mi sembra sia stato un vero e proprio flop, come da acuta analisi di Marco Faraci su Libertiamo.

Il rapporto Ocse è oltretutto particolarmente irritante. Infatti è stato ripreso strumentalmente per aizzare una campagna d’odio dei piccoli e medi imprenditori e professionisti verso il “nemico” del capitalismo “senza volto” delle grandi multinazionali e dei grandi finanzieri internazionali. In tal modo, in una sorta di spaventosa “sindrome di Stoccolma” di massa le vittime delle caste statuali che stanno distruggendo l’economia del Vecchio Continente vengono lanciate allo sbaraglio contro i “nemici”. Così i privilegi castali possono continuare a prosperare indisturbati. Cosa ne è degli “Stati Uniti d’Europa”, ad esempio? Sono forse stati bloccati dalle lobbies delle multinazionali o più verosimilmente dalle potentissime lobbies delle caste dei “quiriti” italiane e dei loro omologhi europei?

In Italia  il problema è la nomenclatura inossidabile ed autoreferenziata degli alti funzionari della Pubblica Amministrazione, corollario degli innumerevoli organismi elettivi che prosperano con i soldi dei contribuenti. Nomenclatura all’ombra della quale sono prosperati da svariati decenni milioni di “clientes”, più di un milione di persone che vivono di ed intorno alla politica, a cui aggiungerei anche i cosiddetti baby pensionati, che della cattiva politica sono uno dei sottoprodotti peggiori e più costosi per la collettività.

Quanti di coloro che fanno parte della nomenclatura dovrebbero andare a casa dall’oggi al domani se veramente nascessero gli “Stati Uniti d’Europa”?  A Roma hanno calcolato un risparmio di circa 20 milioni di euro  dall’accorpamento di alcuni municipi, pensate cosa significherebbe un accorpamento dei vari parlamenti nazionali in uno unico, europeo.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

One Response to “La burocrazia è la lobby che frena lo sviluppo economico e politico”

  1. Edoardo Buso scrive:

    condivido in pieno,grazie per questo bell’articolo

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