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Ma alla fine, questo “rapporto con la base” che cos’è?

Parla a nome suo, certo, ma poi a nome di chi parla?

Sono venute meno le triangolazioni: leader, partito, base… tutto questo non c’è più. Tempi duri per la politica. Il leader politico oggi è un segno senza referente, una espressione di qualcosa che non si sa cosa sia e che forse nemmeno lo ha espresso. Un capo di un esercito né oggettivo, né tangibile, ma potenziale, come gli eserciti ai tempi del medioevo o del ‘400/’500. Eserciti che ci sono e non ci sono, eserciti su carta.

Dov’è il rapporto con la base? Cosa è la base? Esiste ancora una base? Nelle elezioni regionali del Lazio influentissimi rappresentanti, se non capi, di categorie sociali sono stati fischionamente trombati con un misero raccolto di poche centinaia di voti. Una volta i calcoli elettorali si facevano così: “io rappresento 5000 iscritti, ti porto i loro voti più quelli delle loro famiglie, fanno 20.000, poi muovendoci sul territorio arriviamo a 50.000, questa è la mia dote”, erano forme e formulari di basi politiche. Ma se di questi voti potenziali, che una volta arrivavano davvero, poi, oggi, ne arriveranno solo 600, cosa significa?

Poi si parla a nome dei partiti. Tranne in pochi casi. Il portavoce dei grillini alla Camera – o meglio, il portavoce del portavoce presso i deputati del gruppo e quindi portavoce del gruppo a nome del portavoce presso gli elettori, in poche parole quello che una volta si definiva commissario politico ma senza valori individuali – in una intervista espone le idee del partito che non c’è, per poi chiosare “ovviamente non parlo a nome del movimento, queste sono mie considerazioni. Il movimento è un “non partito”, certo, questo a livello di comunicazione semiotica. In pratica, poche balle, è un partito che si riallaccia perfettamente alla tradizione per partiti/movimento storicamente contingenti, a struttura verticistico-piramidale.

E qual è la sua base? Un’esponente del movimento ha affermato che alle quirinarie ha votato la base; allora capiamoci, è mai possibile che la base di un partito votato alle politiche da 8.689.458 italiani, abbia una base fatta da meno di cinquantamila votanti? In termini geometrici e come dire che un grattacielo di 200 piani si poggia su di un pilastro di 50 cm. Come risolvere l’identità della base del movimento? Con il solito teorema sulla contemporaneità, ossia, identità fluttuante. Che non è riducibile né ad una forma, né ad una immagine statica. È, insomma, tra sinistra/non sinistra, destra/non destra, essere/non essere, ideale/reale.

Questa logica nubiforme e dinamica, riguarda solo il Movimento 5 stelle? Casini parla e parlava a nome dei cattolici che poi non lo hanno votato, e quindi erano una virtualità. Il Vaticano sposta i voti, si diceva e si dice, ma poi è facile dimostrare che il voto cattolico è ormai talmente eterogeneo da non essere più considerabile né un voto identitario, né un voto di appartenenza, ma solo e semplicemente un voto irrisolvibilmente proteiforme. Il voto cattolico ha smesso di metaforizzare un’idea di organismo unicellulare, per, finalmente, metaforizzare la logiche culturalmente molecolari della nostra società.

Monti parla da statista, in nome di lineamenti culturali chiari, ma i suoi elettori potenziali o non sono in grado di comprendere che sta parlando di loro, o non si è in grado di comunicarglielo per bene. Berlusconi parla a nome di un elettorato che, per una buona fetta, non lo voterebbe più, vorrebbe non votarlo, e che continua a votarlo solo in virtù degli errori degli altri partiti, della non capacità di comunicare dei competitor credibili, della totale assenza di altri reali competitor (o della non capacità di comunicare di quelli in corsa).

Berlusconi dietro di sé non ha un elettorato, ma una modalità psico-antropologica degli italiani. Molti hanno chiesto a Bersani ed a Monti di uniformarsi anche loro a questo immaginario, ma loro non lo hanno fatto. Non hanno voluto e non hanno potuto in virtù della loro propria coscienza ma soprattutto della loro propria psicologia comportamentale che gli impedisce di rincorrere “il sentimento generale”. Moralmente hanno fatto bene. Ma gli viene imputata una sorta di sterilità popolare. Meglio vincere facendo l’imbonitore che perdere in nome della coerenza, dicono alcuni… Bene, ma a che prezzo?

Cosa è la base oggi? Non sono gli iscritti, non sono le categorie sociali, non sono le generazioni, non sono i sessi, non sono le religioni, accidenti. Come riuscire, allora, a sentirne le istanze, i desideri, le pulsioni, i progetti, le speranze, le aspettative? Bersani ragiona e agisce in nome di un partito e di un elettorato che gli si rivolta e gli trama contro. Ma allora: a nome di chi parla? Poi Vendola, la sua spiritualizzante visione sociale, tocca le corde inconsce del martirio politico, e non può vedere la larga fetta despiritualizzata della sua ex base, che se ne va da Grillo. E che passa dal profeta buono al profeta cattivo. Da chi promette la passione a chi promette la vendetta. Gli oggetti del mercato politico sono i sentimenti.

Poi arriva chi dice: “voi siete vecchi, immobili e poi, ovviamente “io ho dei figli” (come se fosse un merito), “quando li vedo mi interrogo sul loro futuro” (ma va), “non lo faccio per il potere, ma per cambiare il paese”. Ok, ora però, mica citerà Martin Luther King, sì lo cita, e ovviamente dice: “io ho un sogno”. Ma questo l’ha capita lunga. Non fa riferimento ad una base che non c’è, ma ad un immaginario. Il sogno. Il “ce la faremo attraverso un sentimento”, una idea, una energia. Ecco la base “né né”, ecco di nuovo sinistra/non sinistra, destra/non destra, essere/non essere, ideale/reale.

Questa è l’unica base possibile nella contemporaneità sociale e politica. Chi un tempo andava in montagna ad acchiappar le nuvole era considerato un pazzo, ma pazzo non era, era un poeta. Chi oggi va sulle montagne ad acchiappar le nuvole, non è un pazzo, non è un poeta, ma è un politico che ha capito che la base non è alle sue spalle, non è davanti ai suoi occhi, ma nell’entropico immaginario della psiche popolare. Nuvole in viaggio, complessità irriducibili alle sintesi, alla ricerca dell’unica identità ancora monolitica: il sogno della salvezza. Quanto tempo è passato da quando Orwell scriveva: “I pensatori della politica si dividono in due categorie: gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango“.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

4 Responses to “Ma alla fine, questo “rapporto con la base” che cos’è?”

  1. Paolo scrive:

    Ma come prof….ti scandalizzi per i 50000 che hanno votato ale quirinarie? Dici che sono pochi rispetto agli oltre 8 milioni di voti che ha ricevuto il M5S? Io non direi….a parte il fatto che quelli erano gli iscritti al 31/12/2013, e ti assicuro che sono molto cresciuti, anche se alle quirinarie…quelli iscritti nel 2013, non hanno potuto votare…credo che agli altri partiti solamente, servano iscritti con numero maggiore, proprio per far fronte ad i loro elefantiaci apparati…come farebbero a spendere tutto quel popò di rimborsi elettorai che ricevono, se fossero di meno? E poi: Il M5S, nasce dal web, e proprio per questo ha un apparato molto più snello e più “veloce”, che non ha certo bisogno di chiamare tutti a raduno per dover prendere qualsiasi decisione…La propria base, in questo caso…è una base contattabile e consultabile nel giro di poche ore, in rete. Ovviamente non disdegnano incontri reali per confrontarsi tra loro, ma non c’è alcun bisogno di scomodare intricati apparati di partito, per poter prendere ugualmente delle decisioni….Se ne facciamo una questione di numeri…dimmi allora come è possibile che 60 milioni di italiani, facciano capo a soli 900 rappresentanti in parlamento, che tra l’altro, tutti vogliono ridurre a circa 600….Boh…è un mistero.
    Con affetto immutato…
    Paolo

  2. Paolo scrive:

    Ti ricordo che il PD, ha circa 600000 iscritti, ma dentro ci sono anche i giovani del PD, circa 60000 e gli iscritti nelle circoscrizioni estere…altri 10000 circa. Vedrai che aumenteranno parecchio anche quelli del M5S.

  3. Akhenaton scrive:

    La base oggi cos’è? Bella domanda…
    La formula della politica oggi è questa: la base (simpatizzanti e militanti) moltiplicato per l’altezza (la distanza dei politici dai propri elettori) diviso due (poli) = l’area del triangolo perverso della politica italiana, che tutto è tranne che una forma perfetta, purtroppo (per noi).
    Al di là delle battute l’acchiappanuvole è uno che Orwell ben lo conosce tanto che usa una semplice ‘neolingua’ ultracomprensibile quanto ultravuota. Quanta strada dalle ‘convergenze parallele’della prima Repubblica all”Io ho un sogno’ di Matteo il Magnifico, ma sempre di nulla si tratta. Anche nel sogno.
    Akenhaton

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