Anche le lobby sul Secondo Emendamento sono democrazia. L’ipocrisia liberal di Obama

Non è bastata la determinazione di Obama per fare approvare la riforma sul controllo dell’acquisto e della detenzione di armi da fuoco. L’accordo bipartisan al Senato non ha retto, e così i voti necessari per la riforma del Secondo Emendamento si sono rivelati insufficienti. “Oggi è una giornata vergognosa per Washington. E’ stata bocciata una misura di buon senso”. Il presidente Obama non ci sta: accusa la lobby dei produttori d’armi e quei repubblicani che non hanno mantenuto i patti per cercarne l’appoggio elettorale.

A parlare è lo stesso Obama che con le lobby delle assicurazioni sanitarie, dell’automotive e dei produttori di pannelli solari e pale eoliche ha stretto rapporti finalizzati al reciproco interesse, economico ed elettorale. Le lobby che scendono a patti con l’oppositore politico e che ostacolano la realizzazione della propria agenda di governo sono sempre – guarda caso – le più spietate nemiche del bene comune.

In fin dei conti, è la fallacia dell’ideologia liberal, che pretende di stilare una scala di valori degli interessi organizzati che sarebbe più morale e legittimo difendere. E’ – come lo definiva Buchanan – l’ideale romanzato di democrazia, come se nel sistema democratico rappresentativo la legittimità di un interesse si misurasse con la supposta moralità dei suoi intenti e non con la forza brutale dei numeri, voto su voto.

E così, uno dei cavalli di battaglia dell’amministrazione Obama cade sotto i colpi di quello stesso lobbismo che ha spalancato le porte della Casa Bianca al senatore dell’Illinois, senza che questi – con un atto di fair play – ammetta che, in un modo o nell’altro, anche il voto di oggi sia stato espressione legittima e democratica della volontà di un gruppo d’interesse che ha saputo affermarsi con la forza dei numeri meglio dei suoi oppositori.

Coloro che strumentalizzano esplosioni, attentati e stragi al fine di massimizzare il consenso intorno ad un punto dell’agenda politica e coloro che, al contrario, esasperano la difesa del Secondo Emendamento per ammiccare ai produttori d’armi rappresentano due facce della stessa medaglia, due volti perfettamente speculari dell’essenza della democrazia rappresentativa, in cui ogni interesse trova spazio e legittimazione. Purtroppo, però, per la vulgata populista convinta di risolvere tutti i problemi di un’America sull’orlo di una crisi di nervi imponendo norme più severe sul porto d’armi, ai primi spetta il titolo di buoni, ai secondi la fama di cattivi.

È questo, in fondo, il più grande demerito politico del presidente Obama, anche più della riforma sanitaria e delle disastrose politiche fiscali e di bilancio: aver reso il dibattito politico americano più manicheo e – in un certo senso – mediterraneo, importando la retorica della divisione secca del mondo in buoni e cattivi, bianco e nero privi di sfumature, nella culla del pluralismo e della pari considerazione di ogni interesse di cui parte della società si fa promotrice.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

11 Responses to “Anche le lobby sul Secondo Emendamento sono democrazia. L’ipocrisia liberal di Obama”

  1. Parla come Mangi scrive:

    Solo i bottegari possono equiparare i valori umani con dei meri interessi di bottega misurandoli con dei numeri.
    Seguendo il suo ragionamento sei i cretini diventano la maggioranza (numerica) diventiamo tutti cretini democraticamente??
    Forse qualche studio umanistico la potrebbe aiutare a comprendere che i valori non si misurano e non sono quotati nella borsa dei consensi.
    Neanche Cristo si è sacrificato per satana. La differenza tra buoni e cattivi esiste eccome ed è tra coloro che rispettano i valori universali della convivenza senza prevaricare con i propri interessi il prossimo e chi non la rispetta.
    Questo è il limite del liberismo che crede di essere libero non rendendosi conto che le stesse regole fisiologiche condizionano e ne dettano il pensiero.
    Questo è il vero degrado della democrazia ma in primis della libertà.
    Un po di studio di materie umanistiche non farebbe male.

  2. creonte scrive:

    esiste ciò che è manifestatamente giusto e che sai che è una scelta inevitabile per il progresso di una civiltà umana.
    e non è mai troppo presto per cominicare, altrimenti anche le tortura cinesi del ling chin è “manichea” e “liberal”

  3. elenasofia scrive:

    Infatti negli Stati Uniti Obama è considerato da molti un comunista (oltre che un musulmano)-

  4. Edoardo Buso scrive:

    l’articolo non mi pare incitare alla guerra,semmai fa notare delle contraddizioni che altri non fanno notare.
    I liberisti sono i primi ad essere contro ogni guerra,in quanto il concetto di esercito di nazionalismo e patriottismo sono tutti concetti base di ideologie anti-liberali,il liberista non si trova in sintonia con uno stato che ha su di esso il potere di vita e di morte e di azione,cioè di mandarlo a morire per una causa o “Verità” stabilita da una classe al potere sia esso statale o commerciale.Quindi stiamo attenti alle tendenze da stato etico,che vorrebbero imporre il bene (certo la non violenza va sempre difesa da parte di uno stato democratico) perseguitando il male già a partire dal pensiero espresso.Se cosi fosse cadremmo nel paternalismo da quattro soldi e da operetta che vorrebbe vietare pure i film horror…è la parola vietare con azione impositiva la fine della democrazia,basta pensare che l’Italia sta diventando ogni giorno sempre più bigotta rispetto agli altri paesi europei e occidentali in particolare per quanto riguarda lo stile rieducativo che da qualche anno prende piede che vorrebbe (penso alle carceri)rieducare è il caso di dirlo torturando,visto le violazioni da più parti richiamate dalla corte europea ai diritti umani nelle carceri italiane….

  5. creonte scrive:

    non è questione di paternalismo, ma del fatto che linbert del singolo intacca quello della collettività.

    in Italia esenza il permesso della questura per motivi eccezionali, un comune cittadino non può girare armato:è paternalismo anche questo?

  6. marcello scrive:

    Mi piacerebbe sapere perché la riforma sanitaria è considerata una cosa negativa. Sulla salute non si deve speculare, è una delle cose che ritengo giusto sia pubblica. Invece, anche in Italia ormai, anche le prestazioni pubbliche si pagano quasi tutte e quelle private alcune hanno il costo di 5-10 stipendi. Non ritengo sia una cosa che può essere lasciata così. Anche la libera iniziativa va regolata.

  7. marcello scrive:

    Il fatto è che anche l’economia è una scienza umana e ci sono diverse teorie. Basta non usare quella sbagliata.

  8. Andrea B. scrive:

    Gira che ti rigira siamo sempre a quel punto: a chi piace il formicaio e senza di quello non potrebbe vivere, vuole sempre limitare la libertà dell’individuo e se qualcuno obietta ecco tirare fuori il feticcio della “collettività”, amato in egual misura da comunisti e fascisti.

    In Italia serve il nulla osta della Questura per poter praticare parapendio e deltaplano (per richiederlo devi dichiarare di non essere stato condannato a pene detentive di più di tre anni, di non essere stato dichiarato delinquente naturale, di aver provveduto-se soggetto obbligato- all’educazione elementare dei fanciulli, di non essere stato condannato per reati violenti o di resistenza all’autorità, ne devi essere disertore… vedi per la precisione gli artt.11,12 e 43 del REGIO DECRETO 773 DEL 1931)
    Se non è paternalismo questo…

  9. Andrea B. scrive:

    Infatti ad avere “regolato” la sanità siamo arrivati alle situazione di cui sopra: attese di settimane se non mesi per gli esami; appena appena la patologia inizia ad essere “non banale” i pazienti sono lasciati alla mercè di percorsi sanitari non chiari e non seguiti passo passo; pagamento praticamente per quasi tutte le prestazioni sanitarie. Fatte salve le “conoscenze” alle Asl, che se poi non sono tanto profonde portano inevitabilmente alle mance ed ai regalini.
    Provare per credere: una banale ecografia evidenzia due macchioline sospette ed inizia la kermesse di medici di base che non sanno fare altro che riempire fogli di richiesta, prenotazioni a “numeri verdi” che fanno perdere mattinate, visita allo specialista che ti manda in un altro ospedale della provincia(“perché mica abbiamo tutte le attrezzature qui”) a fare altri esami, da li ti prende in mano un altro referente che non si trova quasi mai…
    Non dico di privatizzare tutto ma far convivere(nettamente separati)sanità pubblica e privata dovrebbe essere uno stimolo per ambedue i sistemi… però se si mantiene la sanità pubblica in uno stato di inattaccabilità non c’è niente da fare: se per un esame importante invece di pochi giorni ci vogliono settimane se non mesi e niente accade ai responsabili di tale situazione, il privato avrà sempre buon gioco ad alzare il prezzo per poterlo fare da lui. La Sanità per i ricchi la stiamo iniziando ad avere già.
    Manteniamoci in salute, va…

  10. creonte scrive:

    Andrea : pubblico e privato già inciuciano nella sanità… inciuciano è il termine politoco per “fare cartello”.

    per quanto riguarda la sanità, amnche l’uso delle armi, ricordiamo che siamo nell’ambito dei diritti totalitari, non ammettono pressioni di lobby

  11. Andrea B. scrive:

    Definizione di “diritti totalitari”, grazie …

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