Matrimonio egualitario: anche in Nuova Zelanda i diritti non sono un bene scarso

La Nuova Zelanda ha dato il via libera definitivo al matrimonio egualitario. In terza e ultima lettura il Marriage Equality Bill è stato approvato a larga maggioranza e ora attende di essere “promulgato” attraverso l’assenso reale. Immediate le manifestazioni di giubilo di centinaia di sostenitori dei diritti gay che hanno definito l’accaduto una pietra miliare per l’uguaglianza.

Nonostante la forte opposizione della lobby cristiana, alcuni sondaggi di opinione hanno rilevato che circa il 70% dei neozelandesi sosteneva la riforma e i parlamentari erano stati autorizzati ad un voto di coscienza. La riforma ha ricevuto inoltre l’appoggio del primo ministro conservatore John Key, che precedentemente aveva votato contro le unioni civili legalizzate nel 2005, sia quello  del leader dell’opposizione Phil Mercer.

La Nuova Zelanda va ad aggiungersi agli altri paesi nei quali il matrimonio gay è legale: Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Portogallo, Canada, Sudafrica, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Argentina, Uruguay, nonché parti degli Stati Uniti e Città del Messico. Il Senato francese ha approvato un disegno di legge che legalizza il matrimonio omosessuale, aprendo la strada per farlo diventare legge entro la fine dell’anno. In Slovenia invece è in discussione un progetto di legge presentato dal governo di centrosinistra, e lo stesso fermento si registra anche nella cattolicissima Irlanda.

Dopo la decisa presa di posizione da parte di Barack Obama, che ha chiesto alla Corte Suprema USA una dichiarazione di incostituzionalità per il Marriage Act che limita il matrimonio alle sole coppie formate da un uomo e una donna, in modo da rendere il matrimonio egualitario automaticamente legale in tutti gli Stati Uniti, e a seguito della volontà del Premier britannico David Cameron che, in quanto conservatore e sostenitore del valore della famiglia, ha deciso di estendere il matrimonio anche alle famiglie omosessuali, eliminando anche quella che risulta essere una pura differenza formale, terminologica, tra le coppie eterosessuali sposate e quelle omosessuali unite dalla Civil Partnership, l’Italia resta sempre più fanalino di coda anche per quanto riguarda i diritti delle coppie omosessuali. Se infatti in altri paesi si discute sull’apertura o meno del matrimonio alle coppie gay, queste sono comunque da tempo riconosciute, tutelate e disciplinate per legge, fino all’equiparazione alle coppie sposate come nel caso britannico.

Non è certo un caso che il Presidente della Corte Costituzionale, nella sua relazione annuale davanti alle alte cariche dello Stato, abbia rimarcato l’esigenza di riconoscere giuridicamente le coppie omosessuali anche in Italia, tirando le orecchie al legislatore colpevole di aver disatteso gli inviti rivolti dalla Consulta in più occasioni. Alla vigilia dell’elezione del Presidente della Repubblica, non sarebbe male auspicare che al Quirinale salga un uomo o una donna capace di essere, per la prima volta e significativamente, il Presidente di tutti gli italiani. I diritti non sono un bene scarso e attribuirne di più a qualcuno non vuol dire toglierli ad altri.


Autore: Riccardo Lo Monaco

Ha studiato giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Cagliari. Liberale e libertario, attivo nel campo della tutela ambientale, della libertà religiosa e dei diritti civili. E' tra i promotori di ZeroPositivo.

4 Responses to “Matrimonio egualitario: anche in Nuova Zelanda i diritti non sono un bene scarso”

  1. mirko scrive:

    Non capisco, sembra un articolo tratto da Repubblica. Ma non era questo un sito conservatore che fa propri i principi del “diritto naturale”?

  2. Luca Martinelli scrive:

    Lei è sicuro di non aver sbagliato sito?

  3. Timesurfer scrive:

    Il “diritto naturale” esiste solo nelle teste di chi non sa cos’è la legge della giungla, l’unico “diritto naturale” esistente nella realtà.

    Il resto è invenzione religiosa.

  4. lodovico scrive:

    Non ho mai capito i motivi per cui lo stato si è appropriato del matrimonio religioso. Se lo stato è laico ovvero riconosce e rispetta la volontà ed i diritti delle persone potrebbe con una dichiarazione degli interessati costituire una “famiglia di fatto” senza ricorrere a forme come il matrimonio . Basta istituire negli uffici comunali uno sportello e con autocertificazione si diventa una coppia o una tripletta di fatto (famiglia allargata). Avremo finalmente uno stato fatto di individui non da divorziati,separati,annullati etc.

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