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Non solo le bombe di Boston minacciano oggi l’America

– Doveva essere una giornata di festa, a Boston. Doveva essere il giorno della Maratona, la più antica del mondo, dopo quella di Atene. Era la corsa nel Giorno dei Patrioti, la celebrazione dell’inizio della Guerra di Indipendenza dalla Gran Bretagna. Nella città in cui avvenne il primo Tea Party, la rivolta non-violenta contro i dazi sul tè, che diede origine alla rivoluzione e all’indipendentismo d’America.

E invece è stata una giornata di tragedia e di lutto. Due bombe in mezzo alla folla. Una terza esplosione alla Biblioteca John Fitzgerald Kennedy. I morti sono tre, fra cui un bambino di otto anni. I feriti sono più di 150, di cui 17 versano in gravissime condizioni. In dieci, fra cui alcuni atleti, resteranno mutilati, la loro vita è stata rovinata. Questa fredda contabilità del terrore nasconde un mistero: chi mai può aver voluto tutto questo? Il mandante del massacro di Boston (nome che riecheggia la sanguinosa repressione britannica del 1770) è tuttora un fantasma ricercato dall’Fbi. Non sono più i soldati britannici a sparare sui cittadini americani, ma qualcun altro. Straniero o americano. Le due ipotesi sono andate avanti per tutta la giornata di ieri, mano nella mano. A meno che non vi siano colpi di scena, rimarrà un mistero anche oggi.

C’è chi punta il dito sulla pista interna. Chi lo pensa, come la rivista Foreign Policy, constata che il giorno e il luogo dell’attentato non sono importanti nell’iconografia islamica. Non è stata colpita una città-simbolo dell’America. Non ci sono immagini di monumenti distrutti del Grande Satana, da mandare in pasto a folle fanatiche di islamisti. Non è stata scelta una data significativa da un punto di vista religioso: ieri non era Pasqua, né Natale, né ricorreva un anniversario (come l’11 settembre: battaglia di Vienna) da celebrare o vendicare. Anche la stessa Maratona di Boston, evento mediatico, è famosa per un americano. All’estero è molto più rinomata e conosciuta quella di New York.

L’attentato era di piccole dimensioni, non era il mega-terrorismo a cui ci avevano abituato i qaedisti. Le bombe non erano ad alto potenziale. Non c’è traccia di terroristi suicidi, che hanno caratterizzato la Jihad da un trentennio a questa parte. Si arriva a ipotizzare la pista interna più per queste esclusioni che non per indizi positivi. Se non nella scelta della data, che è più importante per un cittadino americano: il Giorno dei Patrioti, che coincide anche con il maledetto (da tutti i contribuenti) “Tax Day” in cui si devono completare le dichiarazioni dei redditi.

Ma la pista jihadista non è affatto da escludere. Il generale in pensione Michael Hayden, ex direttore della Cia, non lo esclude. Constatando come proprio le caratteristiche del “piccolo” attentato siano analoghe ai vari tentativi sventati di attacchi terroristici pianificati dalle cellule di Al Qaeda nello Yemen e nel Pakistan negli ultimi anni. Di fatto, secondo Hayden, la grande rete del terrore, una volta orfana di Bin Laden e di gran parte dei suoi capi storici, non sarebbe più in grado di condurre attentati di mega-terrorismo, ma starebbe ripiegando su azioni più semplici da organizzare. Che, proprio in forza della loro semplicità, sono ancor meno prevedibili. E’ dunque stata scelta una città che non è super-protetta, un evento che non attira l’attenzione delle forze di sicurezza, sono stati impiegati mezzi rudimentali, bombe che potevano essere contenute in un semplice zaino in mezzo alla folla.

Ma, in ogni caso, l’attentato è stato compiuto platealmente di fronte a centinaia di telecamere, videocamere e fotocamere, in modo da ottenere ugualmente l’effetto del mega-terrorismo mediatico. L’unico uomo trattenuto e interrogato dalla polizia, poi, è un arabo saudita, ferito dall’esplosione ed entrato subito nella rosa dei principali sospetti. Chiunque sia stato, l’unica cosa certa è l’incertezza (e scusate il gioco di parole) che questo attentato ha immediatamente creato. L’aeroporto di Boston è stato chiuso al traffico. La città di New York presidiata. La Guardia Nazionale mobilitata. Wall Street crollata.

E questi sono solo gli effetti di breve termine. Nel lungo termine, oltre ad aspettarci altre misure di sicurezza e controllo (come quelle, già asfissianti, degli aeroporti statunitensi), si rischia di veder aumentati i poteri dell’intelligence sui cittadini statunitensi. Il pericolo non viene “da destra”, come ai tempi del Patriot Act di George W. Bush, ma “dalla sinistra” di Barack Obama. La sua amministrazione ha già reso legale l’uccisione di cittadini americani senza processo, nel caso di un loro coinvolgimento in attività terroristiche. Questo vale soprattutto per gli americani all’estero, inseriti nelle cellule di Al Qaeda. Il caso di Al Awlaki, cittadino statunitense, ucciso da un drone nello Yemen, è lì da vedere. Ma le regole valgono, teoricamente, anche per il suolo americano. John Brennan, nuovo direttore della Cia e il Procuratore Generale (ministro della giustizia) Eric Holder hanno promesso, al Senato, che non impiegheranno droni (“non sono opportuni”, secondo Holder), né la forza militare sul suolo degli Stati Uniti, contro cittadini americani. Ma nessuno ha assicurato che non vi sia licenza di uccidere. Anche se si tratta di assassinare cittadini americani in America, senza processo, dunque sulla base di sospetti.

L’ipotesi che le bombe di Boston siano frutto di terrorismo interno, fa tremare le vene ai polsi anche per questo motivo. Perché i cittadini statunitensi, in futuro, sarebbero potenzialmente molto più esposti a un potere arbitrario, segreto e dotato di licenza d’uccidere. Il terrorismo ha già vinto, sotto questo aspetto. Sta sottraendo libertà a una nazione che, proprio quel giorno, celebrava l’inizio della sua liberazione.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

2 Responses to “Non solo le bombe di Boston minacciano oggi l’America”

  1. creonte scrive:

    a me pare invece che venga dalle destra del paese, e così la pensano i più

  2. Edoardo Buso scrive:

    grazie per l’analisi limpida e coerente.Ti sostengo.

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