Quirinale, il Pd si impunta e si divide. Il giaguaro ringrazia

di DANIELE VENANZI – Soltanto due giorni ci separano dal via alle votazioni per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Pochi giorni ancora – come se cinquanta non fossero già abbastanza – e sapremo quindi cosa ne sarà di questa legislatura. Una rosa di mille nomi: alcuni improbabili, altri decisamente poco auspicabili. Giunti a questo punto, la strategia dei partiti appare piuttosto semplice da decifrare.

Il PD propende per il colpo gobbo: compattarsi intorno alla candidatura di un uomo più che fidato da piazzare al Colle per tentare di percorrere la tortuosa e sciagurata strada del governo di minoranza, o comunque di un governo del Presidente; insomma, qualsiasi cosa, pur di non tornare alle urne con un Renzi sul piede di guerra e un giaguaro che non è affatto smacchiato, ma ha riacquistato la vitalità del puma di un tempo. Così facendo e continuando a impuntarsi sulla strategia seguita fin dal 25 febbraio – né un governo con il Cav., né il ritorno alle urne – il Pd però non si compatta, bensì di spacca in modo drammatico.

Il PdL, dal canto suo, resta a guardare sfregandosi le mani. Da parte del Cavaliere ogni giorno è un’apertura: sembra diventato il campione del pluralismo. Dall’altra parte della barricata – presi come sono con il totopresidente – sembrano non capire che la rimonta al galoppo di Berlusconi è determinata proprio da quel tatticismo immobilista che pochi riescono a digerire.

Tra i due litiganti, c’è l’incognita Quirinarie, di cui avremo i risultati in mattinata. Al momento, però, l’adunata digitale dei rousseauiani 2.0 può generare curiosità, ma il dato politico che fin qui conta è la volontà unanimemente condivisa di fare dell’elezione del Capo dello Stato un campo di scontro politico, in un momento in cui divisione ed incertezza sono le ultime cose di cui il paese e i mercati vorrebbero prendere atto.

Di fatti, la mancanza di un consenso concreto intorno al nome di un candidato comunemente sostenuto non è altro che la dimostrazione della mancanza di volontà di dare vita ad un esecutivo di larghe intese, almeno per il disbrigo degli affari più urgenti. Si finisce così per fare dell’elezione del Capo dello Stato una competizione per portare a casa un trofeo da esporre in bacheca. Continuare ad avanzare la candidatura di personaggi che sembrano essere stati scelti appositamente per generare divisioni – tanto tra le forze politiche, quanto tra gli elettori – non potrà far altro che condurci all’elezione di un presidente certamente più debole di Napolitano e meno legittimato ad assumersi responsabilità e a prendere – eventualmente – decisioni difficili in condizioni estremamente delicate.

L’elezione del presidente della Repubblica per il PD potrebbe essere l’ultima carta da giocare per scongiurare quel ritorno alle urne con cui perderebbe in un colpo solo Palazzo Chigi e la faccia. Il Cavaliere questo lo sa, e il gioco di rimessa fatto di aperture rimaste inascoltate potrebbe più avanti trasformarsi in un pass per la presidenza del Consiglio. Non è certo la migliore tra le prospettive di governo, ma il consenso degli italiani sta già cominciando a riorientarsi verso un cattivo governo piuttosto che il non-governo dei cinquanta giorni e la manifesta inferiorità elettorale degli oppositori del Cav. Il Giaguaro è felino più che mai. E ringrazia.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

4 Responses to “Quirinale, il Pd si impunta e si divide. Il giaguaro ringrazia”

  1. Johann scrive:

    LEGGO: Il consenso degli italiani sta già cominciando a riorientarsi verso un cattivo governo piuttosto che il non-governo dei cinquanta giorni ??
    Beh speriamo di no.
    I Cattivi Governi ci hanno portato dove ora siamo.
    Di Cattivi non ne abbiamo più bisogno.
    Meglio arrangiarsi senza Cattivi Governi.
    Speriamo che questo gli Italiani lo capiscano.
    In caso di prossimo Cattivo Governo saranno ancora FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI A GOGO’, TASSE, IMPOSTE, IMU, MANOVRE CORRETTIVE, ADDIZIONALI COMUNALI, PROVINCIALI, REGIONALI SUL REDDITO, TARES, PRELIEVO FORZOSO SUI CONTI CORRENTI, LIMITE DI UTILIZZO DEL CONTANTE, ANAGRAFICA DEI CONTI CORRENTI, INSOMMA TUTTO L’ARMAMENTARIO CON CUI LOR SIGNORI CI FLAGELLANO QUOTIDIANAMENTE.
    Solo un masochista potrebbe volere ancora tutto questo.
    Quando voterete, se si voterà ancora, abbiate memoria del recente passato e non siate masochisti.

  2. Simone scrive:

    Bravo Daniele!
    Ti seguo da un po’ e devo dire che la lucidità non ti manca nelle analisi.
    Magari avessi avuto alla tua età una simile capacità di lettura della realtà.

  3. Daniele Venanzi scrive:

    Grazie per il complimento, Simone

  4. marcello scrive:

    Esiste anche l’astensione. Uno che ha votato democratico non va a votare Pdl.

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