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La libertà di religione. Una sfida tra diritto dei privati e interesse pubblico europeo

È dato comune alle scienze umane che le categorie elaborate nel corso del XX secolo siano sottoposte a un tale logoramento concettuale da esser divenute largamente inservibili nei loro involucri teorici. Questo processo di modernizzazione, o di crisi teorica, ha coinvolto innanzitutto il diritto e la giurisprudenza; anche per questo, ci è facile ironizzare su quelle parti politiche che pretendono di leggere il diritto sindacale in termini neo-corporativi o di procedere alle riforme costituzionali con la visione di chi si nasconde in un dogmatismo esasperato.

Nel diritto i processi decisionali rispondono, però, a tempi che non combaciano sempre e necessariamente coi tempi entro cui accadono gli avvenimenti sociali: basti pensare al diritto comunitario, che è diritto propriamente “nuovo”, costruito nell’ultimo cinquantennio; c’è chi aizza gli animi invocando l’antieuropeismo e lo sfascio totale delle istituzioni di Bruxelles (dimostrando di ignorare i crescenti obblighi che da lì giungono agli Stati membri) e chi difende senza ragione ogni politica economica che corrisponda a quell’intangibile e abusato paradigma del “modello sociale europeo” – mai propriamente giuridificato.

Il rapporto tra diritti civili e religioni è uno dei laboratori più interessanti per provare ad avvicinare i tempi della trasformazione giuridica a quelli della trasformazione sociale, o almeno in tale direzione muove il bel volume di Macrì, Parisi e Tozzi, “Diritto civile e religioni”, pubblicato per i tipi di Laterza, nel 2013.

Da questo punto di vista, può subito notarsi come il conservatorismo legislativo non sia stato frutto di un autentico indirizzo liberale, semmai strategia prudenziale (a volte cerchiobottista) per mantenere equilibri “politicamente interessati” con le istituzioni ecclesiastiche, senza cimentarsi, se non volta per volta tardivamente, con quelle modificazioni di disciplina che una cultura generale più attenta ai diritti andava suggerendo – obiezione di coscienza, riforma del diritto di famiglia, flessibilizzazione dei flussi migratori da Est e da Sud, riconoscimento del ruolo, a volte propriamente “sussidiario”, dell’associazionismo privato.

Il lavoro ha le basi ben piantate nello specifico, a volte disagevole, contesto giuridico italiano, ma anche prospettive ermeneutiche che lo riconnettono alle sfide epistemologiche del diritto comparato (laddove non sempre le nostre soluzioni ordinamentali appaiono tra le peggiori – anzi, ma se mai vengono adattate, mai potranno sopravvivere a se stesse) e a uno sguardo europeo sulla regolamentazione statale del fenomeno religioso.

In quest’ottica, appare prezioso il contributo elaborativo di uno dei coautori, Valerio Tozzi, nella ricostruzione, anche attenta alle fluttuanti dinamiche parlamentari, di due passaggi fondamentali nella storia della politica ecclesiastica italiana. Il primo è caratterizzato dalla legislazione fascista, nel periodo pre-repubblicano, per cui alla riconosciuta forza del potere esecutivo corrispondeva un’altrettanto interessata e risoluta difesa del “particolarismo romano”, a mezzo della Conciliazione: le basi di questa, si può maliziosamente avanzare, erano forse preparate dalle disposizioni regolamentari sull’esposizione del Crocifisso, che risalgono agli anni Venti e che, quasi un secolo dopo, ci si riproiettano come fonte di un contraddittorio contenzioso amministrativo.

Il secondo passaggio, dove l’analisi di Tozzi sembra erodere gli spazi sedimentati della pubblicistica mainstream, è costituito dalla valutazione critica della lunga stagione primo-repubblicana: non v’è dubbio che, rispetto a certe miserie del tempo presente e a un parlamento ostaggio di veti e proteste a effetto, la si possa legittimamente rimpiangere; ciononostante, almeno nella visione di politica ecclesiastica, le cosiddette “forze laiche” ebbero assai meno slancio e capacità riformatrice del previsto, convalidando, in larghissima maggioranza, la svolta “neo-concordataria” degli Accordi Modificativi del 1984.

Lo spazio giuridico europeo evidenzia pure settori, fecondamente individuati da tutti gli autori che contribuiscono al volume, più di recente interessati a un primo ripensamento o legislativo o giurisprudenziale o, perlomeno, dottrinale (il pluralismo delle agenzie formative, le esigenze di razionalizzazione per la selva di agevolazioni tributarie variamente motivate, la sfida di conciliare governance europea e attuazione insieme plurale e fedele della CEDU) e ciò ci sembra francamente non scindibile da un parallelo ripensamento, quanto alla struttura normativa puntuale del potere esecutivo e di quello legislativo. Il caso dell’Italia appare quanto mai paradigmatico d’un potere che non sa, non vuole, non riesce a, ripensarsi.

Nel solco dei temi individuati dagli autori, infatti, tutti sostanzialmente archiviabili alla voce elastica e inclusivistica degli approcci “law and religions” non solo di marca anglosassone, si consuma l’estinzione dei paradigmi centralisti, a vantaggio di attribuzioni negoziali legittimamente riconosciute ai soggetti privati, manifestandosi, contemporaneamente, una quanto mai utile petizione di principio per una legislazione generale, finalmente improntata al riconoscimento di uno standard minimo e complessivo di tutele, nonché a una chiarezza testuale-espositiva, che sarebbe, questa sì, rivoluzionaria nell’esperienza giuridica del nostro Paese.


Autore: Domenico Bilotti

Nato a Cosenza nel 1985, vive e lavora principalmente a Catanzaro (raro caso di mobilità professionale verso Sud). Dottorando di ricerca in Teoria del Diritto e Ordine Giuridico Europeo, si occupa di diritto ecclesiastico, relazioni tra Stati e Chiese, laicità e bioetica. Suoi saggi, tra gli altri, sono pubblicati su riviste e web-zine come: Euprogress, Diritto & Diritti, LiberalCafé, politicamentecorretto, Stato,Chiese e pluralismo confessionale.

One Response to “La libertà di religione. Una sfida tra diritto dei privati e interesse pubblico europeo”

  1. Valerio Tozzi scrive:

    Grazie per la bella recensione.
    Come vanno le cose a CZ ?
    Saluti
    Valerio Tozzi

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