Il più politico che finì per essere il più tecnico (per ora): Passera e il bilancio del suo lavoro

– Avrebbe meritato un clima politico diverso il portale “Cantiere Crescita“, promosso da Corrado Passera per offrire all’opinione pubblica un bilancio dei 16 mesi di lavoro dei due ministeri che ha diretto, lo Sviluppo Economico e l’Innovazione Tecnologica. Sarebbe importante che l’analisi di quel che è stato fatto e di quel che non è stato fatto (che il ministro non nasconde, per la verità) in tema di crescita, innovazione e sviluppo economico stimolasse un dibattito tra le forze politiche e i protagonisti della vita economica italiana: ci consentirebbe di uscire dalla palude di una discussione intrisa di demagogia e qualunquismo, dove ognuno si auto-assolve dalle proprie responsabilità scaricando le colpe per i problemi del Paese sul costo del caffè della buvette, per dirla con Giorgio Squinzi.

Abbiamo cercato – scrive il ministro nell’introduzione – di non seguire una politica industriale di stampo dirigista. Non è infatti più immaginabile che sia lo Stato a decidere su quali settori o addirittura su quali imprese il Paese debba puntare per irrobustire il suo sistema produttivo. Compito dello Stato è creare le condizioni affinché la competitività delle imprese e del sistema che le circonda possano emergere al meglio (…)“. Ovviamente, non bastano e non sono bastati 16 mesi ad invertire il paradigma dirigista che da decenni in Italia guida le scelte di governo e che trova terreno fertile nella cultura dominante del Paese, e persino tra molti imprenditori, ma la prospettiva di uno Stato non più attore dell’economia ma arbitro e facilitatore, uno Stato che non fa ma che lascia fare, è oggi una necessità, oltre che una virtù, con cui il successore di Passera dovrà fare inevitabilmente i conti.

L’obiettivo del rigore finanziario – raggiunto dal governo Monti con una politica di taglio di spesa e di inasprimento fiscale – ha come una medicina debilitato il paziente (l’economia italiana) e ha certamente ridotto i margini operativi del ministero guidato dall’ex banchiere, che più di tutti ha subito nella sua azione quotidiana il peso e le conseguenze di una crisi economica epocale. La consultazione del bilancio consuntivo presentato nel portale aiuta a formulare un giudizio più concreto sul suo operato. In tema di innovazione tecnologica (da segnalare la recente normativa sul crowdfunding, una forma di finanziamento collettivo per le start up), di trasporti , di promozione delle esportazioni italiane e di valorizzazione della contrattazione di secondo livello, ad esempio, Passera ha mostrato concretezza e incisività, mentre i suoi principali obiettivi mancati sono il credito d’imposta per gli investimenti in innovazione e una più radicale strategia di liberalizzazione. Entrambi i dossier si sono di fatti arenati in Parlamento, di fronte all’opposizione miope delle principali forze parlamentari e alla scelta strategica di Monti e del governo tecnico di non arrivare mai allo scontro frontale con i partiti (considerando la stabilità del governo come un fine in sé, in uno scenario di guerra come quello attuale). Sul fronte dei sussidi alle imprese – rispetto ai quali questa testata si è più volte spesa per una loro abolizione totale, in favore di un abbattimento generalizzato delle imposte – si registra un ridisegno importante degli incentivi del Mise, con l’abrogazione di 43 norme statali dalle quali derivavano sussidi concesso in modo spesso troppo discrezionale ed inefficiente, il recupero di 630 milioni di euro nel 2012 e l’istituzione di un fondo per la crescita sostenibile.

Quello che doveva essere il più politico dei ministri del governo tecnico ha infine scelto di non partecipare alle ultime elezioni: lo avrebbe fatto, se nella famosa riunione di fine dicembre 2012 Monti si fosse convinto della linea di maggiore rottura con il passato che Passera gli proponeva. Non avendolo fatto, il ministro ha scelto di rafforzare e non indebolire il suo profilo operativo negli ultimi mesi a Via Veneto, intensificando il lavoro per l’adozione di decreti attuativi, chiudendo vertenze e tavoli anti-crisi, mostrandosi “tecnico” fino agli ultimi giorni, quelli dedicati ad affrontare la querelle sui debiti commerciali della pubblica amministrazione. Politicamente, ha forse avuto ragione lui?


Autore: Riccardo Lo Monaco

Ha studiato giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Cagliari. Liberale e libertario, attivo nel campo della tutela ambientale, della libertà religiosa e dei diritti civili. E' tra i promotori di ZeroPositivo.

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