– Con il retroscena di Verderami sul Corriere della Sera, relativo al prevedibile disimpegno di Monti dalla guida della sua creatura politica, si confermano tutte le difficoltà e le criticità di Scelta Civica, la cui afasia e irrilevanza politico-parlamentare sono state descritte più che acutamente su queste colonne da Giuliano Cazzola e da Carmelo Palma.  L’accelerazione imposta dalla scelta di Monti (di cui ieri lo stesso Presidente del Consiglio ha parlato a “Che tempo che fa”) rende, se possibile, ancora più urgente la  questione che già era sul tappeto e che si rivela drammaticamente ineludibile: e ora che si fa?

Che ne facciamo cioè dell’impeto riformatore che ha caratterizzato gli esordi del Governo Monti, scuotendo per la prima volta il Paese da decenni di immobilismo consolatorio e di favole luccicanti? Che ne facciamo del gusto e della passione per la cosa pubblica, del civismo attivo e responsabile, della generosità di impegno personale e comunitario che quell’esperienza aveva generato (o ri-generato) in tanti di noi, dopo gli anni bui della politica gossip, della politica postribolo, dell’imbarazzo dell’essere italiani ogni volta che si varcavano i patri confini?  Che ne facciamo delle parole di verità e dei comportamenti di serietà, responsabilità e sobrietà che ci eravamo illusi fossero diventati finalmente la cifra distintiva della nuova politica italiana?

Sono tra quelli – e credo non siano pochi – che non si rassegnano ad archiviare il tutto nel file “speranze disilluse”, travolti dall’eterno ritorno berlusconiano, dalla protesta catartica del “vaffa” generalizzato o dalle ennesime contorsioni identitarie della sinistra italiana. E prendendo sul serio questa volontà di non desistere, avanzo una proposta, anzi un appello.  Non indistinto, ma rivolto ad alcune persone e personalità in carne ed ossa, poiché – come arcinoto – senza le gambe degli uomini le idee non camminano.

Cari Della Vedova, Cazzola, Lanzillotta, Ichino, Mauro, Rao, Galletti, Filippo Rossi – e per ora può bastare – liberatevi dal complesso di Telemaco; smettete di scrutare il mare nell’attesa che il Grande Padre (Monti) o i Piccoli Padri (Casini, Fini, Montezemolo) ritornino e ristabiliscano l’ordine e la giustizia nella polis devastata dall’arroganza e dall’insipienza dei Proci. Prendetelo, quel mare; sfidateli, quei venti e quelle onde. Mettetevi in gioco voi, per primi, chiamando a raccolta tutti coloro che bene o male a questo Grande Progetto Riformatore ci hanno creduto  (e vi hanno votato).

Tocca a voi, non ad altri, l’onere di questa mossa, di questa sfida. Tocca a voi lo sforzo – difficile ma entusiasmante – di dare una forma politica a queste energie civiche che si sono rimesse in moto, rifuggendo dalle scorciatoie improbabili del”partito liquido” o del” partito movimento”. Senza una “forma” – chiara, definita, riconoscibile, originale – la “sostanza” di qualunque progetto evapora nell’iperuranio delle idee e nell’inconsistenza dell’affabulazione. Il tatticismo, le esitazioni, il purismo che hanno prima ritardato e poi azzoppato giusto un anno fa la nascita di un tentativo di questo tipo – quello della Lista per l’Italia – ossia di un’ipotesi inclusiva e ambiziosa per dare una forma organizzata all’esperienza e allo stile montiano, non possono riprodursi. Rispetto ad allora, tutto è più difficile (il vento non è più dalla nostra), ma tutto è anche più facile: perché i Padri ingombranti non ci sono più, consegnati alla storia che ne giudicherà meriti ed errori.

La parabola dell’esperimento “Scelta Civica” ha dimostrato che il nuovismo non paga, che la competenza tecnica può aiutare ma non sostituire la politica, che saper intercettare, rappresentare e guidare “il popolo” non coincide con il numero di master o di pubblicazioni del proprio curriculum. Come ha scritto Carmelo Palma, bisogna “avere la forza di una vera e dissonante differenza. Bisogna essere qualcosa e avere voglia di esserlo, non solo di farsi trovare, all’occorrenza, nella posizione giusta”. Perché la politica è prima di tutto passione vera per il proprio destino e per quello di chi ci sta accanto. Quella che, sono certo, vi anima e che vi chiede a gran voce: “Prendiamo il largo”. Prima che davvero sia troppo tardi, e soprattutto prima che vengano convocati nuovamente i comizi elettorali.