Il “romanzo Quirinale” volge al termine: chi sarà il prossimo Presidente?

di LUCA MARTINELLI – Non c’è verso di uscire dal pantano in cui ci siamo infilati con le elezioni di fine febbraio. Tuttavia, se pochi giorni fa si parlava di accordo raggiunto per una rosa di nomi per il Quirinale – di per sé un fatto positivo ma, come scrivevamo, basato su ragioni sbagliateadesso anche quell’accordo sembra essere saltato.

Siamo anche un po’ stanchi di scrivere che tutto, ancora una volta, ruota intorno a Berlusconi, o per meglio dire intorno ai sentimenti che la sua figura suscita, ma è l’unica conclusione razionale che si può trarre. Dal momento che centro-sinistra, centro-destra e Movimento 5 Stelle si equivalgono in Parlamento, a partire dalla quarta votazione basterà l’accordo fra due di queste forze per decidere chi sarà il prossimo inquilino del Quirinale. Dunque, la domanda che dobbiamo porci è: vincerà la politica dell’appeasement fra centro-destra e centro-sinistra o vinceranno i “falchi” anti-berlusconiani, pronti a discutere con il M5S?

Voci di corridoio parlavano qualche giorno fa di una prevalenza delle colombe. Sarebbero stati fatti i nomi di Franco Marini e di Anna Finocchiaro, pare con quest’ultima favorita (d’altronde, adesso la moda è volere una donna al comando e i nostri partiti, si sa, sono sensibili alle mode). Ieri però è arrivato il “no” di Renzi: l’ex-sindacalista abruzzese non è stato rieletto in Parlamento, dunque la nomina avrebbe un retrogusto di “contentino” per il “trombato eccellente”; quanto all’ex-capogruppo PD al Senato, è ancora troppo vivido il ricordo della foto di lei con la scorta all’Ikea.

La mossa di Renzi appare più come una spallata a Bersani, che non come un vero e proprio tentativo di sabotaggio delle trattative con la destra – trattative che Renzi per primo ha invocato, sebbene per il Governo. Fatto sta che questo “no”, che potrebbe essere ribadito dai parlamentari renziani al momento opportuno, fa pendere adesso la bilancia dalla parte degli “oltranzisti”.

Si riapre così la partita per Romano Prodi, i cui oppositori hanno già ri-tirato fuori la storia della seduta spiritica, avvenuta durante il sequestro Moro, a cui il futuro due volte Presidente del Consiglio partecipò. Inutile dire che fare il nome di Prodi a Berlusconi è come sventolare un fazzoletto rosso davanti agli occhi di un toro. A sostenere il Professore di Bologna però potrebbero essere i grillini, o meglio una parte di loro, dal momento che il suo nome appare nella rosa di 10 personalità indicate dalle “Quirinarie”.

Fra questi, i candidati con le chances più realistiche sono l’ex-Procuratore di Palermo e Torino Giancarlo Caselli, l’ex-Garante per la privacy Stefano Rodotà (accreditato anche per un posto a Palazzo Chigi) e l’ex-giudice della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky. Tre giuristi di chiara fama, che non è detto che il PDL sosterrebbe e che però potrebbero essere votati dai “dissidenti” del M5S.

Il quadro, infatti, si complica se si da ascolto alle voci per cui una pattuglia di senatori a cinque stelle potrebbe staccarsi per “senso di responsabilità” e appoggiare, assieme a PD e Scelta Civica, un Governo guidato da una personalità “alta”. Le prove di questo accordo potrebbero iniziare proprio con l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, a patto che si trovi ovviamente un nome su cui convergere.

In ogni caso, a questo giro non esistono candidati come Carlo Azeglio Ciampi, che fu in grado (nell’ormai lontano 1999) di mettere d’accordo tutti. Di certo la figura di Giuliano Amato non risponde all’identikit: al “Dottor Sottile” non viene perdonato, soprattutto da destra, quel “prelievo notturno” sui conti bancari nel 1992. Stesso discorso vale per Massimo D’Alema, anche se i suoi franchi tiratori sono perlopiù a sinistra.

Forse l’unico nome su cui, in extremis, potrebbe essere raggiunto un accordo è quello di Emma Bonino. Sarebbe un bel compromesso al rialzo, con possibilità di essere gradita da larghe fasce di tutti e tre gli schieramenti principali. In più è una donna, quindi in perfetta sintonia con la “moda” cui abbiamo fatto riferimento prima. È forse per questi motivi che non verrà scelta.

Comunque vada, dalla scelta del prossimo Presidente dipende la vita stessa dei partiti, in primis quella del PD. Se dovesse vincere un candidato di “compromesso” fra Bersani e Berlusconi, aumenterebbero le chances di un Governo di larghe intese che potrebbe portarci a elezioni in autunno. Se dovesse invece vincere la linea dei falchi, sarebbe lecito aspettarsi elezioni subito, la discesa in campo di Renzi e la spaccatura definitiva del PD.

Sta per iniziare insomma una nuova settimana di passione per il nostro Paese, che dovrebbe portare all’ennesima “ultima occasione” per risolvere uno stallo istituzionale che dura da circa due mesi. E che, ne siamo sicuri, non sarà risolto neanche stavolta.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

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