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Non è la legge che inventa le “famiglie gay”

La discussione sui diritti non consente di dividere e forse neppure troppo di distinguere quelli “civili” e quelli “economici”. La libertà umana – che è libera, perché è responsabile delle conseguenze delle scelte liberamente compiute – impone sempre un limite insormontabile, che nei sistemi liberaldemocratici definiamo “costituzionale”, alla legge e alla pretesa del Parlamento di stabilire cosa vada imposto o concesso per il bene dei cittadini. La legge deve, almeno idealmente, costruire le condizioni giuridiche perché la libertà di ognuno possa dispiegarsi secondo il proprio progetto e la vita comune possa giovarsi di quel quotidiano “negoziato” che la nostra libertà intrattiene, a diversi livelli, con quella altrui.

Ho sempre ritenuto paradossale l’idea che difendere la civiltà occidentale e quindi le ragioni civili e culturali della prosperità del mondo libero comportasse irrigidire una piattaforma di valori “non negoziabili” sul piano della morale sessuale, riproduttiva e familiare. Lo specifico dell’Occidente è al contrario legato all’idea che l’innovazione sociale – delle forme di produzione, come dei modelli di vita e di relazione umana – esprima in modo più compiuto e dinamico il senso della nostra “tradizione”. La società libera è sempre una società in cammino. Difendere quindi la “nostra” civiltà opponendosi al riconoscimento giuridico e sociale delle unioni civili tra persone delle stesso sesso è un clamoroso paradosso. Esso è al contrario un “prodotto occidentale”. Il legislatore non “inventa” nuove forme di famiglia, ma ne regola e, per così dire, certifica l’esistenza. Le unioni stabili di persone dello stesso sesso rispondono all’evoluzione spontanea del costume e della cultura civile e rappresentano un “pezzo” di Italia che l’assenza di riconoscimento giuridico priva non solo di garanzie e diritti, ma perfino di dignità sociale.

Sabato, nel corso del Congresso annuale di Certi Diritti, Associazione per la promozione e la tutela dei diritti civili, per la responsabilità e la libertà sessuale delle persone, ricordavo che se c’è una ragione per cui l’Europa resta un punto di riferimento per tante altre popolazioni nel mondo è per il modello esemplare di tolleranza sessuale e di “pluralismo familiare”. Inoltre, continuo a pensare che proprio per la tenuta sul piano dell’economia, del reddito e delle imprese, se c’è un terreno dal quale non ci si può muovere è quello dell’innovazione sociale e civile, dell’inclusività, della tolleranza, della capacità di creare un ambiente dove intelligenza e merito vengano premiati a prescindere, anzi vengono attratti proprio perchè si crea un ambiente consono e ‘safe’ per l’intelligenza e il genio. Se c’è un’area economicamente potentissima nel mondo è la California che, pur essendo il simbolo dell’Occidente, non è esattamente il tempio della “restaurazione” sul piano dei diritti.

Oggi il Presidente della Consulta, Franco Gallo, è intervenuto sul tema del riconoscimento delle unioni omosessuali, riproponendone la perfetta coerenza in termini giuridico-costituzionali. Se questa legislatura proseguirà, penso sarà possibile lavorare in modo trasversale ad una proposta seria e rigorosa per una normativa, basata sugli standard europei, che assicuri un pieno riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, anche tra persone dello stesso sesso.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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